Intervista agli Earthset: come sonorizziamo live il film muto “L’Uomo Meccanico”

Intervista agli Earthset: come sonorizziamo live il film muto “L’Uomo Meccanico”
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“L’Uomo Meccanico” è un film muto del 1921 ed è anche uno dei primi di genere fantascienza/horror prodotti in Italia

La pellicola però andò perduta e solo negli anni ’90 la cineteca di Bologna riuscì a restaurare l’ultima bobina rimasta al mondo, in pellicola infiammabile, rinvenuta in una cineteca in Brasile.

Questo film è diventato un piccolo oggetto di culto tra gli appassionati, perché è tra i primi al mondo ad affrontare il tema dell’automa, o dell’uomo meccanico appunto, e a mostrare lo scontro tra un mostro meccanico buono ed uno cattivo, anticipando di gran lunga temi sviluppati dalla fantascienza degli ultimi anni.

Questa pellicola è stata recentemente sonorizzata da una band bolognese, gli Earthset. Il quartetto rock ha recentemente rilasciato la colonna sonora del film, in seguito ad una lunga tournèe realizzata in collaborazione con la Cineteca di Bologna e con il supporto di Bologna Città della Musica UNESCO.

Sonorizzazione live “L’Uomo Meccanico”

Li abbiamo intervistati per saperne di più su questo loro ultimo lavoro.

Come è nato il progetto de “L’uomo Meccanico”?

Il progetto è nato all’interno del corso Soundtracks 2018 del Centro Musica di Modena. Si tratta di un workshop che si svolge ogni anno, curato da Corrado Nuccini de I Giardini di Mirò in collaborazione con Stefano Boni del Museo Nazionale del Cinema di Torino.

Si selezionano cinque-sei artisti in regione e si svolge un percorso rivolto all’approfondimento del rapporto tra cinema e musica, al termine del quale viene assegnata la scrittura di una colonna sonora per un frammento di una pellicola muta dei primi del ‘900.

Noi siamo stati particolarmente fortunati nell’assegnazione, avendo avuto dalla direzione artistica il compito di dare suono a metà del film “L’Uomo Meccanico”, una pellicola davvero particolare restaurata dalla Cineteca di Bologna che era anche il film di punta del corso.

Durante la fase di scrittura ci è stato anche assegnato un tutor d’eccezione, Nicola Manzan (Bologna Violenta). Lui ha da subito apprezzato il nostro lavoro e ci sta supportando moltissimo da allora. È anche grazie a lui che abbiamo pubblicato di recente il disco della colonna sonora, uscito in coproduzione per la sua label Dischi Bervistie Koe Records.

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Terminato il corso abbiamo deciso di ultimare il lavoro artistico su “L’Uomo Meccanico”, scrivendo anche il resto della colonna sonora e, dopo aver chiesto e ottenuto dalla Cineteca di Bologna l’autorizzazione a portare in tour il tutto, siamo partiti ad organizzare le prime repliche. Anche il supporto della Cineteca, che si è resa partner ufficiale dell’iniziativa ci ha aiutato molto.

Il progetto è dunque partito molto “dal basso” e pian piano si è fatto strada da sé. Non ci aspettavamo tutto il bel riscontro ottenuto, ma è frutto di molto lavoro e quindi non può che farci piacere.

Gli Earthset
Qual è la differenza, per voi, tra realizzare un disco e sonorizzare un film?

È difficile dire, anche perché questa è la prima volta che ci approcciamo alla scrittura di una colonna sonora. Tuttavia, a ben pensarci non è stato troppo diverso. Da un lato perché nella nostra musica c’è sempre stata una tendenza allo strumentale e ad un certo tipo di ricerca armonica, aspetti che qui abbiamo potuto sviluppare al massimo.

Dall’altro perché ci siamo approcciati alla scrittura della sonorizzazione con i nostri mezzi ed il nostro modo di fare musica. Abbiamo certo sperimentato e trovato ispirazioni e soluzioni nuove rispetto al passato, ma senza snaturarci.

In questo ci sono stati d’aiuto i consigli di Stefano Boni, che al corso ci ha detto di mantenere il nostro linguaggio, e di Tiziano Bianchi (altro tutor), che ci ha consigliato sin da subito di scrivere una partitura musicale legata al film ma che potesse camminare anche sulle sue gambe.

Questo discorso ci è servito molto e ci fa piacere che diverse persone (tanto amici quanto critici musicali) stiano rilevano che, al di là del film, la lunga suite scritta per “L’Uomo Meccanico” funziona da sola come disco strumentale.

Come vi siete approcciati a questo lavoro? Vi siete fatti guidare dalle suggestioni oppure avete fatto uno studio filologico sul film?

Abbiamo mantenuto il nostro metodo di lavoro e scritto la musica pensando alle immagini ma senza il film davanti. La prima fase del lavoro è consistita nel vedere e rivedere il film per introitarne il senso e il mood.

Il tutto nasce da una chitarra acustica, un’improvvisazione di circa dieci minuti che ha rappresentato il canovaccio musicale di base. Ci piace lavorare così, partendo dalle note e dalla chitarra pulita, per avere pieno controllo sulla componente armonica.

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Da lì possiamo distorcere, destrutturare, dilatare o “sfasciare” il suono, ma sapendo dove andare e definendo il contesto in cui muoverci.

