La mostra”Metamorfosi Ovidio e le arti” sarà visitabile a Galleria borghese fino al 20 settembre
Meraviglia nella meraviglia come uno scrigno di arte e di bellezza la Galleria Borghese racchiude e narra le Metamorfosi di Ovidio, testo che è essenza stessa del fare artistico in un percorso che segue l’andamento del poema, dal caos iniziale alle straordinarie stanze tematiche che si fondono con alcuni dei pezzi-cardine della collezione permanente.
Oltre 80 opere riassumono i momenti principali dei 15 libri e 200 miti, spiega la direttrice Francesca Cappelletti: il libro si dipana attraverso le sale della villa senza snaturarne l’essenza in Metamorfosi Ovidio e le arti, dal 23 giugno al 20 settembre con il sostegno di Intesa Sanpaolo-Gallerie d’Italia e Webuild Spa. Come spiega la direttrice:
È un libro importantissimo per la storia della cultura e per gli artisti è stato un serbatoio iconografico unico. Dopo la Bibbia è il più illustrato in tutta la storia.
Ora questo progetto espositivo porta anche il segno di una novità importante perché è frutto di una collaborazione internazionale con un altro grande museo, dopo la presentazione al Rijksmuseum di Amsterdam arriva a Roma a cura della stessa Cappelletti e Frits Scholten, e mette insieme opere provenienti dai più importanti musei del mondo. Prosegue poi:
Le Metamorfosi sono intimamente legate alla Galleria perché Scipione Borghese fece edificare il Casino nobile per accogliere una collezione che doveva intrecciare mito e arte insieme”. Qui trionfano ad esempio i capolavori di Bernini e del barocco dove ”l’idea è la stessa condivisa da Ovidio, ovvero che sia il movimento a creare la bellezza, come le ninfe che corrono e si scompigliano i capelli nel vento”. ”La Galleria è il luogo delle Metamorfosi – aggiunge Cappelletti – dalle piccole opere da collezione ai grandi dipinti rinascimentali e seicenteschi, ai gruppi berniniani, l’invenzione e le intenzioni di artisti e committenti dimostra la conoscenza e il continuo riferimento al poema ovidiano, illustrato, interpretato, compreso anche nel dinamismo dell’immaginazione che attiva nel lettore e nello spettatore.
Sono stati quindi scelti, tra i tanti, alcuni miti già presenti nella Galleria, come quelli di Apollo e Dafne, o del ratto di Proserpina, Aracne con il tema della tessitura e gli arazzi, Leda e il cigno, i miti di Pigmalione, Perseo e Medusa o ancora il potere dell’amore con Venere, Cupido e Narciso. L’idea di fondo è quella delle Metamorfosi come atto generativo, e non a caso si inizia dal caos dal primo libro mettendo insieme non solo pittura ma anche sculture e oggetti e persino volumi, dimostrando che ”il tema ha attraversato la vita quotidiana in Europa fino all’inizio del novecento, fino al contemporaneo”.
Da Louis Finson con lo straordinario Caos o allegoria dei quattro elementi rappresentato come un nucleo di corpi intrecciati, fino alla porosità di Rodin e la lucentezza di Brancusi, da Carracci a Rubens, da Tiziano a Poussin, da Antonio del Pollaiolo, passando per Sebastiano Ricci fino alla coreana Anicka Yi e alle sue opere affascinanti, appese come bozzoli fluttuanti che mutano mentre le guardi.
Un viaggio tra il mondo classico e la contemporaneità
L’esposizione è quindi presumibilmente caratterizzata dall’eterogeneità, includendo opere dalla forte componente classica, forme artistiche contemporanee, ma anche saggi di studiosi italiani e olandesi.
Tra le opere più celebri è possibile ammirare il Ratto di Proserpina.
La scultura di Bernini, come suggerisce il nome, ritrae il momento del rapimento di Proserpina, figlia di Cerere, da parte del dio degli inferi (Plutone) innamorato di lei. Cerere disperata cerca la figlia, finché Plutone decide che questa sarebbe potuta tornare sulla terra, ma solo per metà anno. Secondo il mito, questo episodio originerebbe l’alternarsi delle stagioni, poiché durante l’estate e la primavera Cerere sarebbe gioiosa della presenza della figlia e la natura rifiorisce.
L’opera in marmo evidenzia l’aspetto drammatico della vicenda: il terrore sul volto di Proserpina mentre cerca di divincolarsi, ma Plutone la afferra, affondando le dita nella carne. La scultura è al centro proprio di una delle sezioni, su Plutone e il mondo sotterraneo. Le altre sezioni saranno: Caos e Creazione, Il Poeta e il Libro. Le Metamorfosi del testo e il primo amor di Apollo, Aracne: Tessere le storie, Leda e il Cigno, Il mito di Pigmalione: innamorarsi delle statue, Il mito di Perseo. Liberare la fanciulla e pietrificare il nemico, Il potere dell’amore Venere, Cupido e Narciso. Sarà interessante notare come verranno inserite le creazioni dell’artista concettuale Anicka Yi, conosciuta per inserire anche odori e fragranze nei suoi lavori, potrebbe offrire al visitatore un’esperienza sensoriale che coinvolge i cinque sensi e non solo la vista.

La metamorfosi: da maestoso a umano
La metamorfosi rimane un tema di spiccata importanza nell’arte, e soprattutto nella letteratura, dalla quale si è originato. Ovidio nelle sue Metamorfosi sviluppa il topos attorno a personaggi della tradizione mitologica, che essi siano dei, eroi o mortali, i quali vengono percepiti come personaggi straordinari, distanti dal lettore. Nel tempo, però, sempre più scrittori affrontano, attraverso diverse prospettive, la metamorfosi, portando a un avvicinamento maggiore tra scrittore e lettore, come in Kafka, Pirandello o Roth. I protagonisti non sono più dei, ma uomini comuni, anzi, in alcuni casi individui profondamente insoddisfatti o addirittura inetti, come nel caso di Gregor Samsa (nel noto racconto La metamorfosi, Kafka descrive minuziosamente le sensazioni e i pensieri del protagonista Gregor, il quale un giorno svegliatosi sotto forma di insetto dovrebbe affrontare la vita con queste sue nuove sembianze…). È curioso notare come la metamorfosi perda in determinate storie la dimensione meravigliosa, tipica del mito, e assuma un significato più esistenziale e psicologico, legato all’introspezione o ad analogie tra uomo e natura talvolta grottesche.
a cura di
Eleonora Maria Cavazzana

