Look Back – recensione in anteprima del nuovo film di Hirokazu Kore’eda In concorso a Venezia83

Il maestro Kore’eda torna in sala con l’adattamento dell’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto, Look Back. Il film narra la toccante storia di un’amicizia tra due ragazze (interpretate da Natsuki Deguchi e Abu Makita), legate da una passione in comune. La pellicola è attualmente In concorso alla Mostra di Venezia ed uscirà nelle sale italiane il 21 gennaio 2027, grazie a Lucky Red e BiM Distribuzione.

Hirokazu Kore’eda ha dimostrato nel corso del tempo di saper raccontare con un tocco intimo storie riguardanti le difficoltà e i sentimenti di adolescenti o bambini. L’innocenza (2023) è uno degli esempi più lampanti, un autentico capolavoro che, tramite una struttura narrativa basata sui punti di vista dei vari personaggi, portava lo spettatore a scoprire una matura e struggente storia di identificazione sessuale.

Proprio per questo motivo non poteva che essere lui l’autore perfetto per una storia come quella di Look Back, racconto tratto da un manga omonimo pubblicato nel 2021 e scritto da Tatsuki Fujimoto, autore della fortunata serie Chainsaw Man. Manga che, attraverso una storia già vista molteplici volte, si rivela essere una lettera d’amore verso il medium fumettistico.

Trama

Ayumu è una ragazzina delle elementari che pubblica sul giornalino scolastico delle strisce a fumetti, ricevendo gli elogi di tutti. La situazione cambierà quando, oltre a lei, appariranno anche quelle di Kyomoto, una studentessa non frequentante che dimostrerà di essere molto più brava nel disegno.

Spinta da un iniziale competizione, Ayumu avrà modo di conoscere la rivale, dalla quale nascerà una profonda amicizia, legata ad un obbiettivo comune: diventare delle mangaka e farsi pubblicare un fumetto su rivista.

L’opera originale

Look Back, insieme a Goodbye, Eri è tra le opere maggiormente di nicchia di Fujimoto. Autore che presenta la volontà di non essere solamente ricordato per Chainsaw Man, ma che vuole dimostrare di sapersi muovere con maestria attraverso diverse tipologie di storie e di narrazioni.

Come detto poco fa, quasi a voler impostare un discorso metafumettistico, attraverso una classica storia di amicizia il manga è una dichiarazione d’amore verso l’arte del fumetto. L’avere un’idea, metterla su carta, gestire la regia delle tavole, l’inchiostramento, la ricerca costante di miglioramento nel disegno con tutti gli stress e i sacrifici che ciò comporta: tutto questo viene raccontato con sincerità, ammirazione ed affetto.

Il successo di questo volume unico ha portato non solo al live action del Maestro Kore-eda ma anche ad un adattamento animato nel 2024 ad opera dello Studio Durian.

Una storia semplice… ma toccante

Questo adattamento live action, tranne che per alcune scene aggiunte per questione di minutaggio, è completamente identico alla sua controparte cartacea. Questa scelta ad un primo approccio potrebbe far storcere il naso a chi ha letto il manga, poiché non ci sarebbe motivo di rivedere una storia già conosciuta e riproposta su scala 1:1.

Nonostante ciò, stiamo parlando di un Maestro come Hirokazu Kore’eda. Il regista fa sua la storia, raccontandola con il suo sguardo e le proprie peculiarità, rendendo il film personale e non un semplice compitino di adattamento. La nascita dell’amicizia delle due ragazze scalda il cuore, venendo qui proposta con uno sviluppo naturale, sincero ed ingenuo, tipico di quell’età. Attraverso una passione in comune come quella per i manga, le due ragazze avranno modo di crescere insieme e di supportarsi a vicenda. Specialmente Kyomoto, che avrà la possibilità di affrontare la propria timidezza ed uscire dal suo guscio.

Il tema dell’hikikomori

Proprio tramite Kyomoto si può fare una riflessione sul fenomeno dell’hikikomori. Per quanto il film, come il manga, non ponga l’argomento al centro della storia, è interessante la visione ottimista (per quanto un pò superficiale) che l’opera offre al riguardo.

Per chi non lo sapesse, per hikikomori s’intende una persona segregata in casa, schiava delle sue stesse passioni, spesso legate all’ambito “nerd/otaku” (come fumetti, anime e videogiochi). Un fenomeno molto presente in Giappone, che porta diversi giovani a non riuscire a legarsi con gli altri, provando terrore nell’approcciarsi ad ogni contesto sociale.

Look Back non vuole parlare di questo tema in modo approfondito, ma decide appunto di darne una soluzione ottimistica, per quanto semplice. Basta un incontro, qualcuno con cui condividere il proprio mondo interiore e che ci apra le porte verso quello esterno.

Un foglio, una matita, una gomma e nessun limite all’immaginazione

Hirokazu Kore’eda non racconta con maestria solo l’amicizia delle due ragazze, ma anche la già citata dichiarazione d’amore per il fumetto da parte di Fujimoto. Dal fare delle piccole strisce in camera, ad organizzarsi per fare un primo fumetto autodidatta da presentare ad un editore di Shūeisha, a diventare dei professionisti con degli assistenti e tutti gli strumenti, anche digitali, a disposizione: il percorso di Ayumu ci narra tutto questo.

Sono tantissime le scene che si concentrano sulle protagoniste che disegnano, inquadrando le tavole che vengono macchiate dalla matita, le correzioni o le inchiostrazioni, l’aggiunta di dettagli e cosi via. Il fumetto è il terzo protagonista effettivo di Look Back, ed esattamente come le due ragazze, si forma, si splasma, cresce e si sviluppa.

In conclusione

Look Back non è uno dei migliori film di Kore’eda, ma rimane ugualmente una grande opera. Si ride, ci si emoziona, può anche fungere da tramite alllo spettatore per avvicinarsi ai fumetti e, sul finale (senza fare spoiler), ci si può anche commuovere.

In attesa dell’arrivo in sala, previsto per il 21 gennaio 2027, recuperatevi il manga originale e successivamente correte a vedere questo film, vi scalderà il cuore!

a cura di
Andrea Rizzuto

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