“Only the Strong Survive” – Bruce Springsteen e l’omaggio alle origini

bruce springsteen - only the strong survive

La cameretta, i primi accordi sulla chitarra, il canticchiare mentre la puntina del giradischi solca il vinile. Il Boss torna indietro nel tempo e omaggia il mondo musicale cui deve tanto

Quando è stato annunciato il nuovo album, Bruce Springsteen non si è sbottonato molto. A metà di settembre, ha detto: “Ragazzi, entro fine anno uscirà un nuovo disco che vuole rendere giustizia ad alcuni dei più grandi cantautori americani degli anni ’60 e ‘70”. Poi si è scoperto che questo “Only the Strong Survive” sarebbe uscito entro novembre. Un lancio strano, dato che prima dell’heavy rotation di “Do I Love You (Indeed I Do)” non c’era stata alcuna notizia, neppure la più piccola speculazione su un nuovo lavoro del Boss.

Ma ora siamo qui

“Only the Strong Survive” sprigiona amore verso quei soul e r&b con cui Bruce Springsteen è cresciuto e a cui deve molto. Sono nomi che gli appassionati conoscono, che la platea più ampia ignora completamente; parliamo di Jerry Butler, Dobie Gray, i Commodores, Frank Wilson, Tyrone Davis, William Bell, Ben E. King e molti altri.

Ecco dunque che il disco appare come un omaggio / karaoke di alta caratura, un lavoro molto personale se vogliamo, non dettato da chissà quali calcoli o analisi di mercato. D’altronde a 73 anni suonati (letteralmente) e una carriera di tutto rispetto, Bruce Springsteen può permettersi operazioni del genere e cantare per proprio piacere personale “I Wish It Would Rain” dei The Temptations, meravigliosa e malinconica ballad dal tocco estremamente delicato quanto doloroso, o “Don’t Play That Song” di Ben E. King e portata al successo negli anni ’70 anche da Aretha Franklyn (il brano fu ben accolto anche in Italia, tanto che è stata cantata anche da Peppino di Capri nel 1962 – facente parte della colonna sonora del film “Il Sorpasso” – e da Adriano Celentano nel 1977).

In “Only the Strong Survive” Springsteen e la E-Street Band si mettono al servizio dei brani originali, donandogli nuova veste senza però intaccare il loro spirito primordiale. È una sorta di nuovo abito che ricacla le cuciture e la taglia del materiale di partenza, arricchendolo con garbo o dando risalto a quei dettagli che il tempo ha inesorabilmente sbiadito.

Cantiamo insieme

Il Boss se la canta e se la suona in compagnia in un disco sicuramente non imprescindibile, ma che fa della genuinità il suo punto di maggiore forza. Un ritrovo tra amici, ricordando i tempi passati e quelle canzoni che hanno permesso a tanti di andare avanti e di farsi forza. Qualcuno ci è riuscito, qualcuno ha seminato qualche rimpianto ma ha comunque proseguito il suo percorso. D’altronde, solo chi ha forza sopravvive.

a cura di
Andrea Mariano

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di Andrea Mariano

Andrea nasce in un non meglio precisato giorno di febbraio, in una non meglio precisata seconda metà degli Anni ’80. È stata l’unica volta che è arrivato con estremo anticipo a un appuntamento. Sin da piccolo ha avuto il pallino per la scrittura e la musica. Pallino che nel corso degli anni è diventato un pallone aerostatico di dimensioni ragguardevoli. Da qualche tempo ha creato e cura (almeno, cerca) Perle ai Porci, un podcast dove parla a vanvera di dischi e artisti da riscoprire. La musica non è tuttavia il suo unico interesse: si definisce nerd voyeur, nel senso che è appassionato di tecnologia e videogiochi, rimane aggiornato su tutto, ma le ultime console che ha avuto sono il Super Nintendo nel 1995 e il GameBoy pocket nel 1996. Ogni tanto si ricorda di essere serio. Ma tranquilli, capita di rado. Note particolari: crede di vivere ancora negli Anni ’90.

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