Dua Lipa: la recensione di Future Nostalgia

Dua Lipa: la recensione di Future Nostalgia
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C’era un fondatissimo dubbio, per chi capisce qualcosa di musica, dietro Future Nostalgia, il nuovo disco di Dua Lipa: non è che la cantante inglese di origini kosovare si è giocata le carte migliori con i singoli pubblicati precedentemente?

Alla conta dei fatti questo si è rivelato come un sospetto con solide basi. Non bisogna nascondere che dietro l’hype che si è creato attorno a Future Nostalgia c’è un’artista che negli ultimi anni ha vissuto una crescita esponenziale. Iniziata con le cover su YouTube come molti emergenti contemporanei, è poi proseguita con collaborazioni di grido con Sean Paul e Martin Garrix. Rampa di lancio che ha traghettato il suo disco omonimo, grande successo grazie soprattutto al singolo New Rules che definire “storico” non è riduttivo. Pubblicazione alla quale son seguite altre collaborazioni, con Calvin Harris e i Silk City (aka Mark Ronson e Diplo), che sembravano imprigiornarla nel ruolo di vocalist per altri artisti.

Questo fino alle fine del 2019, quando quella bomba atomica di Don’t Start Now riposiziona i riflettori su Dua Lipa. Un brano moderno che affonda le radici sulla disco music anni settanta, e non è un caso visto il coinvolgimento di un guru come Nile Rodgers. L’aria degli Chic che si respira in questo primo singolo permea in molte delle canzoni di Future Nostalgia. Si parla di un disco suonato, dove le bassline e la sezione ritmica dall’andamento funk dominano e spesso trascinano i brani. Danno freschezza a una Levitating e un ritmo che entra in testa come in Pretty Please e fanno battere il tallone per dettare il ritmo più o meno in ogni canzone. 

Ma non di solo disco music vive Future Nostalgia, che sembra sempre più un album che racchiude gli ascolti della gioventù di Dua Lipa. La sua fortuna è infatti quella di avere un padre dal solido background musicale, dettato anche dalla sua permanenza in una band rock kosovara. E non è un caso che su una Hallucinate ci sia qualche eco di Frozen, uno dei singoli più noti della Madonna degli Anni Novanta, e l’ultima Break My Heart ricordi Need You Tonight degli INXS. Più palese l’omaggio ai White Town e la loro Your Woman, hit dance campionata in Love Again, e a Olivia Newton-John, citata in Physical.

Future Nostalgia è anche un manifesto di femminismo, e Dua Lipa consolida sempre più il suo ruolo di icona. Al punto di creare un claim come “I ragazzi saranno ragazzi, le ragazze saranno donne” nell’omonima traccia conclusiva che vale più di anni di battaglie di parità di genere. Testi che racchiudono esperienze personali nelle quali, in molti casi, chi ascolta il disco si può riconoscere. Tradimenti, rivendicazioni, esperienze di amore (Good In Bed), pur raccontati da una donna come lei sono fatti di vita vissuta nei quali molte troveranno similitudini.

Il ritorno di Dua Lipa è la conferma che tutti attendevano dopo tre anni di incessante successo. Sia chiaro, non si è di fronte al disco epocale che in molti si attendevano dopo Don’t Start Now, Break My Heart e Physical; ma, pur con qualche filler, rimane un disco solido e che, soprattutto in un periodo come questo, trasmette un messaggio forte ed identitario.

A cura di
Nicola Lucchetta

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