Il vortice Metheny con “From This Place”

Il vortice Metheny con “From This Place”
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Lo scorso febbraio Pat Metheny ha pubblicato il suo nuovo disco From this place a sei anni di distanza da Kin. Per chi non lo conoscesse Pat Metheny è un chitarrista jazz attivo sulla scena da cinquant’anni e negli anni 80, il Pat Metheny Group è stata l’unica formazione di impronta jazz a conoscere il successo da stadio.

Il motivo sta tutto nella musicalità di Metheny che abbraccia diversi stili ed è accessibile a tutti pur avendo soluzioni armoniche non scontate ed un gusto melodico sorprendente. Con questo ultimo disco il chitarrista riprende quelle sonorità ma ampliandole con l’esperienza, una notevole maturità di stile e un’immutata eleganza.

La formazione di supporto

Ad accompagnarlo la formazione che lo ha seguito negli ultimi anni: il pianista Gwilym Simcock che ricorda, nello stile sospeso fra classica e jazz, Lyle Mais, scomparso quest’anno, collaboratore chiave di Metheny con la storica band; la bassista Linda May Han Oh e il batterista Antonio Sanchez.

Il disco si apre con America Undefined, il titolo non lascia dubbi e si riferisce alla situazione politica americana degli ultimi anni. Tredici minuti con diversi movimenti musicali come fossero stati d’animo, di dramma ma anche di speranza, che culminano in un crescendo sostenuto col supporto una sezione orchestrale della Hollywood Studio Orchestra.

Tragedia, rinascita e speranza

E ancora il crescendo da brividi di You Are con Antonio Sanchez che scrive praticamente un trattato musicale creativo di batteria. L’atmosfera sospesa di Same River, i dialoghi magici fra la chitarra synth di Metheny e l’orchestra. Poi i richiami latini di Everything Explained. Arriviamo alla solennità di From this Place, unico brano cantato, eseguito da Meshell Ndegeocello. Sixty-Six ha uno svolgimento che sembra chiudere con una sensazione di speranza e Love May Take Awhile segna la rinascita di un nuovo giorno.

In definitiva il disco From This Place è un’opera dove la musica non è fine a sé stessa è un disco che ha bisogno di ascolti attenti e ci insegna il valore delle note e delle emozioni che riescono a suscitare (vi giuro che a volte ho anche pianto!). Anzi, potrebbe essere la colonna sonora perfetta di questo drammatico momento che stiamo vivendo, con le sue parentesi tragiche ma anche con lo sguardo rivolto ad una rinascita.

a cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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