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Aizo” la nuova openinig di Jujutsu Kaisen è ricca di riferimenti al mondo dell’arte. In questo articolo li analizzeremo insieme. ATTENZIONE: nonostante non ci siano spoiler relativi all’arco narrativo dei Culling Game, nel testo sono presenti riferimenti alle prime due stagioni dell’anime

L’8 gennaio sono andati in onda, su Crunchyroll, i primi due episodi della terza stagione di Jujutsu Kaisen che porteranno sullo schermo l’arco narrativo dei Culling Game.

Come si può capire da quanto visto fino ad ora questa stagione sarà più cupa rispetto alla precedenti e le animazioni stesse riflettono questo cambio di tono. I movimenti sono più nervosi, i combattimenti più istintivi, i colori più spenti e le ombre pesanti creano un effetto quasi claustrofobico.

Oggi però non sono qui a parlarvi dell’anime ma della sua opening Aizo, firmata da King Gnu già autore dell’amatissima Specialz (sigla dell’arco dell’incidente di Shibuya). In particolare voglio soffermarmi sui numerosi richiami alle opere d’arte che MAPPA ha inserito all’interno dell’opening. A prima vista potrebbero sembrare scelte casuali ma, in realtà, si tratta di opere che richiamano aspetti e tematiche che ritroveremo durante la stagione.

Ophelia di John Everett Millais

Il quadro, realizzato tra 1851 e il 1852 rappresenta Ophelia, una delle figure centrali dell’Amleto di Shakespeare. La donna viene rappresentata nel momento che precede la sua morte: si lascia trascinare dalla corrente, senza opporre resistenza, accettando il suo destino. Nella sigla la figura di Ophelia viene sostituita da quella di Maki Zen’in. Come l’eroina shakespiriana la ragazza era destinata a non avere una sua voce; le donne nella famiglia Zen’in, infatti, devono sottostare passivamente agli ordini degli uomini.

Ma Maki, non è Ophelia.

Le viene detto di sottomettersi, di stare zitta e di essere soltanto un peso per la famiglia ma lei non accetta il suo destino e anziché “annegare” decide di agire. 

L’urlo di Munch

Un’opera che non ha bisogno di presentazioni. La figura rappresentata è priva di connotati e questo perché l’artista voleva rappresentare delle sensazioni: l’ansia, l’angoscia e la solitudine. L’accostamento di questa figura a Satoru Gojo non è casuale. Lui è lo stregone più potente di tutti e questa sua forza, in qualche modo, lo ha sempre tenuto lontano dagli altri. Lui non può permettersi di crollare perché è il pilastro su cui si regge il mondo degli stregoni e quindi si mostra sempre allegro, felice e leggero.

Ma cosa succede quando il pilastro crolla? Il mondo piomba nel caos e nell’angoscia.

Ed è proprio questo che ci aspetta nei Culling Game.

Due bambini addormentati (Two sleeping children) di Peter Paul Rubens

Come suggerisce il titolo stesso Rubens raffigura due bambini, due fratelli, che dormono placidamente. Il dipinto, realizzato tra il 1612 e il 1613, rappresenta una scena intima e mette in luce la vulnerabilità dei due neonati. In Aizo i due fratelli sono sostituiti dalle gemelle Maki e Mai che, in quanto donne della famiglia Zen’in erano destinate ad una vita difficile. Questa scelta grafica ci suggerisce che abbiano avuto un momento tranquillo prima della loro vita costellata di sofferenze (il peggio lo vedremo proprio in questa stagione).

Il bacio di Gustav Klimt

Klimt in quest’opera raffigura due amanti che si abbandonano ad un bacio passionale. L’oro è il colore predominante e regala alla scena un’aura quasi eterea. L’uomo stringe la testa dell’amata mentre lei si abbandona completamente al bacio, in modo quasi estatico. Nella sigla di Jujutsu Kaisen i protagonisti dell’opera di Klimt vengono sostituiti da Yuta Okkotsu e Rika. Nell’opening però non abbiamo nessun tipo di dolcezza. I colori sono spenti, il volto di Yuta sembra deformato in un grido mentre Rika, gli tiene le mani sul viso. Questa rappresentazione mette in scena il legame indissolubile che lega il giovane stregone alla maledizione. 

I legami familiari: Dead Mother di Egon Schiele e Camille Monet e suo figlio Jean nel giardino di Argenteuil di Monet

Dead Mother di Egon Schiele è un dipinto drammatico, tragico che rappresenta una madre, ormai più simile a un cadavere, che abbraccia il suo bambino (che richiama un feto ancora nell’utero). Nell’opening la madre e il bambino sono incarnati da Yuji e da Kaori Itadori, anche se con uno sguardo più attento possiamo notare che non si tratta davvero della donna ma di Kenjaku che ha preso possesso del suo corpo. Un’opera che fa riflettere sulla morte e sui legami familiari. 

Sempre su questo tema, ma sul rapporto padre-figlio, è il riferimento a Camille Monet e suo figlio Jean nel giardino di Argenteuil. I protagonisti del dipinto di Monet vengono sostituiti dal preside Yaga e da Panda. A differenza degli altri quadri l’atmosfera rimane distesa e piacevole, proprio per mettere in luce il rapporto d’affetto che lega i due personaggi.

I riferimenti all’arte orientale

In un anime con un opening piena di richiami al mondo dell’arte non potevano mancare i riferimenti alle stampe giapponesi. Studio Mappa sceglie di ispirarsi alle opere di Utakawa Kuniyoshi, uno dei maestri dell’Ukyo-e, in particolare alle sue silografie dedicate a guerrieri e samurai. Le pose di Yuta e Maki, infatti, richiamano quelle dei combattenti illustrati dall’artista. Sarà un caso che proprio loro due siano stati scelti per incarnare queste figure? Direi di no, ma per non fare spoiler a chi non ha letto il manga, non aggiungerò altro.

L’ultimo riferimento è un’opera di Yoko Tadanori: Dark Night Light Path N City-V. Non ho trovato molte informazioni riguardo quest’opera. La scena rappresenta un paesaggio metropolitano notturno con una strada che si biforca. Nella opening vediamo un personaggio di spalle percorrere una delle due strade. Questa della biforcazione è una scelta molto forte perché in questa stagione tutti i personaggi si troveranno a prendere decisioni difficili. Anche l’ambientazione urbana non è casuale e richiama l’arena di gioco dei Culling Game.

Come preannunciato dai primi due episodi ci aspetta una stagione cupa in cui i protagonisti dovranno essere disposti a mettersi in gioco e a rischiare ogni cosa. Perché anche chi uscirà vincitore dai Culling Game è destinato a perdere qualcosa…

a cura di
Laura Losi

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di Laura Losi

Laura Losi è una piacentina classe 1989. Si è laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi sulla Comunicazione Politica di Obama. Avrebbe potuto essere un medico, un avvocato e vivere una vita nel lusso più sfrenato, ma ha preferito seguire il suo animo bohemien che l’ha spinta a diventare un’artista. Ama la musica rock (anche se ascolta Gabbani), le cose da nerd (ha una cotta per Indiana Jones), e tutto ciò che riguarda il fantasy (ha un’ossessione per Dragon Trainer). Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo “Tra le Rose” e a breve vedrà la luce anche la sua seconda fatica, il cui titolo rimane ancora avvolto nel mistero (solo perché in realtà lei non lo ha ancora deciso).

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