“Il Male”: ce lo racconta Massimiliano “Ufo” Schiavelli

“Il Male”, il nuovo album dei The Zen Circus, arriva dopo tre anni dall’ultimo lavoro ed è così denso di significati, da ascoltare e riascoltare. E poi iniziare nuovamente.

Con venticinque anni di carriera e dodici intensissimi album alle spalle, i The Zen Circus tornano con un nuovo lavoro, potente ed emozionante ma anche delicato e arrabbiato. Dopo aver consolidato un percorso in costante evoluzione e attratto un seguito transgenerazionale, la band riprende i discorsi precedenti con uno sguardo tagliente e affilato nel confronti del male ma anche di tutte le emozioni dell’animo umano.

Anche in questo lavoro ritroviamo un suono forte e dirompente, con una energia che ha caratterizzato anche tutti gli altri precedenti lavori della band, accompagnando il sound con tematiche crude e dirette dove protagonisti sono il dolore, la società dell’apparenza, e l’imperfezione dell’essere umano esaltandone anche la sua fallibilità.

L’intento è mettere tutto sul piatto, non nascondere o ignorare nulla, seppur doloroso, poiché questo ne alimenterebbe la forza. Un album in cui la retorica non esiste, ma prendono vita, con forza, la realtà cruda fatta di temi anche scomodi.

In questo nuovo album c’è davvero tanto, tanto sentimento. Così come ci sono tante tematiche universalmente importanti per l’uomo. Ne parliamo con Massimiliano “Ufo” Schiavelli.

Ciao, Ufo. Prima di iniziare, ho una curiosità: ti sei fatto davvero male nel video di Telemale? Quante volte avete provato?

Eh, sì un tantino. La prima volta l’ho fatta per scherzo. Però sembrava carina, ho visto che ha funzionato, quindi l’ho fatta una seconda volta ed è lì che effettivamente mi sono fatto un pochino male. Quel “beep” che si sente è spontaneo.

Allora, in una delle canzoni del vostro album, “Virale” c’è una frase in cui dite “L’esplosivo è molto più inclusivo”. È forse una metafora di un livellamento sociale dato dalle disuguaglianze poiché nel momento di un’esplosione siamo tutti uguali?

In quella canzone ci sono tanti giochi di parole, tanti significati, tante interpretazioni. Chiaramente nessuno di noi vuole mettere realmente una bomba da qualche parte. Un po’ come nella canzone “Il bombarolo” di De André. Era un’immagine che ci piaceva, un po’ surreale. È un ritratto un po’ feroce della società dello spettacolo e ci sono anche richiami a testi importanti del maggio francese. Una sorta di pastiche letterario. E sicuramente c’è molta frustrazione e anche rabbia e con una immagine paradossale come questa, abbiamo anche piacere di conoscere l’interpretazione che ne dà il pubblico. Vogliamo lasciarci stupire dai feedback che riceviamo. Quindi questa tua possibile interpretazione può essere una delle varie che si possono dare al brano. Nell’album ci sono tante domande ma non ci sono risposte. Quelle, le attendiamo dal pubblico.

In questo album ritorna spesso il tema dei vent’anni. Lo si ritrova per esempio in “Vecchie troie” ma anche in “È solo un momento”. Secondo voi i ventenni di adesso hanno più difficoltà di noi nella vita di tutti i giorni?

Eh, questo è un domandone. Intanto, a noi piace avere un dialogo costante con tutti, di tutte le età, per comprendere e confrontarci. I vent’anni, quell’età, sono pieni di cose belle, cose brutte, ma tutto fa parte della crescita. È stato per tutti così e sempre lo sarà. Per noi rivolgerci a persone di quell’età è un po’ come parlare con noi stessi del passato, per mantenere aperto il dialogo. Mentre vivi quei momenti ti chiedi se dureranno per sempre, poi passa il tempo e capisci che sono passati in fretta, in un soffio. E quindi come vedi, nascono anche canzoni nostalgiche come “È solo un momento” oppure quelle un po’ più sarcastiche come “Vecchie troie”. Quindi no, avere vent’anni è stato ed è difficile per tutti, in ogni epoca, anche se in modo diverso e a noi piace il gioco di specchi e di rimandi che può creare con una canzone, che ci vede poi tutti connessi.

È un po’ la situazione dei Millennials che si guardano indietro…

Si ma più che i millennials, la generazione X. Perché se ci pensi, noi siamo quella generazione di mezzo e siamo un po’ come esclusi dai discorsi generazionali, come un po’ dimenticati. Ci sono i boomer, che hanno avuto benefici e crescita economica che però alla nostra generazione non sono arrivati, poi ci sono i millennials, quelli che si sono adattati velocemente alle novità. E noi invece chi siamo? Forse i più nostalgici, quelli che non hanno una vera e propria connotazione, siamo proprio noi, generazione X anche se, come tutti gli altri in ogni epoca c’è il ragazzo che le ha provate tutte, quello che ha tentato di scappare dalla provincia, quello che non è invece mai voluto uscire dalla provincia. Diciamo che, tutti noi siamo una matrioska di epoche.

