“The Painful Truth”, il grande ritorno degli Skunk Anansie

Skunk Anansie - The Painful T-2

L’album è il settimo in studio per la band britannica dopo un silenzio di 9 anni

A nove anni di distanza dall’ultimo album “Anarchytecture” gli Skunk Anansie pubblicano “The Painful Truth”, settimo lavoro in studio per la band composta da Mark Richardson, Ace, Cass e Skin, la quale considera il lavoro edito lo scorso 23 maggio “il nostro disco più bello”.

Non aspettiamoci di ritrovare i tre mostri sacri degli anni ’90 (“Paranoid & Sunburnt”, “Stoosh” e “Post Orgasmi Chill”), bensì un album dalle sonorità e dai testi più maturi, di pari passo con lo scorrere del tempo, ma non per questo meno impegnati.

Dieci tracce nelle quali la band britannica dà sfogo alla sua vena creativa, pur senza lasciare all’apparenza un pezzo da consegnare alla storia, se non per i brani dai quali sono stati estratti i primi singoli

“An Artist Is An Artist” apre l’album ma anche il lancio ufficiale del lavoro, essendo il primo singolo entrato nelle circolazioni radiofoniche, che entra prepotentemente in testa già al primo ascolto con un ritmo ridondante e a tratti disturbante.

“Lost and Found” è il terzo singolo, forse il più radiofonico, nel quale Skin ci accompagna in una spirale vocale senza via d’uscita, con l’evidenza del piano in sottofondo ad accompagnarla dopo una breve intro a cappella.

Da contraltare il secondo singolo “Cheers”, un brano ritmicamente energico ma senza che Skin scarichi tutta la potenza vocale di cui dispone.

In questo album si possono apprezzare anche divagazioni musicali, lontano dalla comfort zone della band

È il caso di “Shoulda Been You”, nel quale gli Skunk sconfinano nel reggae, e di “Fell In Love With A Girl”, con un’incursione funky blues.

“This Is Not Your Life” e “Animal” sembrano invece composte appositamente per mettere in evidenza la voce di Skin, in brani non particolarmente impegnativi dal punto di vista compositivo, mentre “My Greatest Moment” si trova già più in linea con l’onda lunga dell’impronta degli anni ‘10.

Non mancano quelle tipiche pause riflessive, come in “Shame”, dove ritroviamo il timbro inconfondibile degli Skunk Anansie con toni decisamente avvolgenti e confortanti, e in “Meltdown”, una ballata riflessiva e pacifica, la degna chiusura di un album variegato ed energico.

Con “The Painful Truth” c’è una ritrovata ed energica vena creativa degli Skunk Anansie, con una spiccata capacità di reinventarsi

Sugli scudi troviamo come sempre Skin, voce senza tempo e forza trainante del sound targato Skunk Anansie.

Skin (Skunk Anansie)

C’è una piacevole alternanza di brani nei quali troviamo la tipica verve, insieme ad altre canzoni riflessive e struggenti, così come ci hanno abituato dai tempi di “Post Orgasmic Chill”.

Ma non c’è nessuna operazione nostalgia, poiché gli Skunk decidono di non snaturarsi, ma nemmeno di accontentarsi della propria eredità musicale.

Un lavoro soddisfacente che sarà possibile apprezzare nei live che porteranno gli Skunk Anansie in tour in Italia la prossima estate tra Benevento, Senigallia, Roma, Bologna e Marostica.

a cura di
Emmanuele Olivi

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