Tutti Fenomeni e la sua merce funebre che aggiunge valore alla scena italiana

Tutti Fenomeni e la sua merce funebre che aggiunge valore alla scena italiana
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Schiacciando play all’album Merce Funebre di Tutti Fenomeni tra i molti personaggi citati incontreremo anche Anna Bolena. Nonostante Enrico VIII avesse sollevato un polverone esagerato per sposarla, dando il via alla scissione anglicana, Anna verrà comunque lasciata, scartata, dimenticata, impedendole quindi di morire da regina. Enrico non voleva veramente lei, voleva avere la possibilità di rincorrere il nuovo.

Quello che succede oggi nella scena indipendente italiana è un procedimento molto simile

Le nuove proposte buttano in pasto agli ascoltatori delle “Anne Bolene”, pezzi studiati ad hoc per piacere ed avere consenso e finire più tardi con l’essere dimenticati perdendo così il trono. 

Giorgio Guarascio, non volendo, riassume col suo pseudonimo questo modus operandi in due parole col suo pseudonimo: scopiazzare una formula vincente che di primo colpo darà a tutti l’impressione di essere capaci per poi cadere nel vuoto, non avendo una buona dose di personalità a cui aggrapparsi.

Dall’uscita del suo singolo Trauermarsch e il suo primo disco Merce Funebre, Giorgio ci ha conquistati sempre di più grazie alla sua dialettica puntuale e ironia alla Woody Allen, senza lasciarti mai a mani vuote ma con qualcosa in più a cui pensare e un sorriso amaro sulla bocca. Non è certo un musicista, la sua partenza è dalle parole, la musica funziona come un pennarello evidenziatore, sottolinea, mette in risalto, ricalca le atmosfere. 

Il compito della produzione del disco è stato affidato a Niccolò Contessa (I Cani, se ci fosse bisogno di dirlo) che ha sicuramente contribuito ad accendere i riflettori sul progetto. La sua mano, probabilmente anche grazie a parecchi “spazi vuoti” sulla musica, è evidente e molto apprezzato anche da chi era rimasto deluso dalla grande assenza di un quarto disco de I Cani. 

Artisticamente, per quello che è stato il risultato, Giorgio e Niccolò risultano molto affini

Le sonorità “midi” anni 80 di Contessa composte da tempi semplici ed efficaci sposano benissimo i testi di Giorgio senza mai toglierli attenzione ma anzi enfatizzandoli. Dal brano Merce Funebre Trauermarsch il disco rimane semplice da ascoltare ma mai banale, Mogol è probabilmente il pezzo dove il gusto di Contessa emerge di più, il piano elettrico e il mood rilassato in un’atmosfera spaziale potrebbero tranquillamente renderlo un brano orfano di Aurora.

 Nel progetto Tutti Fenomeni non mancano numerose citazioni rendendo lo stesso citazionismo un elemento chiave di lettura stilistica: dal richiamo al proemio dell’Iliade “Cantami oh diva dell’ira funesta” alle meno impegnative allusioni al gruzzolone che Jovanotti si è messo in banca. Persino i suoi video, tutti a cura di Jacopo Farina, non sono riusciti a risparmiaci chiari riferimenti: Valori Aggiunti si ispira (oltre che musicalmente) al videoclip di Enjoy The Silence dei Depeche Mode, Trauermarsch strizza l’occhio ad Eyes Wide Shut di Kubrick e Mogol, tra il sacro ed il profano, va a braccetto con Il Nome Della Rosa.

L’elemento che differenzia Giorgio dalle altre proposte italiane è la sua capacità di fermare il nostro momento storico in fotografie statiche e provocanti, racconti sintetici fatti da parole puntuali ma disimpegnate. Non c’è una reale esigenza comunicativa, il racconto avviene tramite slogan e frasi spesso non compiute che sfiorano il “LOL Rap” come “Il giorno dopo la luna piena/la luna si mette a dieta”. 

La vera esigenza di Giorgio è quella di punzecchiare e sollecitare pensieri senza prendersene il carico della responsabilità

Il suo stesso pseudonimo Tutti Fenomeni suona come una spudorata provocazione ma chiedendoglielo verrà fuori che il nome è in realtà nato per caso. Insomma, lancia il sasso e poi nasconde la mano. “Voglio incidere solo dischi brutti/così sarò sicuro/di piacere a tutti”, “Mediocri governano la nostra estetica”, “Viscidi burattini si fingono senza fili” non sono altro che impulsi buttati lì, ci lascia sospesi senza spiegazioni.

Altre volte prende invece nomi di autori e li banalizza accostandoli a cose comunemente “meno culturali” come mettere in versi una rima tra le parole Mogol e goal oppure l’immagine del libro di Proust sminuito a lettura da toilet. Il gioco è sempre lo stesso: non prendersi mai sul serio, anche per questo il mondo è pieno di cretini che “se non fossero istruiti mi starebbero meno antipatici”. 

Nel disco Merce Funebre quando pensi di aver afferrato il punto ci stai solo girando intorno, un vero punto non esiste. Giorgio preme fino in fondo l’acceleratore, ti manda a sbattere fino al muro e sterza tutto all’ultimo. È un film dal finale aperto, un personaggio sfuggevole e questo aiuta ad alimentare il fascino del suo progetto. Lo apprezziamo perché col suo disco sta contribuendo a dare un bel calcio all’ossessione di trovare il vero significato dei versi delle canzoni.

È importante smettere di farsi paladini di messaggi a volte troppo grandi per la portata di alcuni artisti

Quello che serve è che ci facciano comunque riflettere e che assumano un senso compiuto diverso per ognuno, in base al proprio vissuto personale, in quel caso il pezzo sarà riuscito nel suo obiettivo. Ci basta un impulso e non necessariamente un significato assoluto confezionato da metterci in bocca. “Basta che funzioni” è l’unica filosofia studiata da Tutti Fenomeni, tornando a Woody Allen. 

Basta che ci susciti qualcosa, che l’immagine sia arrivata dritta e chiara con pochi ingredienti, in questo direi che Niccolò e Giorgio come duo hanno portato a termine un ottimo lavoro e potremmo aspettarci buone sorprese in serbo per il futuro. 

a cura di
Sophia Lippi

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