“Connected”: l’impatto dell’AI sulle nostre vite nel nuovo documentario di BIP

“Connected”: l’impatto dell’AI sulle nostre vite nel nuovo documentario di BIP
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Disponibile da oggi venerdì 23 febbraio su Prime Video e Apple TV “Connected”, il primo documentario di BIP sull’intelligenza artificiale e sui suoi effetti all’interno della nostra società. Noi di The Soundcheck abbiamo avuto il piacere di vederlo in anteprima, e ve ne parliamo in questo articolo!

Tecnologia ed intelligenza artificiale: che impatto stanno avendo ed avranno, penetrando nelle nostre vite?
Come potranno ridefinire la nostra essenza?
Quale futuro ci attende? 

A queste domande tenta di rispondere Connected, il documentario che segna l’ingresso della multinazionale Bip nel settore dell’audiovisivo. Il quale si propone di analizzare il rapporto fra uomo e macchina e gli effetti che le innovazioni tecnologiche possono avere all’interno della nostra società. 

L’intelligenza artificiale

Negli ultimi anni siamo stati partecipi di una rivoluzione paragonabile alla scoperta del fuoco e dell’energia atomica: l’introduzione dell’intelligenza artificiale e la sua irruzione in ogni tipo di settore, ma soprattutto nella nostra quotidianità. Scenari che prima sarebbero apparsi inimmaginabili si presentano ora chiaramente davanti agli occhi di tutti. 
La tecnologia è diventata parte di noi, un elemento imprescindibile ed inseparabile delle nostre vite, al quale nessuno sarebbe disposto a rinunciare. 

Ma, come ogni scoperta scientifica, insieme ai vantaggi anche questa nasconde inquietanti lati oscuri, poiché il mondo tecnologico – e soprattutto quello dell’intelligenza artificiale – ha sicuramente innumerevoli pregi, ma anche altrettanti difetti.

Così, parallelamente all’entusiasmo di chi si getta in una realtà all’interno della quale i ritmi si velocizzano e in cui la comunicazione diventa sempre più mirata e precisa, iniziano a sorgere sempre più dubbi e paure riguardo all’immenso potere che si sta lasciando a queste macchine.
Pena, i possibili scenari distopici e la sostituzione della presenza umana

Ma, tra i favorevoli senza remore e chi invece, riflettendo sulle nascenti questioni sociali ed etiche, si è espressamente dichiarato avverso, c’è un terzo polo, rappresentato proprio da questo documentario. 

Un nuovo punto di vista

Il produttore del progetto Luca Monaco fa leva sulla scelta di un approccio più bilanciato, che metta in luce i numerosi benefici, senza però rinunciare ad evidenziare anche tutti quei rischi che l’intelligenza artificiale e le più recenti innovazioni tecnologiche portano con sé. 

Gli effetti positivi sono evidenti, ed anche la regista Simona Calo non manca a sottolinearli. Abituata ad occuparsi di argomenti completamente diversi da questi, per lei la tecnologia ha infatti rappresentato una sfida, una grande opportunità che le ha permesso di imparare moltissimo.
Senza il supporto tecnologico sarebbe stato impossibile realizzare un progetto così ambizioso ed intervistare esperti diversi provenienti da ogni parte del mondo, mediante l’utilizzo di una regia a distanza che lei stessa ha avuto la possibilità di controllare.

La regista evidenzia poi la grande potenzialità del mondo delle macchine, in grado di colmare le disuguaglianze socio-economiche e di risolvere problemi legati al cambiamento climatico. Costituendo un’ottima risorsa in ambito medico, creativo, educativo, aziendale. 

D’altro canto, anche gli effetti negativi sono degni di considerazione. I rischi, principalmente di tipo etico, sono strettamente legati alla possibilità di gestione di questi strumenti avanzati da parte di poteri centralizzati, in un’ottica in cui poche aziende deterrebbero il potere, arrivando a condizionare e a manipolare la società. Con chiare ed inevitabili conseguenze: minore democrazia e perdita della privacy dei singoli individui. 

Il dilemma viene risolto da un connubio di divulgazione, informazione ed intrattenimento, che va a combaciare con la stessa mission di Bip

“Connected”

Luca Monaco spiega come Connected sia il risultato di una grande squadra di ottanta professionisti sparsi per il mondo, che hanno lavorato a lungo alla creazione di un progetto che arrivasse a tutti. La scelta non poteva che ricadere, quindi, su un’opera dal linguaggio cinematografico.

Come azienda internazionale, inoltre, BIP si è posta l’obiettivo di distribuire il documentario in tutto il mondo. Risultato pienamente raggiunto, poiché esso arriverà in oltre 74 Paesi diversi. 

