Parliamo di “5 minuti prima” con Simone Fumagalli: l’intervista

Parliamo di “5 minuti prima” con Simone Fumagalli: l’intervista
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“5 minuti prima” è la nuova e originalissima serie di RaiPlay diretta da Duccio Chiarini e creata da Luca Padrini e Simona Nobile. La serie vede come personaggi principali degli adolescenti che affrontano con tante sfumature di emozioni diverse tutte le problematiche e gli ostacoli caratteristici di quell’età. Si affrontano tematiche quali l’omosessualità, l’amicizia, la gravidanza, il rapporto con la famiglia e molto altro.

The Soundcheck ha incontrato Simone Fumagalli, giovane e talentuoso attore che ha già lavorato in altri progetti come “Il figlio dei sogni” (F. Mamone, 2020) o “Blanca” (J. Michelini, 2021). Nella serie TV “5 minuti prima” interpreta il ruolo di co-protagonista, conosciamolo più da vicino!

Fonte: Rai
Ciao Simone e benvenuto su The Soundcheck! “5 minuti prima” è la nuovissima serie di RaiPlay che ti vede come uno dei personaggi principali. Interpreti, infatti, Simone, il migliore amico della protagonista. Parlaci del lavoro sul set: sei soddisfatto o c’è qualcosa che cambieresti?

Ciao!

Devo innanzitutto dire che 5 Minuti Prima è stata per me un’esperienza incredibile fin dal primo momento.
Sono davvero contento di far parte di questo progetto, ma soprattutto grato per l’opportunità che ho avuto di aver dato vita al particolare personaggio di Simone.

Ammetto di essere spesso molto autocritico, specialmente nel mio lavoro, trovo che sia un atteggiamento stimolante ed incentivante a creare sempre qualcosa di nuovo, diverso, ma non per forza migliore. Penso che il materiale umano, con cui l’attore lavora, sia in continuo cambiamento, ed è inevitabile che, a distanza di tempo, affronterei il personaggio in maniera differente, cambiando probabilmente diverse cose.

Ma ovviamente non si può tornare indietro, e forse il bello è proprio questo. Simone ha vissuto al mio fianco per tutta la durata del set, da Ottobre a Dicembre dello scorso anno, e in quel momento non poteva che essere così.

Simone è un ragazzo davvero particolare: dall’ironia pungente e orgoglioso membro della comunità LGBT. Come è stato interpretare questo personaggio?

È stato un viaggio, a tutti gli effetti. Mi ha permesso di tornare indietro nel tempo, facendomi ritrovare sui banchi di scuola e rivivere dinamiche e momenti del liceo che quasi avevo scordato. Simone è un ragazzo intelligente, determinato, sicuro di se e di ciò che vuole, che affronta la sua adolescenza con l’ironia ed il sorriso di chi ha tutta la vita davanti, mascherando però dietro al proprio carisma le numerose insicurezze e la vulnerabilità tipica dell’inesperienza nell’affrontare la realtà.

Sono stato fin da subito davvero entusiasta di poter lavorare a questo personaggio, trovandolo per certi versi molto simile al me di qualche anno fa. Alcuni aspetti del suo carattere li ho trovati proprio rispolverando i ricordi del liceo, osservandoli da un’altra prospettiva fino a sorprendermi. Come spesso accade infatti, inizi a scavarti dentro per costruire un personaggio. Così finisci per scoprire parti di te stesso che hai da sempre trascurato, o addirittura ad apprezzarne alcune che prima non tolleravi.

Fondamentale in tutto questo processo è stato il supporto di Duccio Chiarini, il nostro regista. Lui ha affiancato me e tutti gli altri ragazzi con uno sguardo amichevole e sensibile, senza mai abbandonare il suo spirito estremamente artistico.

La serie è sicuramente indirizzata a un pubblico giovane, ma precisamente a chi consiglieresti di guardarla?

In questi giorni, condividendo sui social il trailer della serie, ho scritto una cosa, una sorta di “invito” che mi va di condividere anche con voi e che credo si presti perfettamente come risposta a questa domanda:

Per chi ha 15, 16, 17 anni.
Per chi non li ha mai avuti.
Per chi, nonostante il passare del tempo, continua ad averli.

Mi piace pensare che tutte le storie che ci vengono raccontate (dal cinema, dai libri, dalla musica…) sono sempre dei regali per tutti, in cui ognuno può trovarci qualcosa.
Poi c’è chi se ne appassiona, chi le apprezza e chi non ci vede assolutamente nulla, ma è sempre bello ascoltarle o, come in questo caso, guardarle.

Fonte: Rai
Uno dei temi principali affrontati nella serie è quello della prima volta. Gli angoscianti dubbi della protagonista su questo passo importante trovano delle delucidazioni nei consigli della dottoressa che insegna educazione sessuale nella sua scuola. Sappiamo che in troppe scuole italiane questa materia è ancora molto lontana dall’essere realmente insegnata. Pensi che “5 minuti prima” possa far aprire gli occhi su quanto sia importante avere figure di questo tipo nelle scuole?

Spero tanto che possa essere così. Spero che il nostro racconto riesca a dimostrare l’importanza del dialogo, soprattutto in un periodo pieno di scoperte, cambiamenti e fragilità come quello dell’adolescenza.

Di molti argomenti se ne parla troppo poco, forse per vergogna, magari perché non si sa in che modo affrontarli, o semplicemente perché se ne è sempre parlato così poco che nel corso gli anni si sono trasformati in Taboo.
Avere delle figure di riferimento, con cui potersi confrontare in libertà, spesso fa la differenza, e sarebbe bello se chi non ha la fortuna di trovare questo supporto in famiglia, avesse l’opportunità di incontrarlo a scuola.

E adesso quali sono i tuoi progetti per il futuro?

La recitazione, sempre al primo posto. Purtroppo non si può mai svelare molto su ciò che bolle in pentola. Posso però dire di essere felice e che, in attesa di iniziare il prossimo set, sto dedicando del tempo a me stesso, investendo nello studio e nelle mie passioni.

a cura di
Ilaria Mazza

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