Letteralmente una sfida quella di proporre una booklist dove si nasconde il libro nel libro. Si tratta di un viaggio negli angoli della memoria, dove ci sono titoli, passaggi e capitoli lasciati a prendere polvere, a sbiadire come Bing Bong.
Un libro che lascia il lettore uguale a com’era prima di leggerlo è un libro fallito.
Come ricorda Cioran è necessario, alcune volte, che il libro crei un cambiamento; il lettore che non percepisce mutamenti è un lettore infelice probabilmente. La booklist che segue è costruita e pensata per far tornare alla mente quelle storie che hanno lasciato qualcosa, che smuovono l’anima. L’ultimo suggerimento, poi, è davvero un viaggio nel metaverso fatto di carta e inchiostro.
Il nostro albero

Mal Peet, insieme alle illustrazioni di Emma Shoard, sono tradotti e pubblicati in Italia da Uovonero. Peet, pluripremiato autore per ragazzi e giovani adulti, è riuscito a concentrare in sole 90 pagine quello che riguarda la memoria dell’infanzia che si ripresenta in età adulta, una famiglia che si spezza e le relative dinamiche riconoscibili.

Al suo interno, nella relazione fra Benjamin e il padre, in quello che è il loro nido, c’è una libreria, c’è l’essenziale per i loro momenti. Il nostro albero è il romanzo illustrato dove i libri vengono ricordati, assumono un ruolo importante e fondamentale tanto quanto le coperte, il vino, una bibita e una cena.
La volpe che amava i libri

Con La volpe che amava i libri è più semplice. La storia di Nicola Pesce ruota attorno alla volpe che, in una Siberia immobile e bianca, trova un libro in un rifugio: lo prende, lo legge e lo restituisce. A questo suo gesto si unisce poi quello di insegnare a un topolino a leggere, invece di mangiarlo.
Così lo aveva letto tre volte, scoprendovi ogni volta nuovi significati, via via più profondi, che alla lettura precedente non avrebbe sospettato.

Qui il libro, seppur generico, è strumento di scoperta, condivisione e compagnia.
Guarire con Basile
Immancabile, nella booklist, Guarire con Basile di Dario Amadei, edito Castelvecchi. Irrinunciabile perché si torna alle origini, dove il libro nel libro è la fiaba nella nostra storia. Qui Amadei studia, traduce e, insieme a Elena Sbaraglia, trae un’analisi delle fiabe più antiche, quelle di Basile.

Lo scopo di questo testo non è certamente quello di raccogliere vecchie storie, dimostrando come le attuali siano solo una brutta copia adattata: l’intento è quello di permettere al lettore di leggersi in vecchie fiabe non edulcorate, in una realtà troppo spesso nascosta ai bambini dagli stessi adulti che ne hanno paura.
Un lavoro d’insieme che non vede al suo interno citazioni ad altri libri, semmai è il contrario.
Hotel Silence
Perdi qualcosa ogni giorno.
Accetta il turbamento
delle chiavi perdute,
dell’ora sprecata.
Un romanzo del nord Europa, uno di quelli che proprio grazie alle citazioni ci permette di scoprire tanti autori. Parliamo di Hotel Silence, di Audur Ava Ólafsdóttir edito Einaudi, che vede protagonista Jònas, un uomo che alla soglia dei cinquant’anni scopre che sua figlia non lo è biologicamente, di non essere vivo per un motivo, di non avere più un senso.

Parte per iniziare una fine ma scopre che nella sua cassetta degli attrezzi, oltre al cambio e a ciò che serve per chiudere questa partita con la vita, c’è anche qualcosa che gli permetterà di rileggere tutto in chiave diversa. Tutto ciò viene proposto al lettore attraverso dei capitoli, che hanno in apertura citazioni di autori vari; come l’estratto da L’arte di perdere, di Elisabeth Bishop.
Nina
Una booklist piena che non poteva esimersi dall’accogliere Nina, di Robert Nathan, Atlantide edizioni. Un romanzo meraviglioso che ha bisogno della lettura di Ritratto di Jennie, nonostante le storie non siano direttamente collegate.

Nina è la donna dei sogni di un giovane uomo che si presenta a casa di un illustre scrittore per indagare il mestiere. Robert Nathan, che racconta le sue storie negli anni ’40 in America, con Nina si permette un elogio a se stesso in pieno stile von Trier, con The House That Jack Built. Così a pagina 80 lascia un indizio che i lettori di Ritratto di Jennie riconoscono a colpo d’occhio.

Il metaverso di Nathan si traduce anche nella vita di questo famoso scrittore autocitandosi, che parla d’amore in modo diverso dagli altri, che destruttura i sentimenti e li ricompone purificati.
Ma sempre in una matrioska.
a cura di
Ylenia Del Giudice

