Marty Supreme – la recensione in anteprima del nuovo film da Oscar di Timothée Chalamet

Condividi su

In uscita il prossimo 22 gennaio “Marty Supreme”, l’attesissima pellicola di Josh Safdie con la star d’eccellenza Timotheè Chalamet. Noi di The Soundcheck abbiamo visto il film in anteprima e ve ne parliamo qui, in questo articolo! 


Caotico e frastornante. 

Questo è, in due parole, Marty Supreme, finalmente nelle sale dalla prossima settimana. Ispirato alla vita di Marty Reisman, il film è l’ennesima conferma del grande talento di Timothée Chalamet, tra i migliori della sua generazione.

Prodotta da A24 e distribuita in Italia da I Wonder Pictures, la pellicola di Josh Safdie racconta le vicende di Marty Mauser, prima venditore di scarpe in un negozio del Lower East Side, poi giocatore professionista di tennistavolo.

Che cosa saresti disposto a fare per diventare un campione?
Marty lo sa e agisce senza guardare in faccia nessuno, tenendo gli occhi puntati sull’obiettivo: i Mondiali in Giappone. 

Ma la sua assenza di scrupoli e la sua forte determinazione basteranno per spingerlo al vertice, o verrà risucchiato da una spirale infinita di eventi che lo condurrà alla rovina? 

“Marty Supreme”

Il ritmo frenetico dell’opera è sicuramente uno dei suoi elementi peculiari, in grado di coinvolgere – e sconvolgere – completamente lo spettatore, catapultato per ben 149 minuti in un susseguirsi di imprevisti e complicazioni. 

Perché Marty Supreme parte dal celebre torneo di Londra nei primi anni ‘50, abbandonando pian piano la componente sportiva – ridotta ben presto a mero motore d’azione – e andando ben oltre. Tutto ciò che accade lontano da quel tavolo condizionerà e cambierà radicalmente la vita di Marty, ma anche l’esperienza in sala vissuta dallo spettatore, che si troverà davanti ad una creatura ibrida e scatenata. Un biopic inconsueto e incontenibile, fin dai suoi primi minuti.

Anche dal punto di vista tecnico, i movimenti risultano poco fluidi e scattosi, dati dalle frequenti riprese a spalla e dainumerosi primi e primissimi piani su cui la macchina da presa non si sofferma mai troppo a lungo. Questo vagare errante e frenetico si riflette persino sulla sceneggiatura, attraverso cambiamenti repentini di situazioni, e nei dialoghi, caratterizzati da una certa nevroticità. 

Un’esperienza particolarmente coinvolgente che potrebbe, però, frastornare il pubblico, incapace di elaborare a pieno ciò che accade sullo schermo. 

Portandolo a domandarsi se tutto questo non risulti, forse, un po’ troppo.  

Marty “Supreme”, tra realtà e finzione 

L’ultima fatica di Safdie prende spunto dalle vicende di Marty Reisman, cinque volte medaglia di bronzo ai Mondiali di tennistavolo, nonché giocatore più anziano a vincere una competizione nazionale in uno sport di racchetta.

L’opera cinematografica ne riprende alcuni tratti distintivi – la corporatura esile e il tagliente umorismo (da qui il soprannome di The Needle) -, nonché alcuni episodi di vita (le origine ebraiche, lo show-tour di apertura delle partite degli Harlem Globetrotters), ma associare Marty Mauser esclusivamente a tale figura sarebbe riduttivo e impreciso. 

Quest’ultimo è infatti un personaggio particolarmente sfaccettato. 
Ambizioso, arrogante, egocentrico, scomodo. Marty non si risparmia nella sua corsa verso il successo, ponendosi come obiettivo quello di battere Koto Endo, il suo avversario più temibile.

A far discutere, però, sono i modi con cui intende conquistare la sua partecipazione e la vittoria ai campionati mondiali: chiunque è, infatti, considerato un (potenziale) ostacolo che si frappone tra lui ed i suoi obiettivi. Le sue abilità non bastano, anzi, spesso e volentieri sono oscurate dal suo nervosismo e dal suo carattere difficilmente tollerabile. Un atteggiamento che lo metterà ben presto nei guai, portandolo ad allontanarsi dal suo sogno e a rischiare di perderlo definitivamente. 

