Pillion – Amore senza freni: il film giusto per uscire dagli schemi 

In uscita in sala a partire da oggi, giovedì 12 febbraio, Pillion – Amore senza freni è la fresca e audace opera di Harry Lighton, interpretata da Harry Melling e Alexander Skarsgård. Noi abbiamo visto il film in anteprima e ve ne parliamo qui, in questo articolo!

“Se verrai con me
Sul mio carro tra le nuvole
Più avanti del caldo del sol
Sull’ultima stella lassù
Se verrai
Tu vivrai con me
In un’isola fantastica
E un mondo vedrai di lassù
Un mondo nascosto nel blu
Tutto nuovo per te”

Sulle zuccherose note di Sul mio carro – cover italiana di Chariot di Betty Curtis – seguiamo, a bordo di un’auto, il percorso tracciato da una stretta strada provinciale fino a un piccolo bar locale, dove un quartetto Barbershop sta intonando alcune canzoni. 

Tra loro c’è Colin (Harry Melling), che, terminata l’esibizione e dopo aver preso parte ad un fallimentare appuntamento organizzato per lui dalla madre, fa la conoscenza di Ray (Alexander Skarsgård), un motociclista sexy dall’aria truce. Dopo un inizio un po’ in salita, i due incominciano a vedersi, dando il via ad una relazione BDSM estremamente anticonvenzionale che, con il tempo, li metterà davanti ad un bivio. 

La forza di “Pillion – Amore senza freni”

Tratto da Box Hill, il libro di Adam Mars-Jones da cui Harry Lighton – qui alle prese col suo primo lungometraggio – ha profondamente attinto, Pillion – Amore senza freni si presenta come una scandalizzante rom-com, dai toni sfacciati e decisamente anticonformisti. La storia d’amore BDSM tra Colin e Ray, infatti, è descritta qui senza troppi giri di parole, facendo leva sul rapporto dominatore-dominato e mostrando le pratiche sessuali praticate dai due, ben lontane da ciò che Peggy desidera per il figlio.  

Dopo un inizio brusco e dirompente, il film non si arresta e il carattere sadomaso del rapporto è continuamente ricercato e inflitto dal motociclista, estendendosi, oltre al dominio fisico esercitato attraverso le pratiche sessuali e la lotta, anche ad attività della vita quotidiana quali la spesa, i pasti e il riposo notturno, momento che il ragazzo deve trascorrere per terra, in solitudine e senza neanche un cuscino. 

Dato il carattere esplicito della relazione e della conseguente resa visiva, la produzione si è interrogata a lungo su come trasporre al meglio questa storia, su cosa mostrare al pubblico in sala e sugli eventuali limiti a cui sottostare. Si è optato – come ormai d’uso nell’industria cinematografica – per un intimacy coordinator e la scelta è ricaduta su Robbie Taylor-Hunt, che, elogiando la visione chiara e consapevole del regista, ha lavorato sodo con gli attori sul set spiegando loro cosa avrebbero dovuto mettere in scena e le finalità di alcuni momenti specifici. 

“Abbiamo discusso a lungo le scene di sesso e come gestirle. Io avevo sempre avuto a che fare con scene esplicite convenzionali, ma qui si trattava di qualcosa di nuovo, era una vera e propria sfida. Avendo lavorato nella physical production, leggo sempre i copioni con un approccio creativo e pragmatico. Quindi queste scene mi preoccupavano.”

Lee Groombride, cooproduttore

Il risultato?

Una pellicola spiazzante e coinvolgente, capace di osare e di assumersi dei rischi catapultando lo spettatore in meccaniche – quelle di una relazione BDSM – perlopiù sconosciute a molti. 

I bikers e il Gay Bikers Motorcycle Club

All’interno del film, il contesto in cui si muovono i due protagonisti è il mondo dei bikers, che caratterizza la storia in modo estremamente interessante e preciso. 

Inizialmente in realtà, dopo aver ottenuto il via libera di Adam Mars-Jones, Lighton aveva seriamente considerato di ambientare Pillion in uno scenario assai differente, prendendo in considerazione una crociera e l’antica Roma. Tuttavia, poco convinto, era poi tornato al materiale di partenza, l’unico realmente funzionante. 

“Adam mi ha lasciato carta bianca. Comprende benissimo che film e libri sono due cose diverse e mi ha dato il suo benestare per trasformare il suo”

Harry Lighton, regista 

Per realizzare un contesto il più possibile convincente, la produzione non si è limitata a studiare l’ambiente dei bikers ma ci si è calata dentro, confrontandosi con il Gay Bikers Motorcycle Club che, nato in UK nel 1977, rappresenta una realtà LGBT+ autentica e ormai profondamente radicata non solo nella società inglese, ma anche in quella europea e mondiale. 

