Vasco Brondi incontra Pier Vittorio Tondelli in “Rimini come Hollywood”: il reading-concerto al Teatro Galli di Rimini, per dare voce a una generazione inquieta
C’è un filo sottile, fatto di lettere, canzoni e turbamenti, che unisce Vasco Brondi a Pier Vittorio Tondelli. Un legame che ha preso forma durante il reading-concerto “Rimini come Hollywood: Tondelli sull’East Coast italiana tra canzoni e letture”, che il cantautore ferrarese ha dedicato allo scrittore emiliano, nell’ambito delle celebrazioni per gli 80 anni dalla nascita e i 40 dall’uscita del romanzo Rimini.
Vasco Brondi l’aveva preannunciato, “questa estate non sarò in tour”. Tra luglio e agosto, il cantautore farà infatti solo quattro apparizioni, quattro atti unici. Ognuno con un’anima e un titolo proprio, un tempo da rispettare e uno spazio da onorare.
Nell’appuntamento di Rimini, in scena sul palcoscenico del Teatro Galli, Brondi porta Pier Vittorio Tondelli.
“In un momento in cui tutto è replicabile – racconta – mi piace l’idea di qualcosa che non lo sia, e che siamo tutti qui, tutti insieme nello stesso momento, a viverlo.”
Si comincia con Adriatico, un titolo che è già una dichiarazione poetica. I luoghi reali e immaginari della costa romagnola si intrecciano con quelli interiori. È un viaggio tra “Un weekend postmoderno” e le canzoni nate da quella stessa pulsione verso il bisogno di partire per ritrovarsi.
Con Le ragazze stanno bene il legame tra la musica di Brondi e la scrittura di Tondelli si fa più evidente. Entrambi hanno raccontato la provincia – quella “forza magnetica e respingente”, come la definisce Vasco, tra il bisogno di andare e il desiderio, a volte contraddittorio, di tornare. Rimini, in questo contesto, è città reale e mitica insieme. Una città che si è costruita da sola, su sabbie e visioni. La città tondelliana per eccellenza.
“Quando ero giovane” aggiunge, “pensavo che fosse impossibile raccontare qualcosa rimanendo nella provincia, poi dopo aver letto Tondelli ho capito”. Brondi cuce insieme due sguardi, il suo e quello di Tondelli, diversi ma affini, entrambi capaci di raccontare l’urgenza di vivere e le contraddizioni dell’essere giovani.
Sembra felice di essere qui, a celebrare lo scrittore di Reggio Emilia in questa terra che lo ha ispirato. Ricorda l’aneddoto di Tondelli sul letto d’ospedale, in cui lo scrittore emiliano aveva dichiarato di essere “infinitamente triste“, perché pensava che, una volta morto, non sarebbe stato ricordato. “Credeva di essere stato uno scrittore minore”, e aggiunge: “ma questa serata è la risposta più bella. E spero che, in qualche modo, questa risposta gli arrivi”.
La scaletta scorre con andamento quasi cinematografico. Da Il sentiero degli Dei a Coprifuoco, fino a Ci abbracciamo – qui proposta in una versione “folktronica”, come la definisce il cantautore – il concerto alterna pezzi recenti e brani mai più suonati da anni.
“Questi brani non li facciamo da tanto“, confessa, e proprio l’idea che questa scaletta sia unica e irripetibile rende ancora più prezioso il momento che stiamo vivendo.
C’è spazio per I destini generali, per Fuoco dentro e per la malinconia struggente di La Terra, l’Emilia, la Luna. Non manca nemmeno la cover di Bandiera Bianca, di Franco Battiato.
Tra una canzone e l’altra, Brondi condivide riflessioni e ispirazioni. Le sue parole diventano parte dello spettacolo, ponti tra i testi e il pubblico, che ascolta in silenzio e poi esplode in applausi.
Il concerto si chiude con Chakra, cantata a squarciagola insieme al pubblico. Quello di stasera è stato un omaggio, certo. Ma anche qualcosa di più: una dichiarazione d’amore da parte di Vasco Brondi. A Tondelli, a Rimini, e a tutto ciò che, dentro di noi, continua a cercare una direzione.
Scaletta della serata:
Adriatico
Le ragazze stanno bene
Il sentiero degli Dei
Coprifuoco
Ci abbracciamo
I destini generali
Due animali in una stanza
Fuoco dentro
40 km
Qui
La Terra, l’Emilia, la Luna
Bandiera bianca (cover di Franco Battiato)
Quando tornerai dall’estero
Cara catastrofe
Mistica
Encore:
A forma di fulmine
Un segno di vita
Chakra
a cura di
Daniela Fabbri

