Luca Guercio, Mescla e i Meganoidi: 4 chiacchiere e un giacciolo

Luca Guercio, Mescla e i Meganoidi: 4 chiacchiere e un giacciolo
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Il 6 marzo è uscito Mescla, il nuovo album dei Meganoidi. Il settimo della loro carriera, per l’esattezza. Un percorso di evoluzione costante, graduale, che ha permesso loro di unire frammenti, intuizioni, idee, stili che hanno portato ogni disco a essere diverso, eppure coerente con i 23 anni di storia meganoide.

La band genovese è l’espressione in musica di quello che ci diceva nostra madre da piccoli: Assaggia. Se non ti piace, non lo mangi. Mescla non è null’altro che il frutto di tutto ciò, un ulteriore tassello che risponde a quella esigenza di superare la barriera del “mi deve non piacere per forza”.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il chitarrista, trombettista, autore e compositore Luca Guercio.Oggi ho già fatto quattro interviste. Sono più richiesto di un virologo”. È stato un po’ come trovarsi tra amici al bar (a un metro di distanza, visto il periodo), ricordando quanto orribili (ma anche dannatamente importanti) fossero i ghiaccioli da piccoli.

Parliamo di cose belle, parliamo di Mescla dei Meganoidi. Iniziamo subito: perché proprio “Mescla” come titolo dell’album e chi è l’autore della copertina? È bellissima!

Mescla è una parola portoghese che significa “miscuglio”, ed è un po’ quello che siamo noi. Siamo un miscuglio di tanti generi che poi fa nascere il genere Meganoidi, dove in ogni disco c’è sempre qualche sfaccettatura in più e qualcosa sempre di diverso.

L’artwork rispecchia proprio questo e sono grato a Massimo Cabuto Repetto, illustratore e grafico genovese bravissimo con cui abbiamo collaborato anche per Delirio Experience. È un illustratore al servizio della musica, si mette sempre in discussione e ha cercato di capire il concetto dell’album.

Ci ha detto: “Secondo me questo disco è un miscuglio delle tante anime e sfaccettature dei Meganoidi”, e ha così creato questo animale che non esiste, frutto di tante influenze e contaminazioni.

Come hai detto tu, avete aggiunto un ulteriore tassello e il risultato ne giova. Da questo punto di vista, come è nato il disco? Siete partiti da zero o avevate già qualche idea, dei provini accantonati precedentemente?

Alcuni pezzi sono nati ex novo, da zero, Esercito In TV per esempio. Condizione invece è un brano che avevo scartato da Delirio Experience: aveva groove e suoni completamente diversi… sembrava un pezzo metal dei Karnivool, davvero aggressiva! Poi, lavorando per questo disco, ho ritrovato per caso questo provino.

Io ho una predisposizione per gli incastri ritmici e per i groove, quindi ho provato a concepirlo in una maniera più funk, più leggero. Quando lo stavo riarrangiando, concependo il ritornello mi sono sentito soddisfatto, mi sono detto “Ah, così mi piace”.

Tanti brani a volte hanno una seconda vita, perché è giusto imparare a guardarli anche da altre angolazioni. Delle volte alcune cose le prendo e le scarto perché, come si dice a Genova, mi fa anguscia, mi fa nausea! Altre cose, invece, hanno magari un incipit, qualcosa di veramente affascinante ed è giusto capire quale è la cosa bella e cosa non ti convince.

Ascolta Mescla qui:
A tal proposito: c’è stato qualche altro brano che avevi pensato inizialmente in un modo, ma che poi è diventato tutt’altra cosa?

Ora È Calmo Il Mare è un pezzo che è nato e morto così, dritto, rock. Stella Cadente, invece, è un brano che all’inizio non riuscivo a mettere a fuoco; sono riuscito a calibrarlo di più durante le registrazioni, soprattutto a livello di suoni. Si compone molto con le sorgenti sonore.

Un tempo la composizione era basata di più sulla tessitura armonica, sull’inserimento del groove, su come inserire gli incastri… Di suono storicamente eravamo un po’ più aridi, ci basavamo sui ruoli cardine di basso, chitarra e così via. Ora le produzioni rock si sono spostate molto anche sull’esigenza di trovare un suono accattivante per la stessa parte.

Per esempio in Accade Di Là di Delirio Experience, io picchio su un barattolo con un martello e una chiave inglese perché mi serviva un suono diverso di percussione che non riuscivo a trovare. Mescla, invece, è un riff dall’inizio alla fine, quindi è rimasto più o meno quello che era nel provino iniziale.

Esercito in TV invece è un pezzo che, pur mantenendo la tessitura armonica perfetta del provino e la linea di voce, abbiamo rinforzato con delle tastiere nel ritornello e con degli arpeggi di chitarra per dare più tensione.