Il significato profondo del Club non è insito nel sesso, ma nel concetto di “comunità”, che comprende diverse sottoculture sessuali. Ciò è emerso attraverso un approccio diretto da parte regista, che trascorso con i bikers un intero weekend, durante il quale ha avuto la possibilità di scoprire qualcosa di più su questo mondo. Il contributo che i membri hanno apportato è stato fondamentale per la produzione e alcuni di essi hanno anche partecipato alle riprese, dimostrandosi – a detta di Groombride  – estremamente talentosi. 

“A un certo punto, ogni biker mi ha consegnato un saggio di quattro pagine su come far riflettere meglio le loro esperienze dai loro personaggi. Sono andati d’accordo con tutti e hanno creato un forte senso di comunità che non ci sarebbe stato se avessimo fatto ricorso a degli attori.”

Harry Lighton

Grazie a questo lavoro collettivo, emerge il  ritratto di una comunità molto distante dall’idea pregiudizievole dell’opinione pubblica, perfettamente in linea con l’intento di Lighton: quello di porre al centro i veri valori fondanti del gruppo, ovvero amicizia, crescita e unione.

Piccola chicca finale: Skarsgård si sarebbe talmente divertito in loro compagnia sul set da affermare di voler compiere un viaggio on the road con loro! 

Il binomio Melling-Skarsgård

Per quanto riguarda i personaggi di Harry Melling e Alexander Skarsgård, questa strana coppia ci regala momenti di intensità e divertimento, lasciando decisamente il segno! 

Colin è impacciato e timido – una vera e propria frana! -, ben lontano dal tenebroso sex simbol conosciuto nel bar. Al contrario Ray è bello e misterioso, dal carattere dominante e apparentemente inavvicinabile. Sulla carta i due non avrebbero nessuna chance, eppure insieme funzionano, proprio perché così diversi. 

Col passare del tempo, però, entrambi inizieranno lentamente a cambiare, vinti dalle continue influenze a cui sono sottoposti l’un l’altro. Il dominato Colin inizierà a rivendicare – seppur in punta di piedi – il giusto spazio nella vita di Ray, mentre quest’ultimo ammorbidirà pian piano i suoi modi, aprendosi al partner e mostrandogli la parte più vulnerabile di sé. 

“Colin non aveva mai immaginato o vissuto una relazione con questi termini. Eppure scopre di sapersela cavare in quel tipo di vita. Trova dentro di sé una dimensione totalmente nuova e i suoi ideali di amore e relazioni vengono ridefiniti dal rapporto con Ray. Tuttavia, durante il film, scopre che le regole e i limiti imposti dal volere di Ray non gli si addicono totalmente. Quindi la pellicola è il viaggio di Colin alla scoperta di un equilibrio tra ciò che vuole lui e ciò che vuole Ray, sempre che le due cose possano coesistere”

Emma Norton 

La preparazione al ruolo non è stata facile per i due attori. Melling si è focalizzato su diversi aspetti della personalità del ragazzo, come il nervosismo, la passività e la sottomissione proprie del suo carattere, affascinato – al contempo – dalla sua profonda e ostinata testardaggine. 

Skarsgård è invece partito da Scorpio Rising, un film rivoluzionario degli anni ‘60 che gli ha fornito ispirazione per la caratterizzazione fisica e gestuale del suo personaggio, prendendo spunto da quello di Marlon Brando. 

Vedere un adulto Neville Paciock invischiato in una storia d’amore con l’Amleth eggersiano può risultare a primo impatto un po’ strano, tuttavia, grazie ad una magistrale prova attoriale, i due si spogliano velocemente dei ruoli che li hanno resi celebri, restituendoci l’immagine di una coppia asimmetrica ma innamorata. 

Un pizzico di riflessione in più

Pur caratterizzato da toni divertenti e vivaci, il film presenta, lungo tutta il suo arco narrativo, una sfumatura più greve, appena percepibile tra le sue scene clou. Questa componente comunica silenziosamente con lo spettatore, inducendolo al dialogo e alla riflessione. Portandolo a interrogassi sulla natura della positività di Colin, che subisce ogni atto e decisione di Ray accettandoli di buon grado. Ritenendo che anche quello – anche tutto ciò che l’uomo gli infligge – corrisponda ad una forma d’amore. 

Pillion – Amore senza freni ha insita in sé una forza tale da scardinare e mettere in dubbio, anche solo per un istante, la visione tradizionalista dei rapporti con cui siamo cresciuti. Ridefinendo il significato di concetti quali “rispetto”, “consenso, “relazione tossica” e “amore giusto”, tematiche estremamente attuali e di grande rilevanza sociale. 

Ma ci pone anche davanti ad un’ultima, ahimè più banale, evidenza. 
Perché ciò che resta, nel silenzio di un appartamento vuoto, è il più classico dei comportamenti umani: la paura di amare e di essere amati, non solo prendendo, ma anche donando. 

La paura di aprirsi davvero e di offrire se stessi. 

La paura di innamorarsi e di essere felici. 

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