Prima della guerra, il film d’esordio di Tommaso Usberti, vince il Gran Premio IWONDERFULL come miglior film della 41. Settimana Internazionale della Critica (SIC), nell’ambito della 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
Un trionfo che si completa con un ulteriore riconoscimento attribuito da SIC, che assegna all’opera prima di Tommaso Usberti anche il Premio Luciano Sovena al Miglior Produttore. Si aggiunge anche un premio collaterale per Piero Usberti, protagonista del film e fratello del regista, che si aggiudica il Premio NUOVO IMAIE Fabio Sartor, riconoscimento che il NUOVO IMAIE assegna a Venezia per valorizzare i giovani talenti del cinema italiano.
Il film Prima della guerra è una co-produzione Francia-Italia che segna l’esordio nel lungometraggio del regista Tommaso Usberti, il cui corto-metraggio Deux égarés sont morts era stato premiato alla Cinéfondation di Cannes.
Con protagonista suo fratello Piero Usberti, racconta la storia di Guido, un giovane inquieto e influenzabile, in un’estate caldissima in pianura padana, in procinto di unirsi a una milizia di “contractors” all’estero. Le sue giornate pesanti e agitate, fatte di noia, violenza e stordimento, sono scosse dall’incontro con Sonia, kosovara, che mette a nudo la sua confusione e lo confronta col suo bisogno di tenerezza. Angosciato dal ricordo di una bambina che l’ha visto uccidere dei caprioli, vaga nella campagna lombarda, alla ricerca di una via d’uscita dalla brutalità che lo definisce.
Prima della guerra è scritto e diretto da Tommaso Usberti. Scritto nell’ambito della Résidence della Cinéfondation del Festival di Cannes. È una co-produzione tra L’Heure d’été (Francia) e MIR Cinematografica (Italia) e con Eolo Film Productions (Italia). Vendite internazionali di The Party Film Sales.
“La storia di Guido è ambientata nella Lombardia contemporanea. Da bambino odiavo questa regione; oggi mi appassiona perché qui le ferite sono aperte. Piadena è il paese della mia famiglia. Per cinque anni ho frequentato la scuola a Cremona, la città più vicina. C’erano molti stranieri, soprattutto albanesi e marocchini e un razzismo diffuso, la persecuzione dei diversi. Io non avevo il coraggio di oppormi. In questa Lombardia, ricca e industrializzata, lo sfruttamento spietato degli animali è lo specchio della violenza subita dagli immigrati, relegati ai lavori più duri, inghiottiti dal sistema.
La violenza di cui parla questo film è anche quella del maschilismo. È una tematica molto attuale, ma che non siamo abituati a vedere dal punto di vista di un giovane uomo. È quello che ho scelto perché è più inquietante e perché, in quanto ragazzo, mi riguarda da vicino. La disparità tra uomini e donne mi ha turbato e mi ha fatto orrore quando, da adolescente e da ragazzino, ho seguito le storie delle mie amiche.
Questo film è ambientato in estate, stagione di spensieratezza e leggerezza: ballare di notte, dormire al mattino; il pomeriggio in piscina. Ma qui la spensieratezza è finta. È stordimento, per sfuggire alle angosce della vita. Siamo immersi nelle pulsazioni pesanti della musica disco, nell’umidità dell’aria e dei corpi sudati, nel rosso del tramonto e del sangue, nel respiro affannato dei corpi che ballano, che corrono, che danno la caccia. Grida di animali, grida bestiali, grida di vittoria e di paura.”
Tommaso Usberti, Regista
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