ZAGREB: un’onda rock in un mare di indie

ZAGREB: un’onda rock in un mare di indie
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Ermanno De Luchi (basso), Alessandro Meneghello (chitarra), Stefano Bonaldo (batteria) e Alessandro Novello (voce e chitarra): loro sono gli Zagreb, gruppo rock formatosi nel 2014 che venerdì scorso ha pubblicato il suo terzo album dal titolo “Tu sarai complice”.

Non li conoscete? Allora ve li facciamo conoscere noi!

L’INTERVISTA

Ma Zagreb non è la capitale della Croazia? Da dove salta fuori questo nome?
A: «Il nome “Zagreb” salta fuori proprio da lì: nasce tutto da un viaggio fatto anni fa. Zagabria non è solo una bella città ricca di storia e cultura: purtroppo era anche nota per il maltrattamento che riservano ai cani randagi. La soppressione anziché la sterilizzazione. Questo racconto ci colpì molto, ferito direi. Ci piaceva poi la parola, il suono duro e compatto, non fu difficile decidere e iniziare così questo nuovo viaggio insieme»

Siete nati nel 2014, e lo scenario musicale italiano è cambiato parecchio negli ultimi cinque anni. Com’è stato nuotare in queste acque profondamente “indie” per voi che siete così rock?
S: «Siamo gente che macina musica da tanti anni, tutti noi arriviamo da esperienza diverse, molti anni di palchi e produzioni. Direi quasi che la nostra è una vera e propria  dipendenza: una droga che ci ha portati a stare bene e male, male e bene. Un sali e scendi continuo, un effetto incredibile! E questo ci piace. Per questo continuiamo a stare sul pezzo, il nostro, con la solita etica e gioia, nonostante le acque musicali siano in continuo mutamento e forse il suo andare in declino. Il Rock per noi è un’attitudine, non è business»

Venerdì scorso è uscito il vostro terzo album “Tu sarai complice”. Di cosa parla?
E: «”Tu sarai complice” ha un concept di fondo: la sensibilità dell’uomo attuale. Questo andare veloce e a testa bassa  ci rende fragili, ma soprattutto indifferenti, aggressivi, ignoranti. La comunicazione sta degenerando, i social spopolano di storie inventate, la gente impazzisce per stupidaggini. Per non parlare poi dell’immagine…
Vediamo gente che davvero si rende ridicola, ma perché?! E in tutto questo, credo, siamo complici, perché ormai nessuno ha più il coraggio di schierarsi, di liberarsi da questo scempio, da questa decadenza»

So che “Vibra”, inedito estratto dal nuovo album, è nato da una collaborazione con Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man). Com’è stato lavorare insieme ad un artista del suo calibro?
A: «”Vibra” è nata in pochi minuti, senza nessuna base musicale. Uno scritto veloce, fatto al cellulare durante una serata in solitudine. Mi piace pensare e raccontare che è una sorta di preghiera, un attimo di attenzione da dedicare alle parole e alle immagini delle idee. Mentre ci trovavamo in studio di registrazione, durante le prese del brano, ci venne l’idea di una collaborazione. Quattro voci in coro hanno detto d’istinto lui.

Lui perché è l’unico in grado di interpretare quello che volevamo esprimere. I suoi gesti, il suo viso, il tono di voce: perfetto! Lo contattammo grazie al nostro produttore Federico Viola e, dopo appena tre giorni, non solo accettò, ma ci mandò una take con la bozza del suo cantato. Avevamo i brividi!

Pierpaolo è un vero artista, un uomo con una cultura immensa. Ascoltarlo durante i due giorni trascorsi assieme è stato incredibile»

Vi voglio sinceri: a quali artisti/band vi ispirate quando suonate?
A: «Arriviamo, per modo di dire, tutti dagli anni 90′, chi più chi meno, ma sicuramente quello è il periodo musicale che ha influenzato maggiormente la nostra creatività. Il grunge, il post rock e quindi tutto quel filone di band americane che hanno dato vita a questo magico momento culturale che, non solo ha dato fiato ai volumi, ma ha cambiato un’intera generazione.

Di più attuale ci sono band molto interessanti che seguiamo, tipo Biffy Clyro, Placebo, Foo Fighters e altri. Rispetto alla musica italiana…Eh, è un po’ complesso il discorso: la buona musica rock si è fermata agli anni 90’. Qui si va indietro! Però uno in particolare che ci colpisce per scrittura e arrangiamenti c’è: Brunori Sas»

Vi voglio creativi: il vostro nuovo album sarebbe la colonna sonora perfetta di quale film/serie tv e perché?
«Domanda comunque non semplice: forse Euphoria, una serie sul mondo degli adolescenti americani. Si impasticcano, scopano con tutti, sono sempre attaccati ai social perché soli e con un sacco di problemi. Mmm…Forse anche no. Vediamo altro: la serie Breaking Bad, forse solo perché è di tendenza, fa figo. Ragazzi, pensiamo alla musica dai!»

Vi voglio poetici: salutate gli amici di The Soundcheck con una citazione tratta dal vostro nuovo album!
S: «Amici di The Soundcheck… “La sofferenza la canteremo insieme per anni e la scriveremo sui muri dei bagni senza lacrime, senza spargere sangue“. Grazie a tutti e ci si vede in giro!»

L’album “Tu sarai complice” è disponibile su Spotify:

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A cura di
La Redazione

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