Prima hai parlato della vita di provincia, che è un po’ il tema ricorrente nella vostra musica. In questo album però la sento meno presente come tematica. La provincia fa ancora parte di voi?

Ah guarda noi la rivendichiamo proprio. Siamo provinciali: io sono rimasto a Pisa, per esempio, ma anche gli altri abitano in provincie piccole, chi a Lucca e chi a Forlì. Inoltre nei nostri anni formativi abbiamo percorso le provincie in lungo e in largo, prima di approdare, per esempio, all’Alcatraz. È dalla provincia che veniamo ed è anche la realtà che siamo abituati a osservare, analizzare. La provincia è un incubatore di cose incredibili, un po’ come diceva Pavese, il luogo dove si tirano i sassi dal cavalcavia perché non c’è nulla da fare e qualcosa ti devi inventare, e per noi l’Italia è un po’ una costellazione di provincie. Dentro c’è tutto: megalomania, invidia, amore. Forse in questo disco trattiamo meno la provincia, ma tutto parte comunque da lì.

La canzone “Novecento” porta con sé una sequenza di nomi di personaggi famosi, tutti appunto nati nel ‘900, un po’ come metafora che nel vecchio secolo c’è tutto e anche di più di quello che abbiamo ora. Secondo voi, dato che come descrivete in questo album, non bisogna nascondere e dimenticare niente, c’è qualcosa che ci siamo portati con noi dal ‘900?

Novecento è un è un bel problemone. Ci sono tante cose che si possono dire sui tempi passati, un po’ come le persone più mature che dicono “Si stava meglio quando si stava peggio” oppure “Era meglio ai miei tempi”, oppure ci sono anche tante persone che non c’erano nel 900 e si immaginano chissà quale realtà. C’è anche chi lo chiama “Il Secolo Breve” (Hobsbawm, ndr). La verità è che non è stato per nulla breve e non si stava meglio o peggio: semplicemente è stato un secolo dove dentro c’era tutto, mobilitazioni di massa, mobilitazione giovanile, cosa in cui il ‘900 ha il primato. Il ‘900 ha portato tanta gente in piazza.

Le persone in piazza infatti le stiamo vedendo anche ora…

E infatti questa è una cosa che ci arriva del ‘900, che ci rimane sulle spalle per qualcosa che è successo tantissimi anni fa. Il Novecento sta tornando con una potenza totale, con la pesantezza della guerra e dei carri armati, con populismo e leader di popolo che decidono ad un tratto di impadronirsi di territori, con genocidi, con creazione di muri… Pensavamo fosse tutto stato lasciato nel vecchio secolo, ci speravamo.

In questi venticinque anni di carriera e con tutti i concerti che avete, fatto c’è una canzone che dovete per forza suonare, che insomma vi fa dire “ecco siamo noi, gli Zen”?

Ah beh, ce n’è una che se non la facciamo ci picchiano, che è “Viva”. Poi c’è anche “L’anima non conta”. Queste due non possono mancare ai nostri concerti.

E parlando di concerti, queste sono le prossime date del Tour:

28 novembre – Padova – Hall – SOLD OUT
29 novembre – Padova – Hall – Nuova Data
03 dicembre – Milano – Alcatraz
04 dicembre – Torino – OGR Torino
05 dicembre – Firenze – Teatro Cartiere Carrara
11 dicembre – Roma – Atlantico
12 dicembre – Bologna – Estragon – SOLD OUT
13 dicembre – Bologna – Estragon – Nuova Data
26 dicembre – Molfetta (BA) – Eremo
27 dicembre – Senigallia (AN) – Mamamia
28 dicembre – Napoli – Duel
29 dicembre – Perugia – Urban

a cura di
Sara Alice Ceccarelli

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di Sara Alice Ceccarelli

Giornalista iscritta all’ODG Emilia Romagna si laurea in Lettere e Comunicazione e successivamente in Giornalismo e Cultura editoriale presso l’Università di Parma. Nel 2017 consegue poi un Master in Organizzazione e Promozione Eventi Culturali presso l’Università di Bologna e consegue un attestato di Alta Formazione in Social Media Management presso l'Università di Parma. Ama il giallo e il viola, possibilmente assieme e vive in simbiosi con il coinquilino Aurelio (un micetto nero). La sua religione è Star Wars. Che la forza sia con voi.

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