Una questione di soldi 

Un altro aspetto interessante della personalità di Marty è sicuramente la sua costante attrazione al fascino della ricchezza, a cui il giovane campione anela quasi quanto alla vittoria. 

Dall’ostentazione del lusso sfrenato e lo sperpero di soldi che in realtà non possiede – totalmente in linea con l’arroganza e l’ego smisurato che lo caratterizzano -, fino ad imbrogli, furti disperati e alla seduzione di star internazionali incarnanti l’opulenza di un mondo a lui inaccessibile: la sua mano si estende su ogni cosa, cercando di afferrare tutto quello che gli è stato negato da un’infanzia vissuta nella povertà. 

Lo sfarzo di una vita agiata si contrappone alle pareti incrostate di muffa della sua vecchia camera; il nero caviale e il dolce sentore di champagne segnano un divario netto con la puzza agli angoli del Lower East Side. Hotel di lusso, jet privati… tutto luccica più intensamente, lontano da casa. Tutto appare irresistibile e tangibile, sospeso in un elitario luogo dorato dove ogni cosa è possibile. 

Ma Marty scoprirà ben presto che anche una collana di zirconi può celarsi sotto mentite spoglie, rivelando tutta la sua falsità solo nel momento in cui viene afferrata. Bisogna solo prestare attenzione nel riconoscerla. 

Un’interpretazione da Oscar 

Accompagnato da un cast di indubbio talento – Gwyneth Paltrow su tutti, ma anche Tyler, the Creator e una sorprendente Odessa A’zion -, Timothée Chalamet regge l’intera pellicola, sviluppandone la struttura e i registri più rilevanti. Sicuramente lampante è la sua dedizione nell’interpretazione del personaggio, la cui ambizione richiama in parte quella dello stesso attore protagonista. 

Perché Marty e Timothée sembrano condividere lo stesso folle ed inesauribile sogno. Mettere a segno il punto finale, accasciarsi esausti per terra e alzare finalmente la coppa – o una luccicante statuetta dorata – al cielo, con la consapevolezza di avercela fatta. Di leggere, negli occhi di tutti, una verità da tempo conosciuta. Quella di essere i migliori, e di aver lavorato sodo per diventarlo. 

“Sapevo che era determinato a diventare il più grande… ma sapevo anche che avrebbe potuto soffocarsi con un hot dog ridendo per uno stupido scherzo. C’era un tipo di serietà unico in Timmy che si allineava perfettamente con il sognatore ingenuo e schietto che avevamo iniziato a creare”.

Josh Safdie

Per interpretare il campione di ping pong, infatti, l’attore ha deciso di non servirsi di una controfigura, allenandosi per anni con ex-giocatori professionisti prima di iniziare le riprese.

Il risultato?
Acrobazie, smash, volèe e colpi ad effetto… in un percorso simile a quello compiuto per la realizzazione di A Complete Unknown

Una dedizione totale al Cinema e al personaggio. Una vera e propria lettera d’amore per il pubblico che lo vedrà in sala. Perché l’interpretazione del giovane attore newyorkese brilla qui per intensità e grandezza, rivelandosi l’ennesima prova complessa e sfaccettata. La rappresentazione di un personaggio a tutto tondo capace di farci ridere ed emozionare, affascinare e – allo stesso tempo – profondamente innervosire, trascinandoci con la sua energia in un percorso di decostruzione e di decadenza che lo muterà profondamente. 

L’ultima scena di Chalamet non lascia spazio a dubbi. Il suo respiro tremante, quel primo piano che avanza soffermandosi sui suoi occhi stanchi e rigati di lacrime, sul volto scavato contratto da un pianto commosso, promettono molto di più di una semplice vittoria contro il n.1. al mondo… . 

Che sia giunto il momento per Chalamet di rivendicare l’ambita statuetta? Noi ne siamo certi, ma l’ultima parola la lasciamo a voi! 

Le prevendite sono già aperte: Marty Supreme vi aspetta in sala a partire dal 22 gennaio.
Non lasciatevelo scappare! 

a cura di 
Maria Chiara Conforti
Sofia Vanzetto 

Seguici anche su Instagram!

LEGGI ANCHE – La Grazia – la recensione del nuovo film di Sorrentino in apertura a Venezia 82
LEGGI ANCHE – 28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa: la recensione in anteprima
Condividi su

Related Post