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La lunga storia dell’Ornamento tra arte e natura

La storia dell’Ornamento è un viaggio che inizia a Reggio Emilia il 16 novembre 2019.

Promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, con il Comune di Reggio Emilia, la Provincia, la Regione, e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, la rassegna espone oltre 200 opere ispirate all’antica arte dell’Ornamento provenienti da archivi privati e musei italiani e non (Le Gallerie degli Uffizi di Firenze e il Victoria&Albert Museum di Londra ad esempio), partendo dall’epoca preistorica fino  ai giorni nostri. 

La mostra si divide tra Palazzo Magnani e i Chiostri di San Pietro: nella prima sede l’attenzione è rivolta all‘arte antica, mostrando le influenze con la contemporaneità, mentre nella seconda, è l’arte contemporanea a fare da padrone. 

Per citare alcuni nomi, tra gli autori esposti si trovano Leonardo da Vinci, Giovan Battista Piranesi, Alphonse Mucha, Francesco Beccaruzzi, Pablo Picasso, Henri Matisse, Gino Severini, Sonia Delaunay, Sol LeWitt, Andy Warhol, Keith Haring, Giacomo Bella

Obiettivo della mostra è mettere in luce il vero significato dell’Ornamento attraverso i Secoli: esso non è solo un semplice abbellimento, bensì l’intreccio di miriadi di culture diverse che si mischiano e influenzano tra di loro, è l’incontro tra uomo e natura,  l’espressione della nostra personalità tramite gli oggetti che indossiamo e i simboli che incidiamo sulla nostra pelle. Le figure ornamentali ci circondano da sempre eppure, proprio per questo, non le notiamo. 

Partiamo da una frase di Claudio Franzoni, uno dei curatori della mostra: “Quando si pensa all’Ornamento, ci viene spontaneo pensare a qualcosa di superfluo, se non addirittura inutile; eppure nel nostro rapporto con gli altri e con la realtà che ci circonda facciamo di continuo i conti con l’Ornamento: il nostro corpo prima di tutto, poi gli oggetti che usiamo o che, semplicemente, osserviamo. In questo senso, l’Ornamento è una strada nella nostra quotidiana ricerca della verità.” 

Nella prima tappa del percorso  si entra in contatto con il mondo naturale; in particolare con l’usanza di alcuni animali di modificare il proprio aspetto esteriore per raggiungere determinati scopi.

In questa sezione si possono ammirare i maestosi piumaggi degli uccelli che si abbelliscono durante l’accoppiamento, le magnifiche stampe di Jacopo Ligozzi e Ernst Haeckel, nonché le modificazioni corporali usate da alcune tribù indigene, che hanno ispirato l’odierna pratica del tatuaggio occidentale. L’uomo si ispira alla natura per abbellire il proprio corpo.

La seconda sezione è dedicata alla pratica, mai tramontata, di adornare il proprio corpo con collane, orecchini, bracciali e gioielli vari: qui si trovano opere rinascimentali di Francesco Beccaruzzi e le fotografie tribali di Malcolm Kirk

Una tappa singolare del percorso è dedicata all’Ars Canusina, una pratica terapeutica ideata dalla dottoressa reggiana Maria Bertolani Del Rio (1892-1978), nell’ambito dei suoi studi di psichiatria. Sperimentata nel manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia, essa consiste nell’incentivare l’uso dell’arte ornamentale e manuale a fini terapeutici.

L’Ars Canusina, fondata su forme intrecciate e nodi, trae ispirazione dalla natura e dal suo mondo, e i suoi stilemi si possono ricondurre alla tradizione irlandese e calabrese, fino ad arrivare ad influenzare tutta l’Europa. 

Nel corso del tempo, anche la scrittura è diventata un motivo ornamentale, una volta trasposta su carta o su pietra. Nella sezione dedicata si possono ammirare antichi volumi, abbecedari ed opere di Shirin Neshat, Pablo Picasso e Alighiero Boetti,  nelle quali la parola diventa arte essa stessa.  

Il percorso prosegue ripercorrendo la storia dell’Ornamento tra Ottocento e Novecento, passando per le opere che esaltano il motivo decorativo tipiche dell’Art Nouveau, quelle di William Morris, Mucha e Moser, fino al totale rifiuto di considerare l’Ornamento un’arte da parte di Adolf Loos, architetto tedesco che definiva gli elementi decorativi sugli edifici un eccesso assolutamente superfluo, volendo porre l’attenzione sulla forma-funzione dell’edificio stesso.

La storia dell’ornamento prosegue, fino ad arrivare alla seconda metà del Novecento e ai tempi odierni, nei quali il motivo ornamentale ha influenzato avanguardie artistiche come il Cubismo, il Futurismo e l’Astrattismo, forme artistiche che parevano ostili. 

Per poi approdare all’assoluta originalità dell’Optical Art, movimento nato negli anni Sessanta e sviluppatosi negli anni Settanta, che rappresenta illusioni ottiche, generalmente di movimento, unendo soggetti astratti e colori. Nella sezione ad essa dedicata, si trovano artisti come Henri Matisse, Giacomo Bella, Sonia Delaunay, Gino Severini e Victor Vasarely.

Per finire, si passa all’arte decorativa occidentale che, traendo ispirazione da  culture lontane, ha prodotto i suggestivi tessuti di Anni Albers, i cui motivi traggono spunto dalle civiltà del Centro America; fino all’arte neoprimitiva degli anni ’80 di Keith Haring, di cui è presente un’opera imponente.

L’ultima parte della rassegna è invece ispirata alla musica, in particolare all’artista Claude Debussy, che ha voluto omaggiare l’arte decorativa intitolando una sua composizione Arabesco (l’ornamento per antonomasia).

Il programma della mostra comprende anche tanti altri eventi quali conferenze, lezioni, spettacoli teatrali e concerti (nell’ambito del Festival Aperto 2019 e in collaborazione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia) e workshop, oltre ad attività con le scuole, tutti ispirati al tema dell’Ornamento.

Sarà possibile visitare la mostra fino all’8 marzo 2020.

A cura di
Silvia Ruffaldi





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Silvia Ruffaldi

Silvia Ruffaldi

Silvia ha studiato Scienze della Comunicazione a Reggio Emilia con il preciso scopo di seguire la strada del giornalismo, passione che l’ha “contagiata” alle superiori, quando, adolescente e ancora insicura non aveva idea di cosa avrebbe voluto fare nella vita. Il primo impatto con questo mondo l’ha avuto leggendo per caso i racconti/reportage di guerra di Oriana Fallaci e Tiziano Terzani. Da lì in poi è stato amore vero, e ha capito che se c’era una cosa che voleva fare nella vita (e che le veniva anche discretamente bene), questa doveva avere a che fare in qualche modo con la scrittura. La penna le permette di esprimere se stessa, molto più di mille parole. Ma dato che il mestiere dell’inviato di guerra può risultare un tantino pericoloso, ha deciso di perseguire il suo sogno, rimanendo coi piedi ben piantati a terra e nel 2019 ha preso la laurea Magistrale in Giornalismo e cultura editoriale all’Università di Parma. Delle sue letture adolescenziali le è rimasto un profondo senso di giustizia, e il desiderio utopico di salvare il mondo ( progetto poco ambizioso, voi che dite ?).

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