Ci sono dischi che sembrano arrivare con un libretto di istruzioni. BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. degli ALMA Acoustic, invece, ha un titolo che sembra quasi una presa in giro: tre imperativi messi in fila, talmente perentori da diventare grotteschi. E forse è proprio questo il modo migliore per entrare nel secondo album della band ticinese: non cercando immediatamente la morale, ma lasciandosi prendere dalle sue piccole storie.

Perché gli ALMA Acoustic, quando funzionano meglio, non hanno bisogno di dirci che il mondo va storto. Preferiscono mostrarci qualcuno che ci vive dentro.
C’è un gatto che osserva gli esseri umani senza avere nessuna particolare intenzione di salvarli, ci sono relazioni che prendono strade poco nobili, c’è la malinconia che ogni tanto si affaccia senza essere invitata e c’è soprattutto una certa propensione a guardare il lato assurdo delle cose. Arturo, per esempio, è una trovata che sulla carta potrebbe sembrare soltanto buffa e che invece diventa una delle immagini più riuscite del disco: affidare a un animale il ruolo di osservatore significa togliere agli esseri umani la possibilità di raccontarsela. Il gatto guarda, registra e se ne va. Noi, invece, continuiamo a spiegare.
È qui che BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. trova una sua personalità: quando smette di voler dimostrare qualcosa.
Gli ALMA Acoustic non sono particolarmente interessati alla posa del gruppo “impegnato”. Anche quando affrontano temi più pesanti, preferiscono infilare una crepa nella serietà. E questa scelta rende il disco meno prevedibile di quanto potrebbe sembrare ascoltando soltanto le sue parole chiave. La malinconia non viene mai lasciata completamente sola: accanto a una riflessione può comparire una battuta, accanto a un momento più amaro una melodia che quasi invita a cantare insieme.
Musicalmente il disco si muove in un territorio familiare alla band, tra pop-rock, chitarre e una componente cantautorale evidente, ma senza trasformare la ricerca di un’identità in una gara a chi dimostra di avere più riferimenti. Il risultato più interessante non è tanto la singola soluzione sonora quanto il modo in cui le canzoni riescono a stare insieme: sembrano appartenere allo stesso piccolo universo, ma non hanno tutte bisogno di raccontare la stessa cosa.
E forse è proprio questa la differenza rispetto al precedente TUTTI UMANI TUTTI UGUALI. Se lì il titolo sembrava già suggerire una dichiarazione collettiva, qui il discorso si fa più obliquo. BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. non ti dice necessariamente cosa pensare: ti mette davanti una serie di situazioni e lascia che sia l’ascoltatore a riconoscersi — oppure a sentirsi chiamato fuori.
Il disco ha anche il merito di non avere paura di essere, semplicemente, pop. In un momento in cui spesso sembra necessario giustificare ogni canzone con un concetto, gli ALMA Acoustic ricordano che una buona melodia può permettersi di essere una buona melodia e basta. E che anche una canzone che parla di qualcosa può prima di tutto voler essere ascoltata.
Alla fine, il paradosso del titolo resta il punto più bello: BEVI. DIMENTICA. OBBEDISCI. sembra suggerire la resa, mentre le sue canzoni fanno esattamente il contrario. Non perché vogliano cambiare il mondo, ma perché continuano a guardarlo da angolazioni diverse. A volte con ironia, a volte con tenerezza, a volte con quella malinconia che arriva quando meno te l’aspetti.
E forse gli ALMA Acoustic hanno capito una cosa semplice: per parlare seriamente della vita non è sempre necessario prendersi sul serio.
a cura di
Cristina Cerioni

