Marte: viaggi, sfide e amore per la musica

Marte: viaggi, sfide e amore per la musica
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Wikipedia afferma che Marte sia il quarto pianeta del sistema solare in ordine di distanza dal Sole e sostiene che in astrologia sia associato alle qualità dell’azione, del dinamismo e dell’impulsività.

Nella musica invece possiamo associarlo ad una ragazza di nome Martina Saladino e al suo disco d’esordio Metropolis in my head, un mix geniale di tanti piccoli dettagli appartenenti a stili musicali completamente differenti tra loro che contribuiscono a rendere unico il suo modo di fare musica.

Marte è un concentrato di energia con un velo di malinconia, quella stessa malinconia che appartiene un po’ a tutti i sognatori, a quelli che amano mettersi in discussione e passare al setaccio ogni esperienza della propria vita per capire cosa rimane tra le mani e cosa scivola via.

Tra le sue mani c’è la sua stessa musica, che prende vita attraverso la sua stessa vita.

Ecco chi è Marte….

Partiamo dal quel momento in cui hai deciso che Martina in realtà aveva un mondo dentro di sé da raccontare, quel momento in cui hai scelto di essere anche Marte… Quali sono le tue radici?

“Marte” è solo un nome che ho scelto per contenere quello che porto dentro, che non ho deciso in un giorno qualunque di raccontare, ma che succede ogni giorno inevitabilmente. Ho passato molto tempo a dedicarmi alle canzoni degli altri, ho cantato cover di ogni genere e ho cercato negli anni di costruire un gusto musicale affine al mio modo di essere, le radici e influenze musicali primordiali sono intuibili: 90s, voci importanti e ballad nostalgiche, fotografia di me che ho lasciato nel primo lavoro “Metropolis in my head”.

Sapere di avere una passione e prendersene cura coltivandola e mettendosi in gioco non è cosa semplice soprattutto nel panorama musicale, sei sempre stata decisa in questo, hai sempre pensato fosse questa la tua strada?

Credo che ci sia una linea sottile tra passione e necessità, quando hai una passione trovare il tempo per prendersene cura non è sempre semplice, anzi a volte faticoso, a volte nemmeno ci riesci. Quando quello che ami è una necessità quasi fisica, non c’è un momento in cui smetti di ragionare in sua funzione, diventa fondamentale, quasi quanto bere e mangiare. Nel mio caso si tratta di vera e propria necessità. Scrivo, canto, suono senza nemmeno deciderlo, succede e basta, mentre lavoro, mentre faccio la spesa, mentre guido e il volante diventa la mia percussione preferita. Per questo poco mi importa del panorama musicale, ascolto quello che mi va e scrivo quello di che mi va, se la mia musica arriva a qualcuno sono felice e mi sento appagata, ovviamente, ma se non succede non mi abbatto. Quindi sì è la mia strada, lo è sempre stata.

Il tuo album d’esordio ha un titolo molto chiaro “ METROPOLIS IN MY HEAD” ti va di raccontarci cosa rappresenta per te la scelta e la traduzione alla lettera di questa frase?

Metropolis in my head è stata prima di tutto una suggestione, un concetto, concretizzato in un paio di giorni sotto forma di testo, in realtà partorito qualche anno prima di diventare un brano e il titolo del mio primo album. Durante uno dei miei viaggi a New York, guardandomi attorno mi ritrovo in uno stato psicofisico stranissimo, una sorta di catalessi, durante la quale non riuscivo a smettere di guardare attonita i ritmi e lo spettacolo urbano di una città pazzesca. Comincio a formulare similitudini tra me e tutto quello che succedeva intorno: il traffico, il caos, le contraddizioni, la fretta della gente, la forza inspiegabile di ogni singolo individuo alla ricerca della propria strada o semplicemente alla ricerca di se’ stesso. Una città incredibile dove tutti combattono per non essere schiacciati, e non importa da dove tu venga ma solo quanto sei forte e cosa vuoi. Qui ho trovato la forza di espormi, di ascoltare quella voce che diceva “tu devi fare musica”. Credo che ognuno di noi abbia il suo posto speciale, dove si trova e ritrova.

Il viaggio come ricerca perenne di qualcosa in più, come bisogno di scappare o di ritrovarsi in qualche modo? Qual è stata la tua esperienza più significativa a tal proposito per la tua carriera artistica?

Viaggio come modo per conoscere e conoscersi. Sfidarmi, provare davvero a stare al mondo nel senso letterario del termine mi ha aiutata a capire chi sono e cosa voglio dalla vita. Trovare un modo di arrangiarsi per tornare a casa la notte nel Bronx, chiedere al gestore del pub più famoso di Temple Bar di suonare e farlo, prendere una chitarra e partire per fare busking nel cuore di Berlino, fare una jam a Camden Town.. sono frammenti di ricordi importanti, mi hanno fortificata e sono stati importanti per arricchire il mio bagaglio personale e musicale.

Cosa dobbiamo aspettarci adesso da Marte? Nuova musica in cantiere?

Absolute Strangeness è il titolo del mio nuovo singolo, scritto e prodotto insieme a Fulvio Masini (Unbox Productions), artista pazzesco con il quale avevo già lavorato al mio primo album. Un brano scritto allo specchio, un armistizio fra il cervello e la pancia, quando proviamo a far conciliare istinto e razionalità fra loro, quando diventiamo consapevoli delle nostre stranezze e dei nostri punti deboli. Distante dal mondo sonoro del primo disco ma più vicino agli ascolti attuali e al mio percorso creativo e di crescita. Un brano libero da schemi in tutti i sensi che porta un messaggio forte anche nel videoclip ideato e realizzato da Leyla El Abiri (Unbox Films).

A cura di Claudia Venuti

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Claudia Venuti

Claudia Venuti

Claudia Venuti nasce ad Avellino nel 1987, a 14 anni si trasferisce a Rimini, dove attualmente vive e lavora. Oltre ad essere il responsabile editoriale della sezione musica di TheSoundcheck, è responsabile dell’area letteratura dell’ufficio stampa Sound Communication. Studia presso la Scuola Superiore Europea di Counseling professionale. Inguaribile romantica e sognatrice cronica, ama la musica, i viaggi senza meta, scovare nuovi talenti e sottolineare frasi nei libri. Sempre alla ricerca di nuovi stimoli, la sua più grande passione è la scrittura. Dopo il successo della trilogia #passidimia, ha pubblicato il suo quarto romanzo: “Ho trovato un cuore a terra ma non era il mio” con la casa editrice Sperling & Kupfen del Gruppo Mondadori.

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