Un coming of age sporco, violento. Cattiva Strada è la storia di un ragazzo appena ventenne, Donato (Malich Cissé), e di una spirale vorticosa dentro gli inferi della micro criminalità barese. Una Bari che vive al calar del sole, che la notte si trasforma nella Brooklyn di Quei Bravi Ragazzi, un mondo costellato di minacce, sopraffazioni, che ti accoglie fra le sue braccia con una pistola puntata alla testa.
Opera prima di Davide Angiuli, è un esordio senza fronzoli e che va dritto al punto, che ha voglia di raccontare e che vive tra tante belle intuizioni e qualche difetto più di forma che nella sostanza. Presentato al Bari International Film&TV Festival e prodotto da Movimento Film, Oz Film e Verdeoro, Cattiva Strada è da oggi nelle sale, distribuito da Notorious Pictures.

La vita a un bivio
Quando la tua vita è appesa a un filo, sai che quel filo si potrebbe spezzare da un momento all’altro. Per Donato lavorare come custode di un parcheggio non è certo un sogno che si avvera, ma significa stare lontano dai guai e garantire una stabilità, a se stesso e alla nonna malata di Alzheimer, l’unico e il solo legame che ha e che forse ha mai avuto. L’incontro fortuito con Agust (Giulio Beranek) è il filo che si spezza, è il momento che cambia per sempre la sua esistenza e che presto lo porterà a un bivio. Cosa scegliere, i soldi ‘facili’ della criminalità o il tentativo di costruirsi un futuro migliore?
Cattiva Strada è un microcosmo di esistenze dimenticate e di luoghi abbandonati, ritratto sincero di persone in cerca di riscatto, da una vita che ha dato loro in mano le carte sbagliate. Un racconto che attinge a piene mani dal cinema di Claudio Caligari e di Matteo Garrone, tra gli autori italiani che meglio hanno saputo parlare di marginalità sociale e degrado giovanile negli ultimi anni.
Un racconto con tre protagonisti: Donato, Agust e Bari. Una città complessa ma profondamente umana, stratificata, che respinge e trattiene allo stesso tempo, dentro vicoli bui con l’asfalto bagnato che non offrono vie d’uscita.

Un buddy movie dalle tinte dark
Donato e Agust non potrebbero essere più distanti nei modi, remissivi di uno, sfrontati dell’altro. Agust, albanese senza patria e senza orizzonti di vita, per farsi rispettare non conosce altra via se non quella degli schiaffi e degli insulti. C’è un sottotesto omoerotico dentro i suoi gesti, che non esplode mai ma che serve e cementare il rapporto tra i due e che per Donato significa convincersi di aver trovato una persona di cui fidarsi, di aver trovato quel piccolo spazio nel mondo dove sentirsi finalmente compreso e accettato.
La regia di Davide Angiuli è efficace e funzionale, capace di lavorare con tutto il comparto tecnico – luci, montaggio, sonoro – per restituirci la visione illusoria e tragica di una periferia dimenticata dal mondo, eppure il solo e unico mondo che i suoi abitanti conosceranno mai.

La forza di un’opera prima
Cattiva Strada è un film claustrofobico. Per i suoi personaggi, il cui destino sembra essere già segnato fin dai nastri di partenza. Per il senso di impotenza che assale lo spettatore, nel sentirsi inerme di fronte allo scorrere degli eventi. Per ciò che accade dentro lo schermo: la vita ‘criminale’ di Donato si apre dentro ad una macchina, per giungere a suo compimento in quello stesso abitacolo, che ormai si è trasformato in vascello di tutti i suoi crimini e che è al tempo stesso prigione, da cui è impossibile sfuggire.
E’ un cinema ruvido, essenziale, che non offre spazio a compromessi. Qualche calo di ritmo e un progressivo reiterarsi delle stesse situazioni non lo rendono l’opera prima perfetta, certo, ma resta un lavoro originale, coraggioso, che regala il palco ad attori di assoluto livello fin qui ingiustamente sconosciuti al grande pubblico. Un film che esplora il bisogno universale di non restare soli, raccontando i compromessi che si accettano pur di sentirsi parte di qualcosa.
a cura di
Alessandro Bertozzi

