In occasione dell’ormai prossima uscita nelle sale cinematografiche, il biopic “Franco Battiato. Il lungo viaggio” è stato presentato in anteprima a Milano lo scorso giovedì. Alla proiezione è seguita la conferenza stampa, a cui abbiamo avuto il piacere di assistere. Si è parlato non solo della realizzazione del film, ma anche dell’umanità del cantautore e dell’attualità della sua figura
Presentato in anteprima il 22 gennaio all’Anteo Palazzo del Cinema di Milano, Franco Battiato. Il lungo viaggio si propone come il racconto del percorso umano e artistico di uno dei più grandi protagonisti della cultura musicale italiana. Alla conferenza stampa hanno preso parte esponenti delle istituzioni cittadine, il regista, la sceneggiatrice, parte del cast del film (con, naturalmente, Dario Aita, che impersona il cantante) e i membri della famiglia Battiato, che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto corale, raccontando il lungo lavoro di ricerca e il profondo rispetto per l’artista che li ha accompagnati.
Ad aprire l’incontro è stato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, che ha sottolineato il valore simbolico del film per la città: si tratta di un’iniziativa che le istituzioni hanno sostenuto con convinzione e che rappresenta, nelle sue parole, “un grande regalo” per Milano, ribadendo l’impegno del capoluogo nel sostenere le produzioni culturali realizzate sul territorio.
La produzione: Rai Fiction e Casta Diva Pictures
Il discorso ha preso avvio dall’intervento di Leonardo Ferrara, capostruttura di Rai Fiction, il quale ha raccontato il lungo percorso che ha portato alla realizzazione del film, a cui ha lavorato con la sceneggiatrice Monica Rametta e con Casta Diva per più di tre anni, esprimendo il suo orgoglio: “Questo film costituisce per noi un gioiello di famiglia. Abbiamo realizzato diversi biopic musicali, ma quando tre anni fa mi è stato proposto quello su Battiato ho risposto di sì, senza esitazione. Per noi Battiato è un mito, un vertice della cultura italiana e della musica pop, sperimentale. Nel film raccontiamo l’evoluzione della carriera, oltre che la ricerca di Franco della vocazione e del talento”.
L’origine del progetto
Figura chiave nella realizzazione del film è Francesca Chiappetta, produttrice di Casta Diva e amica di lunga data di Battiato, che ha raccontato la genesi profondamente personale del progetto: “Questo film per me è nato da un desiderio di restituire a Franco almeno una briciola di quello che lui aveva dato a me. E spero di esserci riuscita”.
Una figura profondamente attuale
Sul valore culturale dell’opera è intervenuto il CEO di Casta Diva Andrea De Micheli che, alla domanda su quanto Battiato sia ancora attuale, afferma: “Più che mai. In un momento in cui la superficialità, l’aggressività, la violenza e la prevaricazione stanno rialzando la testa, il messaggio che dà questo film – e che Battiato ha lasciato a tutti noi – è l’importanza della ricerca della profondità, la capacità di raggiungere vette, sia nella sperimentazione sia nella musica commerciale, grazie al talento straordinario e alla capacità di dominare il suo strumento.
Questo ci insegna a tener duro nel difendere la cultura, l’educazione e tutti quei valori che le persone per bene ritengono essenziali, da condividere. Quindi è attuale”.
Dal progetto allo schermo: regia e cast
La conferenza si è poi concentrata sull’intervento del regista Renato de Maria, che si è così espresso sull’impatto iniziale che un progetto tanto ambizioso ha avuto su di lui e sul significato che il film vuole trasmettere: “È un film che racconta un personaggio che ha attraversato quattro epoche, gli anni ’60, ’70, ’80 e ‘90 (dove ci fermiamo noi), anche se Franco è andato ben oltre, facendo tanto altro.
Non è stato facile lavorare su un personaggio come questo: quando Francesca Chiappetta mi ha proposto il film, il primo istinto è stato la fuga: «Franco è troppo alto, non ce la farò mai»Poi ho pensato: «Quando mi ricapita un’occasione così?».”
È in questo modo che è iniziata per lui la costruzione della pellicola, in cui De Maria si è proposto di restituire le molteplici identità di Battiato, la sua libertà di sperimentare e persino di contraddirsi: “Franco Battiato. Il lungo viaggio è un film musicale, ma è anche un film su un artista che è riuscito a sperimentaresempre, costantemente, e a lavorare sui linguaggi in modo incredibile.
