Il “Grazie ma no grazie tour” è appena iniziato e, dopo le date a Torino e Modena, Willie Peyote arriva a Cattolica per la terza tappa all’Arena della Regina.
Dopo le prime date, il “Grazie ma no grazie tour” vede come protagonista Cattolica, con l’Arena della Regina pronta ad accogliere Willie e la sua band.
L’arena, a dirla tutta, non era certo piena come avrebbe potuto. Rispetto a quello che di solito muove Willie Peyote in altre piazze, qui la cornice era più raccolta.
Come sempre, alla fine “pochi ma buoni” non è solo un modo di dire. Il pubblico è vario, genuino, e in tanti sfoggiano il granata addosso, omaggio al Toro di cui Willie è tifoso.
Willie non è certo uno da scenografie inutili o da fuochi d’artificio per riempire buchi: sul palco porta un set minimal, pochi effetti speciali, ma una cosa che non manca mai, una band incredibile, vero asso nella manica.
La scaletta lascia molto spazio all’ultimo album, “Sulla Riva del Fiume” ma anche tante pietre miliari ad omaggiare uno dei suoi migliori dischi, che quest’anno spegne dieci candeline: “Educazione Sabauda”.
Si parte con “Che bella giornata”, si passa per “Sulla riva del fiume”, “Giorgia nel Paese che si meraviglia”, “Io non sono razzista ma…” , dedica alla nostra amatissima premier.
Poi arriva l’intimità dal sound jazz di “Buon auspicio” e le storie di “Portapalazzo”. Si continua con l’energia del tormentone “Next”. Grandi cori sulle note di “Willie Pooh” e “La tua futura ex moglie”. Si salta e si balla su “C’era una vodka”, “Ottima scusa”, “Le chiavi in borsa”, fino ai due inni sanremesi “Grazie ma no Grazie” e “Mai dire mai”.
Willie ironizza sempre su se stesso, con quel fare cinico che è diventato il suo marchio.
Adesso molti dei suoi pezzi parlano anche d’amore, in tutte le sue sfumature, ma quando la scaletta inizia a farsi “troppo dolce”, lui con un sorriso, avvisa tutti: “Una volta facevo il rapper”.
Ed ecco che parte il medley più atteso, la sua “compilation dei vaffanculo” come l’ha già chiamata più volte in passato.
Pubblico si esalta e inizia a saltare, rappare con i diti medi alzati sulle barre di “Oscar carogna”, “Friggi le polpette nella merda”, “1312”, “Glick” . Un’esplosione di vecchia scuola.
Willie Peyote è così: riesce a mettere insieme generazioni diverse, pezzi che non invecchiano mai e quella scrittura schietta che non ha paura di dire le cose come stanno. Una faccia tosta, un cinismo tutto torinese e un’ironia che non stanca mai: un mix perfetto a cui, onestamente, è impossibile dire “grazie ma no grazie”.
La scaletta:
- Che bella giornata
- Sulla riva del fiume
- Giorgia nel Paese che si meraviglia
- Io non sono razzista ma…
- Buon auspicio
- Portapalazzo
- I cani
- Next
- Metti che domani
- Willie Pooh
- Polvere
- Etichette
- Un tempo piccolo
- Giusto la metà di me
- Aglio e olio
- Oscar Carogna
- Friggi le polpette nella merda
- Glick
- La tua futura ex moglie
- C’era una vodka
- Ottima scusa
- Le chiavi in borsa
- Grazie ma no grazie
- Mai dire mai
- E allora ciao
a cura di
Martina Giovanardi

