L’intramontabilità dello stile punk

L’intramontabilità dello stile punk
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Il Punk, nel mondo della musica come in quello della moda, comincia a diffondersi verso la metà degli anni ’70 in Inghilterra e negli Stati Uniti. Si tratta di una subcultura caratterizzata da un segmento sociale che vuole distaccarsi e porsi in contrapposizione alla cultura dominante e borghese.

Saldamente connesso all’anti-fondamentalismo e all’anti-autoritarismo, si basa sul rifiuto delle regole e delle convenzioni sociali imposte delle classi medio-alte. Il fatto che sia diventato uno stile popolare per circa un decennio, dalle seconda metà degli anni’70 fino alla prima metà degli anni ’80, infatti, è una contraddizione.

Le origini

Nonostante il grande numero di band e personaggi proto-punk, si diffonde in tutto il mondo come movimento giovanile grazie alla fama dei Sex Pistols. Il gruppo nasce da un’idea del manager Malcom McLaner marito della stilista Vivienne Westwood. Insieme, nel 1971 al 430 di King’s Road di Londra, aprirono il negozio “Let it rock” divenuto nel 1972 “Too fast to live too young to die”, “Sex” nel 1974, poi “Seditionaries” e, infine, “World’s End”. Le creazioni della stilista ruotavano attorno al masochismo e al sadomaso. Venivano utilizzati ed estremizzati i simboli tipici della cultura britannica e della monarchia.

Fonte: Minima&moralia
L’anticonformismo come fede

Gli indumenti utilizzati dai borghesi, come giacca e cravatta, diventano lerci e sporchi addosso ai punkers. I canoni di bellezza tradizionali diventano motivo di scherno. Le spille e le borchie, applicate ai vestiti dei propri genitori, diventavano l’ennesimo modo per provocare le pure coscienze dei benpensanti inglesi tramite il riferimento al bondage. Ciò che è strano diventa quotidiano e ciò che è quotidiano diventa strano. Si diffondono i tatuaggi e i piercing fatti “artigianalmente” con spille da balia e lamette.

Elementi caratteristici

Viene usato spesso il chiodo di pelle sintetica poiché, in particolare l’Anarcho punk, abbraccia l’animalismo e il vegetarismo. La giacca viene decorata spesso con pezzi di stoffa di vario genere, scritte fatte con la vernice spray e spille. Le calzature più diffuse sono: brother creeper, anfibi, converse, winklepicker e Dr. Martens. Sulle teste dei ragazzi appaiono delle coloratissime creste e il mullet.

Fonte: Discogs

Vivienne Westwood prende spunto da questi ragazzi di strada, dai teddy boy e organizza la sua prima sfilata “Pirate” a Londra nel 1981. I suoi modelli uniscono elementi di diverse epoche con indumenti neri di pelle e cerniere di imponga motociclista. Ripropose, inoltre, il corsetto e il faux-cul e il cuoio e la gomma vennero introdotti come materiali non convenzionali.

Zandra Rhodes

Nel 1977 debuttò la “principessa del punk” Zandra Rhodes con “Conceptual Chic”. La stilista inglese fu la prima a portare il punk in una sfilata. I suoi abiti erano soprattutto in jersey e pesantemente decostruiti. Si ispira alla stilista Schiaparelli e decora i suoi modelli con strappi, catene e spille di sicurezza. Non riuscì ad approdare nel mondo della moda poiché venne considerata troppo naif per i produttori industriali dell’epoca.

Fonte: Infringe
Versace

Negli anni successivi la moda punk diventa sempre più glamour. In Italia fu Gianni Versace il primo stilista a riprendere il punk declinandolo in chiave sexy, iper-femminile e lussuoso con le sue collezioni: Pop (1991), Bondage (1992) e Punk (1994). Famosa è la su applicazione delle spille da balia sul vestito di Liz Hurley. Per la collezione autunno-inverno del 2013, la sorella Donatella prenderà ispirazione dal punk per creare il Vunk. Comincia ad usare il vinile per costruire abiti, pantaloni, jeans con la tela solo nella metà posteriore discostandosi nettamente dallo stile del fratello.

Fonte: Amica
Alexander McQueen

L’eccentrico Alexander McQueen, con la pre-collection autunno 2014/2015, propone dei classici mini abiti con tre strisce di rouche con una stampa che riporta un tessuto sbiadito ed astratto. La parte superiore dei modelli è caratterizzata da sei strati di pelliccia in verticale che coprono ogni scollatura e si prolungano fino alla vita. Le scarpe sono basse e non vi sono accessori. Presenta inoltre un modello di trench a doppio petto attillato in bianco e nero con scollo a V e pelliccia laterale. Viene stabilito un equilibrio perfetto tra abiti raffinati e scarpe rock punk.

Desigual

Nella collezione autunno-inverno 2017, Desigual, presenta alla New York Fashion Week un omaggio all’emancipazione e all’indipendenza della donna rimarcando lo stile punk. I tratti principali sono: underwear a vista, gioielleria industriale, stampe animalier, righe, quadri e tartan dal fit skinny e slanciato e i leggings. Viene utilizzato soprattutto il rosso acceso. A cappotti ed abiti oversize vengono usati paradossalmente per enfatizzare la figura femminile tramite minigonne e minidress.

Fonte: Stylosophy

Molti nuovi designers di streetwear, uno stile casual diventato globale negli anni ’90, sono stati influenzati dagli ideali del movimento. Uno di questi è Shane Gonzales, della label Midnight Studios che fra i propri fans annovera Ashton Sanders, Travi$ Scott e A$AP Rocky. Un altro fan creativo del punk è il londinese Charles Jeffrey, i cui modelli delicati e teatrali per il brand Loverboy ripropongono gli l’immagine dei ragazzi dei club di Londra negli anni ’70 e ’80.

Nonostante non sia più in voga, lo stile punk continua ad influenzare il mondo della moda in tutto il mondo. Molti ragazzi, ormai in minoranza rispetto ai decenni precedenti, continuano a rimanere fedeli ad un certo tipo di idee e ideologie. Numerosi elementi permangono negli anni: chi non ha un paio di anfibi o un chiodo nell’armadio? Sicuramente il punk ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell’arte e della creatività.

a cura di
Lucia Tamburello

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