Un’altra sfida era rappresentata dal linguaggio: c’era infatti bisogno di trattare argomenti complicati ed oscuri rendendoli accessibili al grande pubblico, senza utilizzare termini troppo specifici, ma forme semplificate e comprensibili. 

Connected si erge quindi su due filoni: uno divulgativo e uno narrativo.
Per quanto riguarda il primo, in esso sono presenti interviste ad esperti in tutto il mondo, personaggi politici membri del Parlamento Europeo e persone provenienti dagli ambiti più vari, tra cui quello aziendale, accademico, artistico e medico. 
Ciascuna di esse cerca di dare un contributo, illustrando differenti approcci e rispondendo alle domande più frequenti riguardanti l’intelligenza artificiale. 

Questo filone viene poi mescolato parallelamente a quello narrativo, un cortometraggio con la presenza di attori professionisti che si frappone tra una scena e l’altra. Il protagonista è un musicista in crisi, la cui carriera in bilico potrebbe tuttavia svoltare grazie ad un inquietante robot regalatogli dalla sua manager, impaziente di rivederlo all’opera. 

La riluttanza e la ritrosia del personaggio nei confronti di una così potente macchina tecnologica – che lo potrebbe salvare, ma contemporaneamente mettere anche a rischio la sua professione – sono le stesse che coinvolgono ciascuno di noi nei primi approcci con l’AI.

Inizialmente possiamo sentirci minacciati, sopraffatti da essa. Ma pian piano risulta inevitabile lasciarsi coinvolgere dal potere trasformativo dell’intelligenza artificiale, argomento centrale e tesi sostenuta dal documentario. 

"Connected" è disponibile su Prime Video e Apple TV
L’AI nella nostra quotidianità

Il punto è proprio questo. Siamo immersi in un universo sempre più digitalizzato da cui non possiamo fuggire, semplicemente perché esso è ormai parte integrante della nostra quotidianità. 

Questo non significa accettarlo senza riserve. Gli esperti evidenziano come sia necessaria una rigida regolamentazione, con la creazione di un sistema di leggi e di strumenti adeguati per poterle attivare. Con l’imposizione di limiti e divieti di utilizzo, e con sanzioni per chi non le rispetta. 

È inoltre necessario che l’utilizzo dell’intelligenza artificiale non vada a vantaggio di limitati gruppi di persone, ma venga invece garantito l’accesso a tutta la popolazione, soprattutto a quella affetta da disabilità. Ogni tecnologia deve infatti perseguire sempre lo stesso scopo: essere fonte di benessere e di inclusione all’interno della società.

Bisogna perciò combattere in ogni modo il rischio rappresentato dallutilizzo di pregiudizi personali dei creatori di questi strumenti, che potrebbe portare all’aumento della discriminazione di determinate categorie a favore di altre. 
La tecnologia non deve accettare lo squilibrio di potere, ma inglobare ed esaltare le conquiste sindacali. 

Intelligenza artificiale: un pericolo per l’umanità?

C’è poi il dubbio che l’intelligenza artificiale possa sostituire la stessa umanità, portando alla perdita di posti di lavoro e all’aumento della disoccupazione. Ed è chiaro che ci sarà una fase di transizione in cui le categorie a rischio dovranno essere istruite e accompagnate gradualmente al cambiamento. 

Potrebbe non essere facile, ma ogni scoperta tecnologica – insieme a grandi vantaggi – ha inizialmente portato con sé anche perplessità, sconforto e difficoltà di gestione. Col tempo, però, le persone hanno imparato a rapportarsi con le innovazioni, fino ad abituarcisi e a non poterne fare più a meno.

Per l’intelligenza artificiale non sarà diverso: alcuni lavori cambieranno, altri scompariranno, ma ne verranno creati di nuovi. Si modificheranno i ritmi, ma aumenterà la produttività e ciò comporterà una seria riduzione dell’orario lavorativo.

L’AI non costituirà un sostituto, ma una risorsa aggiuntiva a disposizione, da utilizzare insieme alle proprie conoscenze. L’intelligenza artificiale permetterà infatti di svolgere compiti con maggior precisione e velocità, ma la mediazione ed il controllo umano resteranno sempre necessari. 

Il messaggio di “Connected”

La tecnologia non costituisce quindi di per sé una minaccia, ma ciò che accadrà dipenderà dall’utilizzo che se ne farà e dal modo in cui ad essa ci si approccerà. 
Tutto sta – come evidenziato dalle parole degli intervistati – ancora una volta, nel principio darwiniano. In quella capacità di adattamento propria dell’essere umano e al cambiamento delle circostanze. 

È questo lo scenario che Connected prevede per l’intelligenza artificiale.
Non la sostituzione dell’uomo, ma un contributo nella creazione delle migliori soluzioni possibili. 

a cura di
Lucrezia Aprili

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