Nada tira dritto e con un set dal nuovo album e successi del passato, inaugura la nuova stagione del Botanique di Bologna
Non fai in tempo a sorseggiare qualcosa e scambiare due chiacchiere con care e vecchie conoscenze, che l’imbrunire si impossessa dei giardini del Botanique di Bologna e rimani immerso a un lago di persone inaspettato. Se fino alle 20:30 tutto era placido e tranquillo, alle 21:45 i giardini di via Re Enzo sono pieni di brusii, chiacchiere, persone che gustano l’ultimo trancio di pizza di Croosta (andata letteralmente a ruba) e attesa per Nada che anche quest’anno ha il piacere di inaugurare l’evento bolognese.
Ed uscimmo a riveder le st… No, siamo già fuori. Ok, si comincia
Passano i minuti, più di qualcuno scalpita perché il palco è ancora buio e vuoto. Poi, la musica del dj set svanisce, l’attesa si fa più intensa. Arrivano i musicisti e poi lei, Nada. Un po’ emozionata, un po’ felice, saluta i numerosi presenti e senza troppi ulteriori indugi regala al pubblico un corposo assaggio di “Nitriti”, il suo nuovo album pubblicato lo scorso mese di maggio.

Diciamo “un corposo assaggio” perché gran parte del concerto è dedicato proprio a “Nitriti”, relegando – se così possiamo dire – schegge più vetuste della sua produzione più in là in scaletta. Un netto divario stilistico (il più recente vicino a sonorità di CSI / CCCP, il più lontano nel tempo assimilabile al pop d’autore; in entrambi i casi, la qualità rimane alta). Nulla da eccepire, considerando che la voce della cantante 71enne è in forma smagliante.
Grandi sorrisi dicevamo, sul palco così come tra la folla, segno che lo scambio di energie da ambo le parti è costante e attivo. Verso la fine del concerto, Nada raccoglie una bandiera della Palestina dalle prime file e la fa sua, stringendola a sé fino alla fine dell’esibizione bolognese affidata a “Libera l’anima mia”. Un gesto, questo, che vale molto più di tanti proclami che troppo spesso lasciano il tempo che trovano.

Dall’abbraccio alla bandiera, a quello più metafisico ma uguarlmente potente tra lei il pubblico: sono le 23:30, esattamente un’ora e mezzo di concerto con le energie ben dosate, un fluttuare ritmato simile alle onde del mare che ha affascinato, incuriosito, in qualche attimo energizzato. Si torna a casa soddisfatti, con un sorriso stampato nell’animo e con qualche speranza in più.
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a cura di
Andrea Mariano
foto di
Enrico Ballestrazzi