Un artista che, a mio avviso, dovrebbe essere un esempio per tutti coloro che stanno affrontando non solo la musica, ma qualunque tipo di linguaggio. Franco ha sempre scelto di sperimentare, di contraddirsi: in questo film ho cercato di accostare tutte queste immagini e identità che lui ha voluto indossare e dismettere a suo piacimento, con la sua grande libertà”.

Al suo contributo hanno fatto seguito gli interventi delle attrici presenti alla conferenza stampa.
Accolta da un calorosissimo applauso, Simona Malato – nel film la madre di Franco – si è mostrata onorata di aver preso parte a questo “viaggio”: “È stato un attraversamento, un film che abbiamo realizzato con gioia. Ognuno di noi ha portato un pezzettino di intimità del proprio rapporto con Battiato, con la sua musica e con le sue parole. Eravamo pieni di gioia, una gioia che oggi serve”.
Nicole Petrelli ha invece parlato della responsabilità di incarnare un figura così libera come Giuni Russo: “Entrare nelle vite di questi personaggi – che nel nostro immaginario sono dei santi – ha significato cercare di restituire la loro umanità e di capire che cosa li ha mossi nella loro vita, non solo come artisti ma soprattutto come persone. Quello che ho cercato di fare con Giuni è stato porle quante più domande possibile”.
Anche Elena Radonicich ha partecipato all’incontro con un videomessaggio in cui ha espresso il suo legame personale con l’arte di Battiato, che continua ancora oggi: “Per me – così come per molti – Battiato è stata una figura essenziale nella crescita. Mi ha accompagnata da subito in famiglia, è diventato una sorta di “lessico familiare”: abbiamo usato spesso i versi delle sue canzoni per descrivere quello che ci capitava.”
“Ancora adesso scopro delle canzoni che riescono a stupirmi e a rappresentare ciò che mi sta accadendo. Il percorso artistico di Battiato attraversa molte fasi – un po’ come capita a tutti noi – in un lungo viaggio interiore. Per questo mi sento sempre vicina a lui”.
Nel film Radonicich interpreta Fleur Jaeggy, scrittrice e amica dell’artista, che ha definito “un’autrice di una potenza e di un mistero straordinari, una figura estremamente intrigante”. Altrettanto intrigante per lei è stato raccontare il rapporto di amicizia tra Fleur e Franco, in cui l’uno è per l’altro una sorta di musa: “Un grande scambio reciproco, artistico e creativo, un rapporto uomo-donna capace di superare la dimensione del corpo, della carne per arrivare in luoghi più alti, con vibrazioni diverse, molto rappresentative del pensiero di Battiato. È stato molto interessante provare a trasferire questa intensità di rapporto sullo schermo.”
Il processo di scrittura del biopic
Interessante anche l’intervento della sceneggiatrice Monica Rametta, che ha raccontato il lungo processo di documentazione alla base della scrittura: non si è trattato di una singola fonte di ispirazione, bensì di un insieme di informazioni, di libri letti e di persone ascoltate. “Ho iniziato a studiare, leggere e incontrare persone che mi parlassero di Franco”, afferma. “Dopo un paio di mesi spesi per immergermi nel mondo di Battiato, ho capito che sarei riuscita a trovare un modo per raccontarlo. […] La chiave è stata quella di non trattare Franco come un autore o un cantante, ma cercare di raccontare la storia di un mistico. È questo il tema più forte”.
Inoltre, dal momento che si tratta di un film pensato anche per la televisione, la sceneggiatrice ha sottolineato la necessità di rispettare le regole dell’intrattenimento: “Franco non ha avuto una vita particolarmente spettacolare. Ad esempio, non c’è una storia d’amore né incidenti drammatici o tentativi di suicidio. Ma, scavando più a fondo, ho capito che questa poteva essere l’occasione giusta per costruire un racconto appassionante che, allo stesso tempo, potesse toccare delle corde non comuni, e che quindi potesse essere veramente un viaggio da fare, per me come sceneggiatrice e anche per chi poi vedrà il film”.
L’emozione di Cristina Battiato
Particolarmente toccante l’intervento di Cristina Battiato, nipote di Franco e presidente della Fondazione Franco Battiato, che ha espresso l’emozione di aver accompagnato questo progetto, attraverso cui è stato possibile raccontare il percorso dietro la fama e il successo dell’artista.
