Il programma di aprile della Sala Tre del Cinema Massimo si apre sotto il nume di Orson Welles, a cui il museo dedica la grande mostra, e prosegue con una serie di incontri con autori capaci di declinare il linguaggio cinematografico in maniera estremamente originale tanto in termini estetici quanto politici.
Il cuore della programmazione è l’omaggio a Orson Welles, artista totale e instancabile sperimentatore, di cui verranno presentati alcuni dei film più celebri da lui diretti insieme a titoli in cui appare come interprete (da Il terzo uomo a Frenesia del delitto). Accanto ai capolavori che hanno segnato la storia del linguaggio cinematografico (L’infernale Quinlan, Falstaff, La signora di Shanghai, F For Fake), la rassegna offrirà anche una selezione di progetti incompiuti e film rimasti a lungo invisibili, testimonianze preziose di un autore che ha continuato a reinventare il cinema fino agli ultimi anni della sua vita (Il mercante di Venezia, Portrait of Gina).
Poco noto al pubblico italiano, il regista palestinese Kamal Aljafari è tra le voci più originali del cinema contemporaneo. Attraverso una personale di tutti i suoi film, sarà possibile seguire un percorso che intreccia memoria, paesaggio e archivio, in un lavoro di ricostruzione poetica e politica delle immagini e delle storie della Palestina. Kamal Aljafari sarà a Torino per presentarci i suoi film.
Torna a Torino Tsai Ming-Liang, figura centrale del cinema asiatico degli ultimi decenni. Il regista presenterà il suo ultimo film, Back Home, e incontrerà il pubblico in una speciale masterclass, dando l’opportunità di avvicinare il laboratorio creativo di uno degli autori più radicali e poetici del nostro tempo.
Completa il programma un ricco focus dedicato al cinema italiano. Ai restauri di I nostri anni di Daniele Gaglianone, I pugni in tasca di Marco Bellocchio e Un sacco bello di Carlo Verdone si aggiungono due appuntamenti dedicati a Gian Maria Volonté, interprete straordinario del cinema italiano ed europeo: Le stagioni del nostro amore e Porte aperte, due opere diverse per epoca e tono ma unite dalla presenza di un attore capace di incarnare con rara intensità le tensioni morali e politiche del suo tempo.
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