X Factor 13: il report della finale

X Factor 13: il report della finale
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La finale di X Factor 2019 è iniziata.

Un programma, nato nel Regno Unito da un’idea di Simon Cowell, che nel 2019 soffia su 15 candeline con un successo che almeno in Italia non accenna a svanire. Sebbene il calo di ascolti delle ultime puntate sia stato notevole la finale risulta sempre molto scoppiettante e ti tiene incollato al televisore.

Quest’anno in giuria assieme alla navigata Mara Maionchi che X Factor Italia l’ha visto nascere, ci sono tre nuovi giudici: Sfera Ebbasta, Malika Ayane e Samuel.

Sfera Ebbasta probabilmente per un evidente mossa di marketing, è stato scelto per rinfrancare la propria immagine troppo appesantita da terribili fatti di cronaca non imputabili al cantante. Purtroppo il pubblico (e talvolta la stampa) non ci va leggero e non perdona nemmeno se le responsabilità non sono tue.

Malika Ayane, competente e puntuale anche se non troppo simpatica regala un allure particolare a questa tredicesima edizione. Una carriera luminosa e brillante, la sua, e un talento che è qualcosa tra l’ovvio e il palese, se possibile.

Samuel che fa Samuel, in un’accezione totalmente positiva. La “gattamorta” come lo chiama Mara dalla prima puntata, è ora ribattezzato “Cobra” per l’occhio e l’orecchio avuti nella scelta della poetica della vita di tutti i giorni raccontata da La Sierra e dai Booda, i suoi due gruppi arrivati in finale.

Stasera è la sera di Lous and the Yakuza, di Robbie Williams e di Ultimo che si esibiscono in solitaria ma anche con i ragazzi con trasporto e pathos: questi artisti navigati volevano essere su quel palco e ce l’hanno fatto vedere.

Oserei un voto 10 a Robbie che oltre a cantare regala attimi di puro entertainment prendendolo come un colloquio di lavoro con “Simon Cowell give me a job!”.

Stasera è la sera in cui i terzi classificati La Sierra avrebbero dovuto vincere a mani basse e questo non è stato uno di tutti gli sbagli di Samuel.

Comunque, una finale attesa come ogni anno, quella di X Factor Italia, nella sua ormai 13esima edizione che esplode tra luci, colori e il super Alessandro Cattelan dal sobrio guardaroba.

Quest’anno però non solo i detrattori del programma hanno un po’ storto il naso ma anche alcuni storici fan. Qualcosa non convince fino in fondo.

Saranno le edizioni passate che fungono da zavorra più che da solida base su cui poggiare oppure saranno i nuovi giudici non troppo convincenti ed una Mara Maionchi senza la giusta spalla a far faville, ma resta il fatto che rimarremo forse sempre un po’ nostalgici delle scaramucce in diretta (poi censurate in replica) tra Fedez e Morgan.

Oppure sarà che il pubblico non ha apprezzato la scelta dell’eliminazione ad un passo dalla finale di Eugenio Campagna, cantautore potente dall’unica colpa di essere un po’ paraculo, leggermente arrogante (anche se Sfera lotta ad armi pari) e altamente indisponente con quell’aria del “so’ bravo me piaccio”.

Il talento però c’è, bisognava guardare oltre

Forse, amando questo programma dal giorno zero, sono la prima critica e insofferente nei confronti uno spettacolo che mi ha dato tanto in termini di ricordi e di emozioni. D’altronde quando è iniziato avevo 25 anni ed ero china sui libri di giornalismo: dai, ci sono cresciuta assieme a ‘sto programma.

E forse è un po’ come con una mamma o con un papà, che sono “pesi” tanto quanto poi li amiamo.

Ci vediamo nel 2020. Preparo i pop-corn.

a cura di
Sara Alice Ceccarelli

foto di
Francesca Fiorini Mattei

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Sara Alice Ceccarelli

Giornalista iscritta all’ODG Emilia Romagna si laurea in Lettere e Comunicazione e successivamente in Giornalismo e Cultura editoriale presso l’Università di Parma. Nel 2017 consegue poi un Master in Organizzazione e Promozione Eventi Culturali presso l’Università di Bologna e consegue un attestato di Alta Formazione in Social Media Management presso l'Università di Parma. Ama il giallo e il viola, possibilmente assieme e vive in simbiosi con il coinquilino Aurelio (un micetto nero). La sua religione è Star Wars. Che la forza sia con voi.

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