Sono comunque aggiunte funzionali. Esercito in TV è un pezzo “straniante”, a livello di atmosfere e di testo è un po’ più cupo rispetto al resto del disco. Dopo l’esplosione di energia non ti aspetti una chiusura del genere, questo momento di maggiore riflessione, se vogliamo.

Esatto. È una riflessione comunque positiva, consapevole e matura. Metterlo in chiusura dell’album era l’unica cosa che ci è venuta in mente di fare, perché metterlo a metà avrebbe spezzato troppo la tracklist. Abbiamo fatto un po’ come in Outside the Loop, Stupendo Sensation, con Zeta Reticoli.

Abbiamo tenuto alla fine un brano diverso, perché dopo sorrisi, gioie, riflessioni sulla propria infanzia, riflettere anche sulla consapevolezza e sul proprio modo di essere maturi nella società odierna, ti porta a capire quali sono le cose più importanti della vita, ovvero la condivisione con le persone che ami, una propria autenticità e un’apertura verso chi non conosci.

La curiosità, la contaminazione, la voglia di stare insieme è forse l’unico motore per cui vale la pena buttarci tanto carburante.

Per citare Pino Daniele, ogni scarrafone è bello a mamma sua. Ti chiedo: la tua canzone preferita di Mescla? Ti dico la mia: 1982.

Uno dei pezzi che ascolto più volentieri è Persone Nuove, ci sono affezionato. Potrei dirti anche 1982, perché è uno di quei brani che inizialmente io e Davide (Di Muzio, ndA) non eravamo sicuri di metterlo nel disco, sembrava un po’ buttato lì.

Alla fine sto scoprendo, parlando con te e anche con molte altre persone, che è una canzone che molti apprezzano. È incredibile, perché è un pezzo estremamente semplice, di una sincerità disarmate, e quando la sincerità nella sua manifestazione più semplice viene apprezzata, è come una sorta di riconoscimento che fa veramente piacere.

I pezzi che mi piace di più suonare, invece, sono Ora È Calmo Il Mare e Condizione. Alla fine io sono un rockettaro e un funkettone, ahahah!

A me sono rimaste in testa Non Indugio, che forse è il pezzo più funk dell’album, ma in particolare 1982: mi sembra un po’ diversa, per cantato e anche come struttura l’ho ricollegata al repertorio dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Vuoi anche la tematica

Mi fa piacere, perché io adoro i Tre Allegri Ragazzi Morti. Secondo me è vero, in qualche modo può sembrare un loro brano proprio a livello di immediatezza. È un misto tra i TARM e, perché no, i Baustelle. È un genere di scrittura leggermente diverso, in effetti.

Quando io e Davide abbiamo scritto questo pezzo, eravamo lì che stavamo ragionando su un concetto, io avevo già scritto le musiche. Siamo genitori, quindi parliamo anche di quando i bambini imparano, capiscono cosa succede, quando invece si dimostrano stupidi come sassi (risate, ndA).

Ci siamo detti: “Ti ricordi quando eri bambino e per la prima volta in vita tua ti rendi conto che un errore è causa tua?”. Il momento in cui hai la consapevolezza di un errore. È un momento magico della vita secondo me, è proprio la consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato e capisci che è colpa tua.

Nel momento in cui ti rendi conto e sei consapevole di un tuo errore, inizi a entrare nell’età adulta. Davide mi ha raccontato un episodio di quando era piccolo: mentre sua madre era al telefono, lui aveva un gelato e l’ha fatto cadere per terra. Per lui fu quello il momento di consapevolezza di aver fatto qualcosa di sbagliato a causa di una sua disattenzione.

Anche io ho avuto un avvenimento simile: quando ero piccolo avevo un lucchetto dei Transformers, ho avuto la sfortuna di lasciarlo incustodito per tre secondi. È passata mia sorella e l’ha sfasciato completamente, perché era suo compito distruggere le mie cose, ahahah!

È stato in quel momento, tuttavia, che per la prima volta mi sono detto “Sono un cretino”: sapevo che sarebbe accaduto e non ho fatto attenzione. La storia del lucchetto però mi sembrava un po’ una storia del cazzo, quindi abbiamo optato per quella di Davide e del gelato, ahahah!

Nel testo il gelato è diventato un ghiacciolo, perché in qualche modo ha una valenza più da classe operaia. Mi ricordo che quando eravamo piccoli il ghiacciolo era proprio il regalo dell’estate. Che poi non sapevano di niente, lo sciroppo sui bordi…

Appiccicavano le mani e basta. Lo ricordo bene

Un alimento inutile ma grazioso da avere, ahahah! Però è vero, quando arriva la consapevolezza delle tue responsabilità, è una doccia fredda, una sberla metaforica che ti fa svegliare e ti fa dire “Sono un cretino”. Bisognerebbe dirselo più spesso durante il giorno e durante la vita, non vergognarsi.

