Intervista a Fadi: “Porto a Sanremo Giovani la mia Romagna”

Intervista a Fadi: “Porto a Sanremo Giovani la mia Romagna”
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Thomas O. Fadimiluyi, per tutti Fadi, parteciperà il prossimo 19 dicembre a Sanremo Giovani con il brano “Due noi“, una canzone che omaggia Bologna, ma non solo. Ci ho fatto due chiacchiere e, tra cappelletti, ricordi universitari e pragmatismo romagnolo, mi sono fatta raccontare qualcosa in più di lui e della sua musica.

Ho ascoltato le tue canzoni e c’è un sacco di Romagna dentro. C’è il mare, ci sono le rotonde. Cosa rappresenta per te?

La Romagna per me rappresenta casa. Ci sono nato e cresciuto, ci sono i miei ricordi. È casa.

Come ha influito il fatto di appartenere a due culture differenti, sulla tua musica?

Diciamo che ha portato due mondi, molto diversi tra loro, a unirsi. Nella mia voce, nel mio modo di fare cantautorato, si sentono in modo particolare questi due mondi. Mio padre ascoltava artisti come Fela Kuti o Bob Marley, a me piacciono molto Rino Gaetano, Battisti, De Andrè. Vanno a collidere nel bene e nel male in quello che sono io e nella musica che faccio. Mi fa mettere insieme diverse cose, sono cresciuto con Pearl Jam, Ben Harper. Quando suonavo con i miei amici facevamo queste cose qui.

E oggi c’è qualcosa che ti piace?

Sì, ci sono cose che mi piacciono però, a dire la verità, ascolto molto più musica datata…anche se poi la musica non è mai datata. Diciamo cose di qualche anno fa, ascolto più i morti che i vivi! (ride, ndr). Adesso come adesso ascolto Irma Thomas. Mi piace molto il soul. Tipo stamattina, mi sono alzato e ho messo su Irma Thomas. Altre volte preferisco Ray Charles, solo per dirne alcuni. Poi dipende un po’ dal periodo che sto affrontando.

Ti ricordi quando hai scritto la tua prima canzone?

La mia prima canzone l’ho scritta alle superiori. Il pezzo si chiama “Scivolo“. Ricordo di questo episodio che, mi pare, successe a Cattolica. Un ragazzo si era buttato sotto al treno e io ero rimasto colpito, anzi sarebbe meglio dire spaventato, dal fatto che moltissime persone commentavano questa storia con “ma io devo andare a lavoro” o “che palle un altro treno in ritardo”. Io ho pensato: aspetta, c’è qualcosa che non va. È una storia che mi ha fatto pensare, così è venuta fuori questa canzone che parla di un treno regionale che da Bologna centrale arriva alla città del mare.

Foto di Antonio Ragni
Ho letto che la tua carriera di musicista è iniziata con un’invasione di campo durante un concerto di Brunori a Bologna. È vera questa storia?

Non è proprio così. Quella però è stata una scena molto bella. Eravamo a Bologna e io avevo conosciuto Dario della Rossa, tastierista della Brunori Sas, e poi tutta la band. Al loro concerto c’erano delle ragazze che continuano a gridare quanto fosse bellissimo Dario Brunori.
“Dario sei bellissimo”, e io in simpatia in un momento di completo silenzio ho gridato “Non è vero, è meglio la Simo!”.

Simona Marrazzo, la sua compagna. Allora Dario mi ha sentito e ha iniziato a dire “Chi è, chi è? Ah, ma è Thomas, è Fadi! Vieni su se hai il coraggio”, e io sono saltato su. È stato bellissimo, ma non è proprio iniziata così la mia carriera. Io studiavo economia a Bologna. Con la mia band ogni tanto suonavamo in giro. Era una cosa contenuta perché tutti dovevamo studiare. Ma io sono sgattaiolato fuori nella musica con una situazione di band. Poi successivamente ho intrapreso questo percorso da cantautore, se si può dire così.

Io ho ascoltato un po’ dei tuoi pezzi e la sensazione che ho avuto è che spesso siano una sorta di susseguirsi di piccole diapositive. Ma qual è il processo creativo che ti porta a scrivere una canzone?

Bisogna lavorare. Quando nasce un pezzo lo senti che ti corrisponde. Mi metto alla chitarra e suono, lì capisco che sta nascendo qualcosa. Poi dopo, che sia una frase o una melodia, so che ci dovrò lavorare sopra. Può essere una suggestione ma tendenzialmente sono cose che vengono fuori dalla mia vita di tutti i giorni e che poi rielaboro alla Fadi.

