DiscOttanta – “Dalla” di Lucio Dalla

DiscOttanta – “Dalla” di Lucio Dalla
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Certo, il titolo “DiscOttanta” non è fra i più ispirati ma rispecchia un po’ le citazioni in voga durante quegli anni, sopratutto nel variegato mondo delle radio libere presenti in tutto lo stivale. E noi, affascinati dal “quarantennale” abbiamo voluto citare proprio il 1980 come anno di riferimento per la musica italiana.

Il 1980

L’anno fatidico del cambiamento, sull’onda del riflusso che porterà via via a svuotare le piazze dai fervidi sostenitori della politica attiva. La “meglio gioventù” si ritroverà ammassata in discoteca oppure vittima dell’eroina, abbandonerà “l’eskimo innocente” di gucciniana memoria, per indossare il Moncler su e giù per via Montenapoleone a Milano.

Il 1980 è l’anno delle stragi: Ustica e Bologna, come se una mano eversiva voglia spegnere definitivamente la coscienza politica dell’Italia che studia, lavora, ama e sogna un futuro migliore. In America viene eletto Ronald Reagan è sarà la consacrazione dell’edonismo, il denaro e l’esteriorità come valori assoluti cancelleranno ogni anelito a ideali di “peace and love”( non sarà forse una coincidenza che nello stesso anno muoia John Lennon?).

“Dalla” di Lucio Dalla

Non ci resta che la musica allora, e di dischi importanti in quell’anno ce ne sono molti.
Cominciano così, con questa rubrica, a presentarne uno…mese per mese.
Apriamo con “Dalla” di Lucio Dalla.

La copertina dell’album

Nono album del cantautore bolognese, nonché disco più venduto dell’anno. Ad accompagnare Dalla nella realizzazione del disco la stessa squadra composta nel precedente “Lucio Dalla” fra cui Ricky Portera alla chitarra, Ron alla chitarra acustica e pianoforte, Gaetano Curreri alle tastiere.

Un capolavoro di espressività pop, dove composizione e scrittura trovano piena maturità, otto canzoni indimenticabili insieme a testi poetici ispirati.

Le canzoni dell’album

Si parte con “Balla balla ballerino”. Il ballo come espressione di arte, sensibilità e raffinatezza contro la barbarie di un mondo malato. Parte il riff “leggendario” della chitarra di Portera dando il via a un perfetto mix di impennate rock e pop raffinato.

Il parco della luna” vede come protagonisti Sonni Boi “nato a Ferrara” e la sua donna Fortuna, una coppia a metà strada fra “Anna e Marco” (del disco precedente) e Gelsomina e Zampanò del film “La strada” di Fellini. Un refrain carico di malinconia, un quadro tenero di due disillusi, provati dalla vita che, a dispetto di tutto, si abbracciano “come bimbi nel parco della luna.

E ancora “La sera dei miracoli”. Mi piace ricordare che, se capitate a Roma, nel quartiere di Trastevere, esattamente nel vicolo del Buco, troverete affissa una targa con la citazione di questa canzone. Quella targa si trova in corrispondenza della sua vecchia casa di Roma (diventata ora un Bed & Breakfast), dove sono transitati i musicisti del disco ma anche tanti colleghi cantautori. Una canzone che è uno stupendo omaggio alla vitalità e amore che Dalla respirava in quelle notti romane.

Mambo” è dedicata a una relazione finita male.

Meri Luis” lo stupendo affresco di sei personaggi che riscoprono il senso della vita abbandonando obblighi e forzature quotidiane.

Arriva poi uno dei capolavori di Lucio Dalla, “Cara”

Leggenda vuole che la canzone sia stata ispirata da una notte d’amore vissuta a Rimini. Carica di malinconia, una ballata che parte soffusa e si apre in un movimento quasi liberatorio, una presa di coscienza dell’amore come sentimento irrealizzabile ma necessario sospeso fra incomprensione e incapacità di abbandono totale.

Si continua con “Siamo Dei” sorta di epitaffio ironico sui “privilegiati” e i poveri uomini, che sia un modo per prendere in giro la categoria dei cantautori tanto bistrattata all’epoca?

Chiude il disco “Futura”. Un’intro originale, col sax sospeso, introduce una canzone che è quasi un’opera. Due ragazzi a Berlino guardano il futuro di fronte a loro, condividono sogni e speranze, ancora l’amore come ultima frontiera di salvezza in un mondo che ha perso umanità e calore, quasi un grido di salvezza che si chiude col suo famoso “scat” e la band a sottolineare un’atmosfera di festa.

A cura di
Beppe Ardito

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Beppe Ardito

Beppe Ardito

Da sempre la musica è stata la mia "way of life". Cantata, suonata, scritta, elemento vitale per ridare lustro a una vita mediocre. Non solo. Anche il cinema accompagna la mia vita da quando, già da bambino, mi avventuravo nelle sale cinematografiche. Cerco di scrivere, con passione e trasporto, spinto dall'eternità illusione che un mondo di bellezza è possibile.

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