Mescla è un disco che parla anche di questo. Prendi Stella Cadente: essere al comando di una stella cadente è sia essere al comando di un proprio fallimento e accettarlo, sia al comando dei propri sogni.

Pur non essendo un concept album, Mescla è intriso di questo messaggio, di come sia giusto essere più vicino possibile alla propria interiorità e alle proprie sensazioni, senza farsi troppe domande. Quelle poche che si fanno, che almeno siano giuste.

Mescla e Meganoidi: a cosa li paragoneresti e perché? Un quadro, una scogliera, un paesaggio marittimo, un tostapane…

Un piatto da mangiare estremamente colorato, con tante verdure colorate come possono essere peperoni gialli e rossi, la zucchina, i datterini rossi e gialli. Ecco, una bella pizza fatta bene.

Rivolgo l’ultima domanda al Luca appassionato di musica e musicista: consiglia tre album a una persona che vuole avvicinarsi al mondo della musica.

Se devo consigliare tre dischi che diano la possibilità a una persona di comprendere quale sia il mondo del musicista e il lavoro del compositore moderno, io consiglierei Musicology di Prince, The Incident dei Porcupine Tree e Colors di Beck, un capolavoro!

Per chi vuole diventare musicista, per chi vuole scrivere, questi dischi ti danno tutto sulla costruzione di un tema, sulla costruzione di un groove, sulla costruzione di un disco vero e proprio.

Noto che hai fatto scelte molto differenti

Io sono un onnivoro di musica. Sono chitarrista ma anche trombettista. Quando avevo nove anni io suonavo alle processioni con la banda, ho imparato lì a suonare. Poi ho fatto il conservatorio, ho suonato con quintetti di fiati, poi con band… Ho fatto un sacco di cose, quindi per me la musica è davvero tutta bella, se fatta bene. E poi è bello ascoltarla.

Giusto. Uno deve ascoltare. È sempre un qualcosa in più, male che va potrai dire con maggiore cognizione di causa “Quella cosa non mi piace per questi motivi”. Al contrario, qualcosa che pensavi non potesse rientrare nei tuoi gusti, invece potrebbe piacerti da morire.

Esatto! Alcuni dischi, alcuni pezzi, ho dovuto ascoltarli una seconda volta l’anno dopo, perché prima non ero pronto. Parlo di uscite discografiche, fatte da persone competenti; se parliamo del demo fatto male che ti dà l’amico è un altro conto.

Detesto l’espressione “Mi fa cagare, mi fa schifo”. Una cosa può non piacerti, ma è frutto di un lavoro. Se non ti piace, non ti piace. A volte però ascolti un pezzo, magari anche di un trapper e tu non ascolti trap, lo riascolti sei mesi dopo e pensi “Però, non è male”. Può capitare.

Magari non ti emoziona perché sei cresciuto con i Led Zeppelin e sei direzionato con tutt’altro genere di ascolti, però puoi riconoscere che c’è qualcosa di valore. Anche se non è una cosa che rientra nel mio genere, se è fatta bene, se mi diverte, è giusto riconoscerlo.

A volte partiamo dal presupposto che non ci deve piacere. Detto tra di noi, mi fa ridere… in realtà mi fa incazzare. A me ogni tanto capita di fare ascoltare un pezzo ai miei amici e subito dicono “Ma no, ma non va bene…”, ma sono passati tipo 10 secondi. Bisogna ascoltare bene, poi vedere se effettivamente può piacerti o meno.

Personalmente mi è capitata una cosa del genere con i Fast Animals And Slow Kids: li ho ascoltati, mi sono piaciuti, ma alcuni amici hanno iniziato a guardarmi come per dire “Ma tu sei cresciuto a pane, Nirvana e Iron Maiden, come fanno a piacerti?”. Ma mi piacciono. Anche i Pinguini Tattici Nucleari, non sono il mio genere, ma mi divertono, riconosco che hanno un loro perché.

Esatto. Hai tirato fuori proprio due gruppi che hanno davvero tanta sostanza. Possono non piacere, ovvio, ma sono gruppi con sostanza. Voglio dire, siamo cresciuti con la mamma che diceva “Assaggia. Se non ti piace, non lo mangi”, è la stessa cosa. Si impara sempre.

Per la musica ho imparato sin da piccolo. Per il cibo, cominciato a 27 anni. Ora ne ho 33. Meglio tardi che mai.

Ahahah, esatto!

a cura di
Andrea Mariano

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Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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