Prendere l’amore sul serio senza rinunciare a riderci su: è da questo equilibrio che nasce “Nel momento del bisogno”, il nuovo singolo de Le Canzoni Giuste, band abruzzese che fa dell’ironia e dell’imprevedibilità una cifra stilistica riconoscibile.
Tra beat pop, funk, rock e suggestioni che guardano alla tradizione britannica di Beatles e Queen, il brano racconta l’amore lontano dalle dichiarazioni solenni e dalle promesse da manuale, scegliendo invece la complicità quotidiana, anche nei suoi momenti più assurdi. Un giro di pianoforte rimasto nel cassetto per oltre cinque anni diventa così il punto di partenza per una canzone che riesce a essere irriverente e sincera allo stesso tempo.
Abbiamo incontrato Le Canzoni Giuste per parlare di scrittura, libertà creativa, palchi e nuove storie da raccontare.
“Nel momento del bisogno” è la vostra prima vera canzone d’amore, anche se naturalmente alla maniera de Le Canzoni Giuste. Perché proprio adesso?
In realtà, il giro di pianoforte da cui è nata la canzone era nel cassetto da più di cinque anni. È rimasto lì, inutilizzato, anche perché fin dall’inizio ci suggeriva l’idea di una canzone d’amore non convenzionale. Ci è voluto tempo per trovare qualcosa di autentico da dire. Volevamo che, al di là dell’ironia, il brano conservasse un messaggio sincero e di grande rispetto per l’amore.
C’è una frase come “Sulla tazza del cesso, paralisi” che porta immediatamente il vostro umorismo dentro una canzone d’amore. Quanto è importante per voi non separare mai ironia e profondità, anche quando affrontate temi più sentimentali?
Per noi l’ironia non è qualcosa che aggiungiamo alle canzoni a tavolino: fa semplicemente parte della nostra personalità. Siamo persone che scherzano praticamente su tutto, anche al di fuori della musica. È il nostro modo di stare al mondo e, inevitabilmente, si riflette anche in quello che scriviamo. Non sentiamo il bisogno di separare ironia e profondità: possono convivere benissimo, anche quando si parla d’amore.
Musicalmente il singolo mette insieme beat pop, funk, rock e riferimenti alla tradizione britannica, dai Beatles ai Queen. Come nasce una canzone come “Nel momento del bisogno”?
Come dicevamo, tutto è partito da quel giro di pianoforte rimasto nel cassetto per anni. Aveva già in sé una certa impronta musicale, che poi abbiamo sviluppato nell’arrangiamento. Essendo grandissimi fan dei Beatles e dei Queen, alcuni richiami a quel mondo sono arrivati in modo molto naturale, senza che ci fosse la necessità di cercarli a tutti i costi.
Avete definito il vostro stile “pop schizofrenico”: quanto questa definizione rappresenta ancora oggi il vostro modo di scrivere e quanto, invece, sentite che il vostro sound si sia trasformato attraverso le esperienze degli ultimi anni?
Intanto, una precisazione: “pop schizofrenico” non è una definizione che ci siamo dati noi, ma un’espressione che è stata usata per descrivere la nostra musica. Non siamo particolarmente interessati a classificare quello che facciamo: è un lavoro che lasciamo volentieri a giornalisti e semiologi. Noi preferiamo concentrarci sullo scrivere, arrangiare e suonare.
Scriviamo quello che sentiamo di voler dire, cercando ogni volta una forma che ci incuriosisca e ci faccia divertire. Cambiare ed evolverci per noi è indispensabile, ma lo è altrettanto restare fedeli alle nostre idee e ai nostri istinti. Le due cose non sono affatto in contraddizione.
L’ironia è una delle vostre cifre più riconoscibili, ma dietro c’è spesso uno sguardo molto attento sulle piccole assurdità della quotidianità. Cosa vi interessa raccontare oggi attraverso Le Canzoni Giuste e quale tipo di storia sentite di non aver ancora raccontato?
Diciamo che il momento storico che stiamo vivendo, da questo punto di vista, ci facilita parecchio il lavoro: le assurdità da osservare e le cose da raccontare non mancano di certo. Fortunatamente abbiamo ancora moltissimo da dire e tantissime storie che ci piacerebbe affrontare. Di questo passo, abbiamo materiale e idee almeno per altri cinque o sei dischi!
Dopo un’estate trascorsa sui palchi di festival e opening in tutta Italia, quanto la dimensione live influenza il modo in cui costruite le vostre canzoni? Scrivete pensando già a come un brano potrà essere vissuto dal pubblico ad esempio?
Un pensiero al live c’è sempre, inevitabilmente: siamo una band che lavora per suonare e il palco rimane il nostro obiettivo finale. A volte, già mentre nasce un’idea, immaginiamo come potrebbe funzionare durante uno spettacolo.
Detto questo, non ci imponiamo di far coincidere a tutti i costi la versione in studio con quella dal vivo. Sono due processi creativi distinti: quello della scrittura e della produzione dei brani e quello della costruzione dello show. A volte si incontrano perfettamente, altre volte una canzone cambia forma sul palco. Ed è anche questo il bello.
Parlando di live, avete in programma qualche prossima data da annunciare? Prossime release?
Sì! A novembre uscirà una nuova canzone, nata da una collaborazione con una grandissima autrice e nostra amica, Eugenia Martino, e con Polygram. Siamo stati contattati per lavorare alla riedizione di un brano straniero: ne abbiamo realizzato una versione tutta nostra e ci siamo divertiti moltissimo.
Sempre a novembre riprenderemo anche con i concerti. Il calendario non è ancora definitivo, perché stiamo chiudendo alcuni nuovi appuntamenti, ma possiamo anticiparvi le prossime date: 14 novembre a Marcianise (CE), 15 novembre al Live Session Game Over, Pagani (SA), 28 novembre al Futuro Imperfetto, Pescara, il 5 dicembre 2026 al Wishlist, Roma, e il 30 gennaio, Birra Ceca Pub 82, Rivoli (TO).
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