E’ arrivata in Italia la band che ha inventato il trip hop e lo ha diffuso ai suoi proseliti come una rivisitazione “black” della musica psichedelica
Sono letteralmente un attacco massivo, un tripudio di aderenza alla realtà mista al sogno, lotta politica e arte concettuale. Assistere ad un concerto dei Massive Attack vuol dire immergersi in atmosfere impalpabili e, come Alex Delarge di Arancia Meccanica, assistere ad una sequela di immagini disturbanti proiettate sullo schermo.
La band racconta la guerra sia iconograficamente che musicalmente: le immagini di Netanyahu, Trump e Putin sono “sbattute in prima pagina” insieme alla distruzione e alla morte di cui sono responsabili.
Se al primo brano cover di Gigi D’Agostino “In My Mind” il pubblico ondeggiava al virtuosismo della band, da “Risingson” l’atmosfera sembra sospesa, la gente è angosciata e allo stesso tempo stupita dalle domande esistenziali proiettate sullo schermo: “Is This Real?”, “Do I Matter?”, “Can I Feel?”, “Do I Belong?”
E’ quello che fa l’arte contemporanea, dopotutto : non risponde alle domande ma te ne crea di nuove, di solito esistenziali e sarcastiche.
Il binomio dimensionale tra il rarefatto e l’impegno sociale rende i Massive Attack interessanti ancora oggi, non solo per i messaggi che veicolano ma anche per la qualità altissima dei musicisti e dei/delle cantanti: Robert Del Naja, Grant Marshall, Elisabeth Fraser, Horace Handy e Deborah Miller.
La cantante del celebre album “Mezzanine” citata sopra, Elisabeth Fraser, è stata accolta dal pubblico come una alternative diva, voce dei nostri smarrimenti adolescenziali, musa e icona indubbia del progetto Massive Attack.
Sono stati affrontati poi altri temi molto insidiosi dei nostri tempi: il controllo celato dietro alle teorie cospirative, la povertà dilagante, il protagonismo dell’intelligenza artificiale. Scorrevano nomi e cognomi. Il numero delle vittime in aumento mentre la musica incalzava creava straniamento, confusione, indignazione. Impotenza fino all’assuefazione in un climax crescente.
Conclusioni
Tra i concerti più belli a cui abbia mai assistito. Lo consiglio a tutti quelli che amano viaggiare stando fermi, anche perché a giugno, dato il caldo, muoversi è ancora più faticoso!
[rl_gallery id=”310684″]
a cura di
Edoardo Iannantuoni
foto di
Emanuela Giurano

