“Virgin”, una viaggio intimo nel mondo di Lorde?

Lorde è tornata con il suo quarto album in studio “Virgin”, un disco sensibile, inclusivo, aperto e intimo per esporsi definitivamente al pubblico.

A Lorde piace prendersi il proprio tempo per le sue creazioni musicali, i suoi album sono sempre arrivati a 4 anni di distanza dal precedente. A Lorde piace prendere le esperienze, elaborarle e rimuginarci sopra prima di uscire con un disco per cui possa essere essere soddisfatta. Essendo abbastanza distanti l’uno dall’altro Lorde è riuscita a creare un’atmosfera, una dimensione e un immaginario chiari per ogni album.

Rispetto a “Solar Power” Lorde ha cambiato totalmente dimensioni sonore e soprattutto i temi affrontati nel disco. Nel precedente album sembrava di vedere una Lorde più spensierata e libera, mentre “Virgin” ha rimesso in discussione tutto quanto aprendosi a temi mai affrontati dall’artista e passando a sound molto elettronici talvolta “incupendo” la dimensione sonora rispetto al precedente album.

“Virgin” affronta una serie di temi molto attuali e che si stanno inserendo nel dibattito pubblico come l’identità di genere, la sessualità e la confidenza con il proprio corpo. Già la cover dell’album è molto simbolica sia perché raffigura la scansione del pube dell’artista e sia per la zona selezionata, magari volendo comunicare già a livello di immagine come questo album vada a intrufolarsi nelle dimensioni più recondite e intime di Lorde.

Un tuffo nell’album “Virgin”

Lorde, oltre al cambiamento di rotta sui contenuti, è tornata su suoni più sui synth rispetto al folk del precedente disco, l’impostazione sonora del disco è una componente decisamente forte e fondamentale per l’ascolto dell’essenza delle tracce. A parer nostro non è un album che vi potrà piacere al primo ascolto come orecchiabilità, l’impatto iniziale non è stato “semplice”; servirà ulteriore tempo per comprenderlo più a fondo.

“Virgin” punta a farti addentrare il più possibile perché più ti concedi all’ascolto e più l’album riesce a lasciarti qualcosa, oltre che a farti conoscere ancora più intimamente Lorde in questo suo nuovo viaggio. Molti album a forza di ascoltarli, soprattutto di questi tempi, divengono sciapi e anonimi, per questo disco la regola si inverte.

I “nostri” brani

Tra i brani più impattanti a livello emotivo troviamo sicuramente “Man of the year” in cui già il video stesso rappresenta un chiaro riferimento all’esposizione delle proprie fragilità, oltre che il tema cardine della canzone: l’identità di genere. È un tema che sta crescendo a livello di discussione, ma manifestarlo all’interno di una canzone e con quell’intensità non è da tutti.

L’altra canzone è “Broken glass” dove Lorde invece parla dei disturbi alimentari, altro tema che è entrato nella discussione generale, ma ancora poco rilevante e soprattutto nelle canzoni non è facile trovarlo. Lorde nella canzone ne parla senza vittimizzarsi troppi, ma narrando con immagini vivide ed espressioni quasi poetiche cosa ha rappresentato per lei nel suo quotidiano.

L’ultima che ci viene da citare è “David” dove Lorde accusa il colpo di una delusione da un rapporto e al tempo stesso se in “Man of the year” dubita del fatto se qualcuno possa amarla dato il suo stato di genere fluido, qui si mette in dubbio se in primis lei sarà capace di amare qualcun altro. Il tema dell’amore è ormai un super classico, ma la riflessione sul fatto di riuscire ad amare o se qualcuno riuscirà ad amarti dimostra una fragilità unica.

Conclusione

Lorde ancora una volta ha creato un lavoro d’arte interessantissimo. In ogni album si riesce ad assorbire qualcosa che ti rimane impresso, poi a essere sinceri a noi piace la musica prodotta con il fine creativo preponderante. In questo modo l’artista è al centro dell’attenzione quando l’album viene rilasciato e si svolge il suo tour per poi sparire però dai riflettori così da vivere al fine di creare anche nuova musica.

Quando esce l’album però si capisce perché viene impiegato quel tempo di realizzazione. Potrà essere campato per aria come ragionamento, ma anche Cremonini ha rivelato a Rolling Stone il suo segreto per produrre un “grande album”: sparire, sparire sul serio.

Molti stanno già osannando “Virgin” come album dell’anno e ci aspettiamo sicuramente qualche nomination ai Grammy. Non sappiamo se definirlo come uno dei migliori, ma sicuramente uno dei più interessanti e sinceri tra testi e sonorità espresse da Lorde. Siamo curiosi di assisterne lo spettacolo dal vivo e nel mentre ci godiamo il nuovo album scatta già il timer per vedere cosa ci regalerà Lorde nei prossimi 4 anni.

a cura di
Luca Montanari

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