Approfondire prima di allargare l’Unione Europea

Approfondire prima di allargare l’Unione Europea
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Bruxelles accelera per allargare l’Unione, l’estrema frontiera orientale vuole sentirsi più vicina al centro decisionale: il dilemma della nuova Europa.

I leader europei sono convinti che la nuova priorità dell’Ue sia allargare il proprio confine a Est per affermarsi maggiormente sullo scacchiere internazionale. Un viaggio all’estrema frontiera dell’Unione ridimensiona enormemente questa necessità.

La taglia “UE” è troppo stretta

Il conflitto russo-ucraino ha risvegliato i leader e le istituzioni europei. Dopo anni di immobilismo, infatti, dare un nuovo impulso all’Ue ritorna in cima alle agende politiche dei 27. Questa impellente necessità si interseca con le recenti domande di adesione di Ucraina, Moldavia e Georgia. Allargare l’Unione diventa l’opportunità del decennio, da cogliere il prima possibile, per dare nuova linfa vitale ad una realtà politica che fatica ancora ad affermarsi come attore internazionale.

Tuttavia, si sa, la fretta è una cattiva consigliera. Già nel 2004 l’Ue aveva corso una maratona per inglobare le ex repubbliche sovietiche senza allenarsi però abbastanza, andando a creare spaccature tra nuovi e vecchi stati membri non ancora ricucite. Un nuovo e repentino allargamento rischia di far peggiorare la piaga dell’”Europa a due velocità”, con nuovi paesi che andrebbero ad arricchire quelle aree debolmente europee, no-euro e no-Schengen. Per meglio capire questa labile integrazione mi sono recato in Romania, stato membro che possiede entrambe le caratteristiche.

Tra passaporti e monete sconosciute

La Romania è membro dell’Ue dal 2007, uno degli ultimi paesi dell’ex blocco sovietico ad essersi unito alla grande famiglia europea. Nonostante ne fossi pienamente cosciente, al momento della prenotazione sono stato assalito da quelle domande tipiche da viaggio extraeuropeo: “Servirà il passaporto? E per cambiare gli euro come faccio? Ma sarà potabile l’acqua del rubinetto?”

Lei romeni

Preoccupazioni infondate: la Romania non fa parte dello spazio Schengen ma si può comunque viaggiare con il documento d’identità nazionale. Tra i Carpazi ancora non si paga in euro, la moneta è il leu che vale su per giù 0,23€. Cambiare i contanti non è però necessario, nelle città tutti hanno il POS. Per l’acqua, infine, in Romania è sicura e controllata tanto quanto quella italiana dato che esistono standard comunitari per la qualità delle acque in tutta l’Ue.

L’altro volto dell’Europa

Eppure, ancora qualcosa mi turbava. La sensazione, passeggiando per le strade di Oradea, era quella di trovarsi in un’altra Europa. Nei vicoli spogli, tra i palazzi diroccati, l’era sovietica non sembra appartenere al passato, come testimoniavano anche le espressioni cupe delle persone più anziane. Poche le bandiere dell’Ue issate, solo negli edifici più importanti. L’unico spiraglio di Europa si intravedeva in Piaţa Unirii, la piazza centrale della città, ricca di palazzi elegantemente restaurati.

L’Europa qui è un po’ diversa, penso che voi ci consideriate un po’ diversi

Le parole di questo giovane cameriere romeno non facevano altro che ingigantire quella distanza che percepivo tra la mia e la loro Europa. Durante la nostra breve conversazione un dubbio enorme mi attanagliava: siamo entrambi cittadini europei, perché sembriamo provenire da due mondi completamente opposti? Improvvisamente quel motto che dovrebbe avvicinare i popoli dell’Ue, uniti nella diversità, risuonava come un insieme di parole scariche di significato.

(Dis)Uniti nella diversità

Ritorno a casa così come ero partito, sommerso dalle domande. In un momento così delicato per il futuro del nostro continente, intraprendere un viaggio verso l’estrema frontiera della nostra Unione è stato d’impatto. Nonostante siano passati 15 anni dall’adesione della Romania all’Ue, l’integrazione in questo paese è stata estremamente debole e procede a passi brevi e lenti. L’Europa fatica ad insediarsi nelle vite degli abitanti più periferici del paese, compresi i più giovani, che sentono di appartenere ad un’Europa “di serie B”.

La riflessione si rivolge allora ai proclami dei più incisivi leader e rappresentanti europei, favorevoli ad un rapido allargamento dell’Ue verso Ucraina, Georgia e Moldavia. L’integrazione di questi tre paesi rischia di allargare la platea dell’“Europa B”, con effetti futuri incerti e potenzialmente controproducenti per l’Ue. Le priorità andrebbero allora riorientate verso una nuova stagione di riforme europee che possano aumentare il grado di approfondimento, avvicinando il centro istituzionale alle zone più periferiche dell’Ue. Solo una forte coscienza comune europea ci permetterà di accogliere nuovi paesi senza gravi ripercussioni al fragile sistema Europa.

a cura di
Luca Chieti

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