“Quando si tocca la figura di mio zio c’è sempre chi è critico a prescindere, quindi si prova sempre un po’ di paura quando ci si approccia a qualsiasi cosa che riguardi lui. Ma non è intoccabile, soprattutto se si fa con sentimento, amore e passione. Anzi, deve essere toccato per poter poi creare progetti come questo, che lo facciano conoscere veramente al grande pubblico”.
Cristina Battiato
Commossa, ha così commentato la verosimiglianza dell’interpretazione di Dario Aita: “Quando ho visto il self tape di Dario Aita, sono scoppiata in lacrime, perché lui aveva una capacità straordinaria di muoversi, e muoveva le mani in un modo che mi ha portato a dire “per me è lui”.

Sono seguiti i ringraziamenti a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto, un regalo prezioso non solo per lei ma anche per la sua famiglia e i suoi figli.
Dario Aita: “Non si diventa Franco Battiato”
Alla domanda su come si diventi Franco Battiato, Dario Aita – che ha prestato il volto e la voce al cantautore – ha risposto così: “Intanto dirò che non si diventa Franco Battiato. Una delle grandi sfide che dovevamo affrontare era quella di “scollarlo” dall’icona che era, perché per raccontare in un film biografico l’artista e l’essere umano, bisogna farlo scendere da quell’immaginario in cui il pubblico – volente o nolente – lo inserisce.
Bisogna farlo ritornare un attimo tra di noi e guardarlo negli occhi come si guarda un altro essere umano, perché in fondo anche i santi erano degli esseri umani”.
L’attore ha poi raccontato il lavoro sul “suono”, citando una significativa affermazione di Battiato: “Il primo step per me ha riguardato il suono. In un’intervista molto bella qualcuno chiese a Franco: “Cosa vorresti lasciare dopo la tua morte? Cosa vorresti che restasse in eredità?”, e lui rispose: “un suono”. Questo mi ha colpito fin dall’inizio e quindi è da lì che sono partito.”
Ha così proseguito: “Credo che nel momento in cui ho realizzato il self tape, questo suono sia arrivato da qualche parte: mi ha fatto visita e ha cominciato ad abitarmi. All’inizio non ero consapevole di questa cosa, me ne sono reso conto dopo. Quando l’ho mostrato alla mia compagna, lei mi ha guardato come se la persona che aveva di fronte e quella che aveva appena visto [nel video] non fossero la stessa. Ed effettivamente era così: lì nell’immagine c’ero io, c’era Dario Aita, che però era abitato da un suono arrivato in quel momento”.
I ricordi di Tibaldi e Ballista
La conferenza è stata infine arricchita dalle testimonianze del discografico Bruno Tibaldi e del pianista Antonio Ballista, che hanno condiviso aneddoti e ricordi personali di Battiato.
Tibaldi ha così ripercorso il momento in cui ha firmato il contratto di Battiato per l’EMI, all’epoca de L’era del cinghiale bianco: “Angelo Carrara mi telefonò più volte dicendomi che aveva un artista da farmi conoscere, ma non voleva dirmi il nome. Quando scoprii che si trattava di Franco Battiato pensai: “Ha fatto dei rischi improponibili commercialmente, una roba assurda. Ma magari si riprende.”
“Ci incontrammo nel mio ufficio di Roma: Angelo cominciò a parlarmi delle meraviglie di Franco, mentre lui era seduto in un angolo su un divano, zitto. Dopo un po’, Franco alzò un braccio e disse: “Posso dire una cosa anch’io? Io da questo momento ho deciso di fare i soldi.”.
Toccante è il ricordo condiviso da Antonio Ballista, che ha parlato di Battiato come di una presenza capace di trasmettere una profonda pace interiore: “Tutte le volte che incontravo Franco mi invadeva una sorta di grande pace interiore. Non so a cosa fosse dovuto questo fenomeno, forse al fatto che sapevo che, di tutte le persone che ho conosciuto, era colui che più cercava una verità inattingibile. E credo che l’abbia trovata”.
Appuntamento al cinema e su Rai1
Franco Battiato. Il lungo viaggio arriverà al cinema come uscita evento il 2, 3 e 4 febbraio, distribuito da Nexo Studios. La scelta di concentrare la programmazione cinematografica in tre giorni nasce dalla volontà di rafforzare l’esperienza collettiva della visione in sala, sostenuta da una comunicazione mirata nelle settimane precedenti all’uscita, per restituire al cinema la sua dimensione condivisa.
L’appuntamento sarà poi su Rai 1 per la messa in onda televisiva.
a cura di
Micol Perotti

