Esterno notte (parte 1): la serie sul caso Moro al cinema

Esterno notte (parte 1): la serie sul caso Moro al cinema
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“Esterno notte” è una miniserie in sei puntate dirette da Marco Bellocchio che andranno in onda sulle reti Rai quest’autunno.

Le sei puntate sono state raccolte in due parti rilasciate come due lungometraggi nelle sale, e fuori concorso al Festival di Cannes 2022. In attesa della seconda parte, in uscita il 9 giugno nelle sale, analizziamo i primi tre episodi della nuova opera di Bellocchio.

Esterno notte: attacco al cuore dello Stato

16 marzo 1978. In via Fani a Roma l’auto Aldo Moro è bloccata da un gruppo armato delle Brigate Rosse. Il presidente della Democrazia Cristiana viene rapito e la scorta uccisa sul posto. Un attacco al cuore dello Stato che indigna e sconvolge l’ambiente politico, da destra a sinistra, e l’opinione pubblica.

La partita non si giocherà solamente fra il fragile governo di Andreotti e il gruppo di terroristi, ma tra gli stessi politici divisi tra chi vorrebbe liberare l’onorevole senza compromessi e chi lo vorrebbe martire dello Stato.

Ragion si Stato e umanità si scontrano in una delle pagine più nere della storia della Prima Repubblica sempre in bilico tra democrazia e autoritarismo, continuamente scossa dalla stagione stragista degli anni di piombo.

Una democrazia fragile divisa tra umanità e ragion di Stato

Bellocchio ritorna, dopo “Buongiorno, notte” (2003), a parlare del caso Moro spostando la prospettiva da quello dei suoi rapitori brigatisti, in particolare a quello dubbioso di Chiara, all’ambiente istituzionale e dei conoscenti di Moro.

Ogni episodio di “Esterno notte” è dedicato alle reazioni ad alcune delle personalità più importanti nella vita, sia pubblica che privata, dell’onorevole come Andreotti, Cossiga e Papa Paolo VI.

Emerge un quadro complesso pluriprospettico in cui si muovono personaggi sfaccettati che fuoriescono dallo stereotipo dell’immaginario comune, mostrando allo spettatore le molteplici cause e conseguenze del rapimento Moro capaci di restituire le molteplici ideologie scese in campo.

Tuttavia, i giudizi morali e politici dei personaggi coinvolti vengono lasciati fuori dalla sceneggiatura.

Bellocchio preferisce entrare nella psiche dei suoi personaggi sottolineandone umanità e dubbi smontando le icone incrollabili che la Storia ci ha tramandato. Questo grazie anche ad un’acuta ironia che fa da contrappunto alla drammaticità della situazione, restituendoci un affresco politico dalle atmosfere farsesche e grottesche storicamente accurate.

L’onirico penetra nel reale

Sebbene ci sia una grande attenzione alla ricostruzione storica, ad una visione policentirca e legata alla realtà, non mancano incursioni nella dimensione onirica.

Aldo Moro, dopo il rapimento, diventa come uno spettro che infesta la mente di Francesco Cossiga. Un uomo tormentato dal senso di colpa per non aver impedito il rapimento dell’uomo a cui deve tutta la sua carriera. Senso di colpa che si manifesta tramite allucinazioni e macchie invisibili sulla pelle che ricordano le mani sporche di sangue indelebile di Lady Macbeth.

L’immagine di Moro, sognata da Paolo VI, che trascina la croce mentre gli uomini del suo partito osservano senza aiutarlo in completo funebre riesce a esprimere, senza bisogno di una linea di dialogo, la paralisi della democrazia e della DC.

L’onorevole è condannato ad essere un martire. Condizione necessaria per screditare l’azione terroristica stringendo l’opinione pubblica e le altre forze politiche attorno ad una democrazia ancora troppo fragile che non sembra aver abbandonato del tutto le dinamiche del ventennio fascista.

Una serie degna del grande schermo

Bellocchio torna, dopo “Il traditore” (2019), a riflettere su una delle pagine più nere della nostra storia politica con uno sguardo documentaristico amplificato dall’uso di frammenti di filmati originali d’epoca. La macchina da presa è statica intenta ad analizzare le movenze e i volti dei personaggi che fanno trasparire, senza esagerazioni o stilizzazioni eccessive, la propria emotività.

La firma di Bellocchio alla regia e alla sceneggiatura, firmata assieme con parte dei creatori di 1992, il grande cast di attori, in cui svettano Margherita Buy e Toni Servillo, e il montaggio di Francesca Calvelli fanno di “Esterno notte” una delle migliori serie italiane che vedremo quest’anno sul piccolo schermo.

Una produzione che dimostra cosa sia in grado di creare, con le giuste sinergie, l’industria seriale italiana. Un prodotto di altissima qualità, anche per questo uscito in sala, che speriamo diventi, se non uno standard, un modello a cui aspirare.

a cura di
Alessio Balbi

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