Estasi americana segna il ritorno di CJ Leede in Italia. Edito da Mercurio, così come il suo esordio Maeve, e pubblicato il 16 maggio il romanzo ci riporta in un’America mostruosa e violenta.
Come si riconoscono gli ultimi momenti prima della fine del mondo? In nessun modo secondo la scrittrice. E anche secondo la protagonista, Sophie, che chiusa nella sua bolla d’estremismo religioso non si rende conto che il mondo fuori, che lei non conosce davvero, si sta sgretolando.
Le giornate continuano a scorrere tutte uguali tra messa, scuola cattolica e la casa in cui è reclusa – con le finestre della sua camera sbarrate – mentre una strana influenza fa ammalare gli americani. Lei ne recepisce qualche informazione limitata dalla radio e dalle conversazioni degli adulti, ma non ne capisce appieno la portata finché le persone intorno a lei iniziano a mostrarne i sintomi. Si ritrova così, completamente impreparata, davanti alle conseguenze devastanti di un virus che porta gli infetti ad una psicosi carnale e aggressiva.
In maniera totalmente violenta abbandona quindi tutto ciò che conosceva: la sua cittadina nel Midwest e un dio onnipresente e pronto a farla vergognare. L’unica direzione verso cui scappare è Noah, il fratello mandato in un collegio di rieducazione. Porto sicuro in questa nuova realtà folle che dilaga per le strade.
In questa fuga disperata crolla non solo ciò che c’è all’esterno, ma anche tutto ciò che Sophie ha sempre ritenuto vero e giusto. Mette in dubbio il significato del suo corpo, ma soprattutto del desiderio.

Horror dalle tinte da romanzo di formazione
Nel tentativo di ricongiungersi con Noah, Sophie incontra vari personaggi che l’accompagnano in questo nuovo e dissacrato mondo. Tutti loro non si limiteranno ad aiutarla concretamente a sopravvivere, ma le forniranno un nuovo modo di pensare fondamentale per la sua crescita interiore.
Grazie al punto di vista in prima persona trascorriamo il romanzo nella sua testa, e assistiamo ad ogni sua paura e ansia. Il terrore di peccare che si accompagna alla sua fede, ma anche la necessità di accogliere ciò che arriva da fuori e mettere alla prova ciò in cui crede.
Mi sto impegnando per cercare di venire a patti con certe cose. Anche solo per pensare a un mondo in cui le persone, essere umani fallibili, avrebbero potuto scegliere quali parti della Bibbia includere. […] Non so cosa sia vero, non so a quale versione credere, ammesso che ne sia una. Non so nemmeno perché la sto mettendo in discussione. Ma so che sento l’elettricità nelle vene, una scintilla accendersi dentro di me. Le fondamenta della mia vita tremano a ogni svolta, tutto accade troppo velocemente perché io riesca a tenere il passo.
E forse ci riesce, forse no in un finale quasi onirico che ci lascia in dubbio e devastati.
Sconvolgente
La cosa che più mi ha sconvolta di Estasi americana, che al momento si è aggiudicato il posto come miglior libro del 2025, è che nonostante sia un horror ciò che mi ha spaventata di più non è la violenza del virus e della pandemia.
Il ritratto che Leede traccia della società è purtroppo estremamente lucido e attuale. Quasi profetico nella descrizione che ci lascia, attraverso cartelloni, servizi tv e programmi radio, della reazione a ciò che sta succedendo.
Un horror che profuma di denuncia sociale
Quello a cui assistiamo non è la fine del mondo, ma la descrizione di un Paese vittima degli estremismi religiosi e del bigottismo. Pronto a condannare la libertà sessuale ma soprattutto il corpo della donna e la naturalezza con cui prova desiderio.
Ed è questo a terrorizzare al di là delle descrizioni estremamente crude di violenze – psicologiche e fisiche -, torture e stupri. Il fatto che stiamo già vivendo una realtà mostruosa.
a cura di
Andrea Romeo

