#GentEmergente alla scoperta di Listanera

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La neverending story di Daniele Bomboi con gli anni ‘80: “Con il synthwave cantautorale unisco due mondi lontani”

#GentEmergente vuole dare spazio a chi ha qualcosa da dire, a chi ci sta provando e a chi sogna in grande per arrivare da qualche parte o, perché no, non arrivare mai. 
Oggi proseguiamo la nostra carrellata musicale con un ragazzo capace di trasportarvi nei più classici anni ‘80. Il suo nome è Listanera.

Listanera – Un tempo migliore

Qualcosa su di lui

Daniele Bomboi nasce a Roma il 7 giugno 1984 in un periodo storico, quello italiano, denso di  eventi tragici e di cambiamenti radicali. Fino ai 20 anni ascolta la musica senza sapere che da lì a 10 anni sarebbe diventata la sua più grande passione: inizia con ascolti consigliati dal fratello maggiore come Litfiba, Queen e Iron Maiden.
Nel periodo del liceo si allontana dalla famiglia, vivendo lontano da essa per sei lunghi anni: in questo periodo riscopre la musica italiana d’autore, da Vasco Rossi a Lucio Battisti, fino a Renato Zero e Claudio Baglioni; e ancora Luigi Tenco, Rino Gaetano e Gino Paoli. E riscopre anche quella internazionale con gli Oasis, i The Verve, Paolo Nutini e Damien Rice
Tra il ventenne Daniele e il trentenne Listanera ci sono moltissime cose, evoluzioni, scoperte, tentativi. Ma è nel 2018 che qualcosa si muove davvero: inizia qui una ricerca sonora che lo porta a scoprire il Pop Synthwave e, sfruttando la sua formazione prettamente cantautorale, ha l’idea di unire due mondi così lontani. 
Realizza 10 brani, grazie alla collaborazione con AphroditeRecords Label, con i quali realizza il suo primo LP intitolato “1984”. 


Listanera e il suo “1984”

Prima di procedere con l’intervista vogliamo soffermarci su “1984”, il primo LP dell’artista. Un concentrato di racconti che vogliono ripescare su tutti i fronti dagli anni ‘80 più densi e vividi.
In un immaginario tagliente e particolarmente intimo, le storie raccontate nei brani di Daniele lasciano l’amaro in bocca e ci riportano con la mente a quando le canzoni avevano davvero qualcosa da dire e non stimolavano soltanto un discutibile senso del ritmo, come accade molte volte oggi. Una voce che graffia e che spesso lascia spazio a parti strumentali, quasi come per prendere un respiro in un mondo che non smette di parlare. 
“1984” non va certo esente da errori tecnici e potrebbe anche collocarsi in una posizione distante dai gusti che oggi vanno per la maggiore, ma non è questo l’importante. Trovare la propria strada e il proprio modo di comunicare attraverso la musica lo è: e Listanera ce l’ha fatta.

Listanera – Gennaio

L’intervista

Ciao! Chi sei? Raccontaci un po’ di te…
«Mi chiamo Daniele Bomboi e ho 35 anni. Sono un italiano emigrato all’estero, precisamente in Romania. Il desiderio di emigrare è sempre stato forte in me anche se ci ho messo tantissimi anni per decidermi. Alla fine sono riuscito a lasciare l’Italia dopo aver fatto tantissime esperienze diverse e dopo aver vissuto una vita piena di emozioni.
Mi sono avvicinato alla scrittura relativamente tardi, infatti il mio primo album è uscito solo il 1 marzo 2019. Diciamo che fino a poco fa non scrivevo nulla di valido, a mio parere, poi qualcosa è cambiato e ho trovato in modo naturale una linea che mi soddisfa.»

Perché “Listanera”?
«Listanera ha un significato preciso. Ho passato la maggior parte della mia vita cercando di essere amico di tutti e accettato nei vari contesti vissuti nel tempo. Anche se ci si impegna, le nostre scelte, i nostri sentimenti o il carattere, ci portano inevitabilmente a finire nella lista nera di qualcuno. Insomma non si può essere amati da tutti. Finalmente oggi l’ho capito e non ci soffro più.»

Che cos’è il synthpop cantautorale retrowave? Spiegaci questo tuo genere in cui ti etichetti
«Non mi etichetto in nessun genere particolare. Diciamo che compongo brani cantautorali e nello specifico il primo album in studio è stato arrangiato e prodotto con sonorità synthwave e una forte componente della musica digitale anni ‘80, un periodo storico che amo profondamente e che avrei voluto vivere più a fondo (ma ahimè ero troppo giovane). Attraverso l’etichetta indipendente con cui collaboro abbiamo deciso di farlo diventare un prodotto synthwave dall’anima cantautoriale. Il prossimo sarà sempre influenzato da sonorità anni ‘80 ma niente a che vedere con il Synthwave.»

