Stereophonics: la recensione del nuovo album “Make ‘Em Laugh, Make ‘Em Cry, Make ‘Em Wait”

Il 13° album della band gallese conferma la loro formula vincente, tra Britpop e nuove sfumature sonore

Gli Stereophonics tornano con il loro tredicesimo album in studio, “Make ‘Em Laugh, Make ‘Em Cry, Make ‘Em Wait portandoci tutta la loro essenza .

Falli ridere, falli piangere, falli aspettare

A quasi trent’anni dal debutto, gli Stereophonics dimostrano ancora una volta di sapere come si scrive un disco capace di colpire al cuore. Make ‘Em Laugh, Make ‘Em Cry, Make ‘Em Wait, uscito il 25 aprile 2025, è il tredicesimo capitolo della loro lunga carriera e, con soli otto brani, rappresenta una sintesi compatta e intensa della loro visione musicale: senza fronzoli, ma ricca di sfumature.

Foto credits Stereophonics official FB page

Fin dalle prime note del singolo di lancio There’s Always Gonna Be Something, l’ascoltatore viene trasportato in un paesaggio emotivo che alterna leggerezza e malinconia. Le aspettative erano alte e, senza dubbio, la band guidata da Kelly Jones non ha deluso. La canzone, con le sue chitarre brillanti e un ritornello che resta impresso, è un invito a fare pace con l’incertezza, a lasciarsi trasportare dal flusso della vita.

Un viaggio elettrico tra stili e suggestioni degli Stereophonics

Quello che colpisce di Make ‘Em Laugh, Make ‘Em Cry, Make ‘Em Wait è la sua varietà di atmosfere: il Britpop degli esordi è ancora presente, ma arricchito da influenze country, accenti folk e venature rock più mature. L’intero album ha il sapore di un viaggio in macchina con i finestrini abbassati: una colonna sonora da ascoltare guardando il mondo scorrere, tra paesaggi aperti e momenti di riflessione.

Nel brano Seems Like You Don’t Know Me, Kelly Jones canta con voce intensa una ballata dolceamara sulle incomprensioni e sulla distanza emotiva, mentre in Make It on Your Own si cambia registro: ritmo più acceso, riff accattivanti e un’energia contagiosa che invita all’autonomia e alla spensieratezza. Mary Is a Singer ci riporta invece in territori più narrativi e intimi, raccontando di sogni infranti e resilienza, con un tocco quasi cinematografico. E poi c’è Backroom Boys, dove la band omaggia chi lavora dietro le quinte della vita, in una corsa elettrica di chitarre e batteria che sprigiona energia e orgoglio.

Una conferma, non una rivoluzione

Non ci sono colpi di scena in questo disco, e forse paradossalmente è proprio questa la sua forza. Gli Stereophonics non cercano di reinventarsi, ma di risuonare con sincerità. Ogni brano è una storia, ogni nota una sensazione condivisa. La voce graffiata di Kelly Jones continua a essere l’anima pulsante del progetto, capace di toccare corde profonde e di evocare quella voglia di stare insieme, guardarsi negli occhi e condividere anche ciò che non si può spiegare.

Foto credits Stereophonics official FB page

Un disco che profuma di verità, di giornate luminose e serate tra amici, di riflessioni silenziose e momenti da gridare a squarciagola. Gli Stereophonics restano fedeli a sé stessi, e va bene così: perché certe emozioni non hanno bisogno di sorprese, solo di essere vissute.

Prossimi live concerts

Gli Stereophonics presenteranno l’album dal vivo anche in Italia: appuntamento il 14 maggio all’Alcatraz di Milano, il 28 agosto a Villa Ca’ Cornaro (VI) e il 29 agosto all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Soddisfazione e divertimento garantito!

Make ‘Em Laugh, Make ‘Em Cry, Make ‘Em Wait
  1. There’s Always Gonna Be Something
  2. Seems Like You Don’t Know Me
  3. Make It on Your Own
  4. Mary Is a Singer
  5. Backroom Boys
  6. Dust in the Headlights
  7. Let the River Decide
  8. Last Night at the Fair

a cura di
Francesca Bandieri

Seguici anche su Instagram!
LEGGI ANCHE –Negrita – Vox Club, Nonantola (MO) – 1 maggio 2025
LEGGI ANCHE – “Ferrara sotto le stelle”, annunciata la line up dell’edizione 2025

Related Post