La seconda fase è stata dedicata al suonare insieme alla pellicola ed aggiustando lì dove serviva seguire o meno il film. È stata la fase di maggiore improvvisazione e quella in cui abbiamo definito il mood sonoro che ricercavamo.

Non abbiamo fatto un particolare studio filologico sulla pellicola, ma ci siamo interessati al contesto musicale dell’epoca in cui fu girato. Per questo ci siamo approcciati alla classica contemporanea e in particolare alle avanguardie storiche dei primi del ‘900. Tale studio è stato fondamentale per l’ultima fase di scrittura, in cui abbiamo inserito elementi armonici tratti soprattutto da Debussy e dalla scuola dodecafonica.

Come si svolge il tour di questo progetto?

Il tour de “L’Uomo Meccanico” è stata una scommessa abbastanza azzardata all’inizio. Non sapevamo come potesse essere accolto un progetto del genere, anche perché noi veniamo da tutt’altro ambiente e settore.

Inoltre l’aspetto logistico è stata la prima barriera da superare. Spesso questi progetti sono svolti da artisti singoli che fanno per lo più elettronica con strumentazione ridotta all’osso. Noi siamo una band di quattro elementi, inclusa batteria acustica, e la mole di strumentazione da portare è abbastanza rilevante.

A differenza di quanto avviene nel circuito underground dal quale proveniamo, ci siamo trovati a suonare in cinema e sale totalmente sprovviste di impianto audio o minima strumentazione.

Abbiamo dunque avuto bisogno di implementare la nostra strumentazione e acquistare un furgone per gli spostamenti.

A parte questi dati di relativa complicazione, il tour de “L’Uomo Meccanico” si è svolto e si sta svolgendo senza troppe difficoltà. Non avendo agenti o persone che si occupano di questi aspetti per noi, il tour è totalmente frutto del nostro lavoro. Ciononostante abbiamo suonato su palchi di rilievo nazionale e festival tanto italiani quanto esteri da cui son passati gruppi molto più importanti e avviati di noi. È una cosa che ci da molta soddisfazione.

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Come viene accolto dal pubblico?

Questa è stata una delle maggiori sorprese. Il pubblico risponde molto bene allo spettacolo, registriamo sempre un grado di entusiasmo che ad essere onesti raramente avevamo colto in altri contesti.

Probabilmente questo deriva da due fattori: da un lato questo progetto è seguito per lo più da un pubblico che di base ha un certo grado di interesse culturale verso il cinema e la musica. Precisiamo che questo per noi è solo un dato, una constatazione empirica.

Riteniamo che lo spettacolo possa essere apprezzato da chiunque e non amiamo l’idea che l’arte sia solo per pochi acculturati.

L’insieme di immagini e musica suonata dal vivo ha un suo appeal e fascino che, nonostante spesso ci si dica il contrario, riteniamo renderebbe il cine concerto fruibile anche al grande pubblico.

Tuttavia questo dato sicuramente aiuta ad avere un certo grado di attenzione che, duole dirlo, spesso nei concerti viene a mancare.

Dall’altro, probabilmente e senza false modestie, il lavoro svolto evidentemente lascia qualcosa al pubblico e lo colpisce.

Earthset – L’Uomo Meccanico
Quali sono le difficoltà di sonorizzare una pellicola dal vivo?

Come dicevamo, ci sono sicuramente gli aspetti logistici. Da un punto di vista artistico invece la difficoltà sta nel seguire tanto l’immagine quanto la parte musicale. Ma se questo elemento può rappresentare una complicazione, sotto altro profilo aiuta notevolmente.

Anzitutto perché noi amiamo suonare senza luci addosso, cercando di eliminarci il più possibile dalla scena e rimanendo come ombre ai lati dello schermo. In alcuni cinema abbiamo addirittura suonato seduti in prima fila, il pubblico non poteva neanche vederci.

Non essere al centro dell’attenzione dà una certa libertà ed aiuta la concentrazione su quel che si deve fare.

In secondo luogo perché la pellicola rappresenta comunque un riferimento comune; sapere che ad una determinata scena si avrà un certo cambio di registro è una grande agevolazione.

In generale noi lo troviamo uno spettacolo molto divertente anche come performer. Ci piace davvero!

Se volete assistere alla sonorizzazione live de “L’Uomo Meccanico”, che unisce in sé Musica, Arte e Cinema, le prossime date saranno:

05/04 Hangar – TRIESTE
18/04 Teatro Rossi – PISA
20/06 Cinema Del Seta / DAMS – PALERMO

Oppure seguite la loro pagina Facebook “Earthset” per rimanere sempre aggiornati.

a cura di
Daniela Fabbri

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Daniela Fabbri

Sono nata nella ridente Rèmne, Riviera Romagnola, nel 1985. Copywriter. Leggo e scrivo da sempre. Ho divorato enormi quantità di libri, ma non solo: buona forchetta, amo i racconti brevi, i viaggi lunghi, le cartoline, gli ideali e chi ci crede. Nutro un amore, profondo e viscerale, per la musica, in tutte le sue forme. Sono fermamente convinta che ogni momento della vita debba avere una colonna sonora. Potendo scegliere, vorrei che la mia esistenza fosse vissuta lentamente, come un blues, e invece sono sempre di corsa. Mi piacciono gli animali. Cani, gatti, procioni. Tutti.

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