La saga dei drammi familiari di Lisa Azuelos continua con un nuovo capitolo, in sala da oggi, giovedì 15 ottobre
Dopo quasi una ventina d’anni, tornano le avventure di Anne e della sua prole ormai cresciuta, a partire da oggi al cinema.
Anne (Sophie Marceau) si è abituata ad una quotidianità a casa da sola e sta vivendo la sua indipendenza (o forse adolescenza) con qualche anno di ritardo. Ha molto più tempo per sé stessa, esce fino a tardi, flirta con ragazzi assai più giovani e si rifiuta di accettare di essere invecchiata, litigando con l’idea di dover diventare nonna.
Ma quando la figlia minore, Louise (Thaïs Alessandrin) torna a casa dopo un’inaspettata rottura, la condivisione degli spazi metterà in seria difficoltà il loro rapporto. La casa è di nuovo rumorosa: piena di risate, tensione, sigarette e, spesso, urla e pianti. La routine della madre, infatti, verrà scombussolata dalla giovane donna, che la riporterà a vivere i periodi dell’adolescenza di sua sorella maggiore, Lola – che viene nominata per tutto il film ma senza mai apparire, in quanto la stessa attrice, Christa Theret, ha rifiutato l’offerta della regista per evitare di rimanere legata all’immagine dell’adolescente del primo capitolo e potersi invece concentrare su nuovi progetti indipendenti.
Un po’ di backstory…
La pellicola è un sequel di Lol – il tempo dell’amore, uscito nel 2008, dove questa famosa Lola (il cui soprannome diventa il titolo del primo film) viveva la sua adolescenza ribelle, tra i problemi di cuore e le litigate coi genitori, che Louise si ritroverà a rivivere appena cresciuta.
Anche Lol – pazza del mio migliore amico, un remake americano del 2012, girato dalla stessa regista, rimescola la stessa storia ma con attori più famosi (tipo Miley Cyrus e Demi Moore) e con un titolo maggiormente accattivante, per creare una commedia più pop e renderla più memorabile della versione francese.
Lol 2.0 – Il tempo di Anne richiama questa costante presenza della sorella maggiore e il continuo paragone che viene fatto fra le due, nonostante una ora viva in un altro continente. Il 2.0 fa riferimento alle ragazze che sembrano dover vivere le stesse disavventure e al ritorno di molti personaggi del vecchio cast, utilizzati per collegare le due storie e far contenti i fan. Inoltre, viene riutilizzato anche l’escamotage del diario segreto che, a quanto pare, in quella famiglia, è aperto alla lettura pubblica e causa di bisticci non stop.

Il titolo in italiano “Il tempo di Anne” ci racconta chi sia la vera protagonista in questo capitolo e rimanda un po’ al famoso cult del 1980, “Il tempo delle mele“, una delle commedie romantiche adolescenziali più amate, in cui una immensa Sophie Marceau teenager, con la stessa frangetta sbarazzina, viveva i suoi primi amori. L’unica differenza, forse, è che, se al tempo non vedeva l’ora di diventare grande, oggi farebbe di tutto per poter fermare il tempo e rimanere giovane ancora un po’.
Il tempo di tirare le somme
Lol 2.0 – Il tempo di Anne è un film dalla trama semplice e per nulla innovativa, che raccoglie i cliché di tutte le commedie romantiche e i drammi familiari possibili e immaginabili, comprimendoli in 100 minuti. Tentando un approccio fresco, giovane e con un montaggio diverso dal solito (che si distacca dal classico formato, molto social e molto Gen Z – il film sperimenta con l’animazione, ma arranca in alcuni momenti, rendendolo a volte cringe.
Cerca di portare una visione leggera, forse troppo, ma con significati profondi; tentando, sul finale, di far riflettere lo spettatore lanciando un messaggio che, però, cade nel banale: “L’importante è volersi bene” e “La vita non va sempre secondo i piani“.
Tocca superficialmente, inoltre, alcuni argomenti delicati come l’aborto, rendendolo un forzato – e non approfondito – plot twist.
Louise inizia a raccontare la sua storia per poi passare la staffetta ad Anne, la vera voce narrante del film, che alla nascita del nipote, a fianco di un uomo che sembra perfetto per lei (Vincent Elbaz), riesce finalmente a fare pace con il passare del tempo e accettare il suo diventare nonna.
E chi lo sa, forse la regista deciderà di portare sul grande schermo Lol 3.0, giusto per raccontare il diciottesimo della terza generazione.
a cura di
Olga Raimondo