Quali sono i tuoi riferimenti musicali e non?
«Diciamo che ascolto tutti i tipi di musica esistenti, non ho un genere preferito. Ciò che mi ispira maggiormente sono stati alcuni fondamentali artisti degli anni 80. Gli Stadio, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Antonello Venditti, Vasco Rossi. Quelli sono i miei riferimenti. C’è un po di loro in tutte le canzoni e in ogni testo.»

Perché la scelta di prendere come riferimento gli anni ’80? Che cosa ti affascina di questo periodo artistico?
«Gli anni ‘80 sono stati un decennio pregno di cambiamenti radicali e non solo sotto l’aspetto artistico. C’è stata una rottura dal passato culminata con la caduta del muro di Berlino. Credo sia stato il momento in cui i cantautori hanno avuto il maggior picco di espressione e di comunicazione attraverso i loro brani. Tanti di loro hanno avuto poco da dire successivamente. E triste ma è cosi. Anzi penso che abbiamo vissuto un grosso periodo di crisi di idee in ambito musicale tra gli anni ‘90 fino al 2010 o giù di li.»

Ma, a parer tuo, è davvero tutto così Indie? Non trovi che questo termine sia ormai oltrepassato a favore del classico “Pop”?
«Credo personalmente che, il genere musicale di oggi così di moda, non sia davvero Indie. Quando è iniziato è stato portato avanti da artisti che oggi sono di nicchia. Sono d’accordo che si parli più che altro di Pop ma sia più comodo chiamarlo tutto Indie. C’è poco di indipendente nei cantautori che vanno per la maggiore attualmente. Devo ammettere però che tanti sono partiti da zero, senza budget reali e hanno avuto coraggio e perché no, un po di fortuna (che non guasta mai) incontrando produttori intelligenti che li hanno fatti sbocciare.»

Che cosa ti emoziona della musica?
«La domanda prevede una risposta quasi sempre banale. Personalmente mi emoziono quando mi ritrovo in certi testi che sembrano parlino delle mie esperienze. Ma è troppo riduttivo anche così. La musica ci permette di vivere questo mondo a colori.»

Infine, visto che noi ci chiamiamo “The Soundcheck”: che cosa non deve proprio mancare al soundcheck prima di un concerto? Hai qualche rito scaramantico?
«Devo deluderti ma il mio lavoro con la musica non prevede concerti. Sono un cantautore (che sogna di diventare autore) atipico. Scrivo le mie canzoni dentro casa con un piccolo synth e un microfono da pochi euro. Vivo l’illusione di fare come Lucio Battisti quando ha smesso di apparire pubblicamente per concentrarsi solo sui dischi. So che è utopico raggiungere il successo in questa maniera ma non riuscirei a fare diversamente per come sono fatto caratterialmente. In passato ho avuto alcune esperienze live a Roma con una band. Facevamo grunge in lingua italiana. Una ficata.
Diciamo che ero talmente timido prima di salire sul palco che dovevo bere in quantità industriali. Non serviva a nulla ero come immune all’alcol in quel preciso momento. Salivo sul palco con cappello, sciarpa e occhiali da sole per mettermi una sorta di maschera e sconfiggere la timidezza. Insomma mi servirebbe uno psicologo so che lo stai pensando! :)»

A cura di
Giovanna Vittoria Ghiglione

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Giovanna Vittoria Ghiglione

Giovanna Vittoria Ghiglione

Giovanna, classe 1992, è un’instancabile penna incallita. Per lei, le cose importanti passano tra inchiostro e carta: tutto il resto è noia. Impulsiva come Malgioglio davanti a un negozio di pashmine floreali, ha sempre trovato nella scrittura il rimedio più efficace contro gli errori della vita: scrivere significa pensare e pensare – purtroppo – non è da tutti. La musica ha sempre giocato un ruolo primario nella sua vita e scriverne è diventato presto un obiettivo da raggiungere. E se è vero che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, a lei non piace proprio tutto: è passata, negli anni, da grandi classici della scena Pop dell’adolescenza, al Rock degli anni ‘90, fino all’Hip Hop – che sin da bambina ha amato grazie alla danza. Autentica sostenitrice della morte dell’Indie, oggi non ha un genere preferito nonostante le statistiche di Spotify evidenzino una grande tendenza Pop.

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