Sarai a Sanremo Giovani con “Due noi”. Me la racconti un po’?

Due noi è nata a Bologna, è come se avessi voluto fermare nel tempo le storie vissute lì. Non parlo solo di una, ma parlo dei miei amici. Non c’è rassegnazione, ma nostalgia. Quello era un momento dove ci divertivamo per le strade di Bologna. Soprattutto però è un augurio. Uso spesso la metafora del “dare un passaggio”, passo per le strade di Bologna e questi ricordi riaffiorano di nuovo. Che sia il rapporto con i miei amici universitari, che siano quelle due tipe che mi hanno detto di no, voglio comunque augurare il meglio a tutte quelle storie lì che hanno incrociato la mia vita.

Quindi sul palco chiuderò gli occhi e penserò ai miei amici e alle persone che a Bologna mi hanno aiutato perché io sono un brocco a studiare, sono un piccolo Forrest Gump. È un omaggio che faccio a quella città e a quel periodo. A Parara e Toni, due venditori ambulanti che vendevano agli studenti universitari i fazzoletti. Due signori a modo. Parara veniva lì e ti chiedeva “Inter, Juve, Milan”, tu gli dicevi la tua squadra e lui ti ripeteva la formazione. Quando dico “noi due in piedi” penso a Brusiani, un carrozziere a Bologna che conobbi in quegli anni lì, che mi diceva “oh Thomas, alla mattina la prima cosa che dobbiamo fare è ringraziare che ci siamo, che mettiamo i piedi in terra”.

Sono quelle piccole cose che ti fanno pensare anche alle tue, di cose. La figura di Andrea invece era già presente in “Scivolo”, Andrea si è perso e non sa tornare e si deve laureare. C’è anche in “Due Noi”. E poi ci sono De André, Dalla. È quella corrispondenza di prima. Spatacchi un po’ e arriva.

Foto di Silvia Tofani
Secondo te qual è la tua migliore caratteristica come cantautore?

Ognuno di noi è unico. Come te, che fai le interviste, o come me che adesso sto mettendo su i cappelletti in brodo. Ognuno ha la sua storia. Quindi credo sia il mio modo di raccontarle, il mio modo di guardarle. Ogni giorno cerco di capire chi è Fadi con lo strumento che ho davanti.

Uno dei tuoi signoli si chiama “Cardine”. Quali sono i tuoi punti fissi, i cardini della tua vita?

I miei amici, la mia famiglia. I rapporti importanti, tutti quelli in cui mi sento a casa. Quando penso alla Romagna penso a quei volti. Io sono Romagnolo, mia nonna è di Mercatino Conca, mio nonno di Misano Monte. È strano per chi non mi conosce da fuori vedere un nero che parla mezzo romagnolo, ma a me piace la piada con i sardoncini. Sono questa cosa qui.

Quindi tra i punti cardine ci mettiamo i sardoncini. E i cappelletti?

(Ride, ndr) No, dai. Che poi mi dicono che calco troppo questo essere romagnolo. La verità è che io canto le mie canzoni, lo faccio perché mi fa star bene. L’unica cosa che mi fa un po’ tribolare è l’attesa. Soprattutto in questi giorni qua.

Fadi – Canzone Leggera
Per un giovane cantautore come te, quanto è importante essere a Sanremo?

Sanremo è un’istituzione, ci sono passati tutti. È storia della musica italiana. Non so perché a volte ci sia questo snobismo, ma io credo che sia importante guardare le radici che abbiamo. Sono super mega orgoglioso di esserci. Io, i miei amici, i miei. Siamo tutti contenti. Se vado avanti è ancora più bello. Vedo Sanremo come una grandissima occasione per far conoscere la mia musica e il mio progetto. Il fatto di essere lì è già una gran figata. Non è o Sanremo o niente.

Certo, non è l’unica strada ma esserci è bello

Esserci è meglio! Forse sarà perché sono cresciuto dove sono cresciuto. Sarà che sto bene anche a vendere i lupini al mare, perché io sono contento con poco, ma sono stra orgoglioso di essere lì. Non vedo l’ora di far sentire la mia musica. Però piedi per terra. È una bellissima occasione e io spero di fare il massimo che riesco a fare. Dargli di gas, insomma.

Ti sento entusiasta per questa nuova avventura!

È una cosa che…porca miseria! La racconterò ai miei figli.

a cura di
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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