A un anno da Weapons, Zach Cregger torna al cinema con l’adattamento di Resident Evil, il rinomato videogioco. Il film è disponibile al cinema a partire da oggi, giovedì 17 settembre

Distribuito in Italia da Sony, esce oggi al cinema Resident Evil, la nuova pellicola diretta da Zach Cregger (Weapons e Barbarian), che si discosta dagli altri capitoli della saga, proponendosi come una storia a sé stante.

A trent’anni dall’uscita del primo capitolo del videogioco, dunque, arriva un nuovo adattamento. O, più che altro, un film ambientato nell’universo narrativo del videogioco, ma con personaggi nuovi.

La trama

Il nostro protagonista è Bryan (Austin Abrams), uno sfortunato corriere medico che si ritrova, suo malgrado, in una degenerazione di violenza e morti.
Nella notte in cui è ambientato il film, infatti, l’uomo si trova davanti ad una scelta: dovrebbe tornare a casa a parlare con la propria fidanzata del fatto che lei è incinta, ma gli viene proposto di fare un’ultima consegna, pagata di più, in un ospedale in montagna.

Verso metà strada, però, una donna spuntata dal nulla gli compare davanti e Bryan la investe. Da questo momento, il viaggio verso l’ospedale si fa più difficile, disseminato di creature sempre più folli e spaventose.

Il corriere capisce così che non sta trasportando un “semplice” organo, ma un oggetto fondamentale per contrastare il disastro biologico fuoriuscito dai laboratori della Umbrella Corporation.

Umanità imperfetta

Così come in Barbarian e in Weapons, Zach Cregger dipinge un personaggio profondamente umano e, dunque, anche pieno di difetti.

Bryan, infatti, non è un eroe, né un militare, ma un uomo preso dal panico, che si ritrova catapultato in una situazione sempre più critica e insensata, costretto ad avere a che fare con esseri sempre più disgustosi. A lui viene, suo malgrado, affidato un compito ben al di sopra delle sue capacità, che lo mette in pericolo ripetutamente.

Per questo, le sue azioni sono spesso sciocche, imprecise: anche quando sembra aver trovato il modo di superare un ostacolo, se ne presenta subito uno nuovo che sembra invalicabile. Mentre, magari, la soluzione era molto più semplice… .

La narrazione, dunque, porta lo spettatore ad identificarsi completamente con Bryan, di cui abbiamo il punto di vista esclusivo. Le sue sfortune sono comprensibili e il suo panico cresce in noi man mano che, dopo ogni risoluzione, arriva, imminente, una nuova catastrofe.

Austin Abrams – già presente in Weapons e in lizza per diventare l’attore feticcio di Cregger – dà ancora una volta prova delle sue grandi capacità attoriali, interpretando un personaggio sopra le righe, ma che, allo stesso tempo, non diventa mai una macchietta. Sebbene il tono generale della sua interpretazione sia comico, la sua sottotrama personale commuove davvero, conferendo al protagonista una profondità non scontata.

Un film videogioco

Come abbiamo già visto, la pellicola non si propone come adattamento di un capitolo preciso della saga videoludica, ma come una storia a parte, con personaggi nuovi.

Dei videogames rimane la Umbrella Corporation, cioè la multinazionale farmaceutica dietro la cui facciata si nascondono gli esperimenti biologici che danno vita alla catastrofe. Di contorno, la derivazione dal materiale di partenza si può notare anche dalle scelte fotografiche che, a volte, ricalcano i punti di vista tipici del videogioco, sia in terza persona che in prima. Anche alcuni movimenti di macchina ritraggono Bryan proprio come fosse il personaggio con cui stiamo giocando, seguendolo da dietro e mantenendo una distanza costante.

Un’altra trovata che ci rimanda direttamente alla componente videoludica è il ritrovamento delle armi. Il protagonista parte senza nulla, ma presto trova una pistola. È poi la volta del fucile e dei suoi proiettili, e così via. Il punto è che l’uomo parte non equipaggiato e, man mano, si crea il suo piccolo armamentario. Come fosse in un videogioco.

Anche la storia, che prosegue divisa per luoghi e piccoli episodi, richiama questa narrazione. I mostri che si incontrano degenerano progressivamente, fino ad un boss finale… di cui è meglio non rivelare nulla.

L’ironia

Da qualche giorno è uscita la notizia che Zach Cregger abbia notevolmente ridotto la quota di ironia presente nel suo nuovo film. Al The Hollywood Reporter ha infatti dichiarato che, dopo i test screening, la pellicola è stata trovata fin troppo comica, motivo per cui la maggior parte delle battute sono state eliminate dal montaggio finale.

Una scelta che si è rivelata vincente: Resident Evil è comunque estremamente divertente, ma la comicità non deriva tanto da ciò che dicono i personaggi, quanto dal surrealismo delle situazioni in cui si trovano. La risata che ne scaturisce è amara, la stessa che scoppia davanti ad un cartone animato che viene riempito di botte.

È lo stupore dell’assurdità del mostro che ci si trova di fronte, dell’ironia dell’essere rincorsi dalla stessa vecchietta a cui Bryan ha già sparato in mille modi. Funziona proprio perché è sopra le righe, ma, allo stesso tempo, non viene eccessivamente esplicitata dal dialogo.

Proprio questa comicità nera si riconferma uno dei punti di forza di Zach Cregger, che ne fa una vera e propria scelta stilistica.

In ogni caso, non mancano nemmeno gli elementi horror. Se Barbarian e Weapons presentavano una forte componente psicologica, Resident Evil vira invece verso lo splatter. Il film crea alcune scene di tensione che si risolvono in un bel jumpscare fatto come si deve, ma perlopiù è la cruda violenza a prendere il sopravvento. Il sangue che domina sul mistero.

Conclusione

Con il suo terzo film, Zach Cregger si conferma un autore con una voce unica nel panorama dell’horror contemporaneo. Un regista con una chiara impronta autoriale, che ha fatto della comicità nera e dei personaggi imperfetti la sua cifra stilista.

Il risultato è un film d’azione dinamico e intrattenente, che fa sorridere e saltare sulla sedia subito dopo. Godibilissimo anche per chi non sa nulla del videogioco e del suo mondo.

a cura di
Francesca Maffei

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