Tahuania è una zona del Perù non lontanissima da Lima ma così immersa nella giungla che se chiedi a Google Maps di tracciarti un percorso, ti dirà che non è possibile
Ma non è con l’idea di perdersi che sono nati i Radio Tahuania, semmai di ritrovarsi: appassionati dai ritmi sudamericani, ma molto poco integralisti e quindi aperti all’idea di contaminarli con qualcos’altro, i “fratelli diversi” (secondo una loro definizione) della band hanno di recente pubblicato “Kuru Lalla”, il nuovo album.
Cinque anni dopo il precedente disco, “Paraiso Perdido”, Pietro Sgueglia, Sara Sossia Sgueglia, Ubaldo Tartaglione, Antonio Gomez, Alex Perrone, Stefano Iascone si sono rimessi in marcia e hanno pubblicato un disco di otto canzoni, pieno di ritmi e di sensazioni differenti, capace di passare dalla luce all’ombra e viceversa con la velocità di uno schiocco di dita.
Il punto di partenza è la cumbia colombiana, ballo, dinamica e credenza profonda che nasce nella foresta e lì prospera, ma riesce ad attecchire bene anche quando la si fa dialogare, come fanno i Radio Tahuania, con generi diversi, perfino con la psichedelia, sicuramente molto più occidentale ma abbastanza flessibile da entrare nel gioco senza sforzo apparente.
La band canta in spagnolo e ha una vocazione indubbiamente internazionale, con un’attenzione speciale, espressa anche in progetti sociali, verso il sud del mondo.
Parlano di fratellanza universale, ma in modo per lo più vivace, pur senza negare i problemi oggettivi, che anzi raccontano.
Ma raccontano soprattutto di amore, che sia quello verso i bambini, come nella preghiera/canzone “Chicos”, che sia quello decisamente più carnale ma vissuto con allegria, come nella chiusa dell’album, “Todo Amor”, che racconta di un rapporto poliamoroso.
“Kuru Lalla” significa “Voglio un foglio bianco per disegnare un sogno” ed è il titolo di una delle canzoni del disco, nonché un motto importante da cui partire per ascoltare il disco, nato peraltro durante il lockdown ma già pronto fin da subito a conquistarsi i propri mondi e i propri sogni.
Un album ottimamente scritto e suonato molto bene, che si prende le proprie pause ma che sa partire all’assalto quando deve, ricco di canzoni vere e molto varie, che anche chi è scettico nei confronti della musica che arriva dal Sudamerica può ascoltare con particolare piacere.
a cura di
Sara Alice Ceccarelli

