Letizia Breccia si racconta: il suo riscatto dopo la perdita

Letizia Breccia si racconta: il suo riscatto dopo la perdita
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Letizia breccia, giovane esordiente, ha pubblicato il suo primo libro “La gente come noi non molla mai”, una storia di sofferenza ma soprattutto di rinascita

Se la vita ti pone degli ostacoli dinnanzi, l’unica via per risalire dal baratro del dolore è aggrapparsi con tenacia a quella passionale scintilla, reale motore delle fila del mondo: l’amore. La giovane autrice Letizia Breccia ha raccolto i pezzi della sua esistenza, disordinati frammenti fluttuanti in uno spazio confuso e li ha ricomposti in un ordine che risponde al nome di speranza.  Di fatti l’autrice, dopo il lutto della sua migliore amica ha deciso di costruire piuttosto che distruggere: da qui nasce “La gente come noi non molla mai”.

Il libro narra le vicende di Letizia, un’inguaribile sognatrice con l’obiettivo di diventare addestratrice di delfini e divorare le bellezze del mondo. Senza mai fermarsi, vive al massimo cacciando via paure paralizzanti, talvolta vittima inconsapevole di un’incredibile sensibilità. Quando la sua energia travolgente subisce una feroce battuta d’arresto, Letizia si ritrova a far leva sul suo “eroico coraggio”. La giovane donna, nonostante il dolore, cammina lungo la strada per la conoscenza di sé, a testa alta. Ora è conscia che seppur nei momenti di più grande gioia, la morte la accompagnerà sempre. Un morte che non vuole dire più mancanza, ma celebrazione. È, forse, Letizia festeggerà, d’ora in poi, la vita anche per coloro che non hanno avuto la sua stessa fortuna.

L’Intervista

L’autrice del libro “La gente come noi non molla mai” si racconta in un’intima intervista con la redazione di The Soundcheck. Letizia ci spiega meglio le ragioni più profonde che l’hanno spinta a scrivere un libro così tanto personale. In più offre con le sue risposte sincere parole per chi, come lei, ha subito la ferita della perdita.

Ciao Letizia, intanto benvenuta su The Soundcheck! Per cominciare vorrei chiederle: qual è stato il momento esatto in cui hai deciso di scrivere il libro?

Ciao a tutti, per prima cosa vorrei ringraziarvi tutti quanti il caloroso benvenuto che ho percepito fin da subito. Il momento esatto in cui ho deciso di scrivere il libro è stato quando mi sono trovata in quarantena a Dubai, con la consapevolezza che non sarei potuta rientrare a casa prima di un anno e mezzo. Quando ho preso coscienza di tutto quello che stava accadendo intorno a me e l’impossibilità di prendere un volo per rientrare mi sono sentita persa.

Persa e malinconica, queste erano le sensazioni. Mi ricordo che di sera sopratutto, dopo aver finito di lavorare, mi saliva proprio la tristezza al pensiero del ‘’chissà quando potrò rivedere i miei e le mie amiche’’. Era Febbraio 2020 quando ho cominciato a buttare giù i miei pensieri su carta. E ricordo bene che mentre scrivevo le prime pagine, nate così naturali e spontanee, piansi tanto. Per fortuna che dopo i pianti è subentrata la mia solita ironia che come sempre mi ha salvata. Mi ha aiutato ad affrontare il tutto con più ‘’leggerezza’’.

Ritiene che la scrittura del libro sia stata catartica, l’ha aiutata, in qualche modo, ad elaborare il lutto della perdita?

Penso che scrivere mi ha aiutato a realizzare. Non penso che fino in fondo si possa accettare un dolore cosi forte in un età cosi giovane. Più che la morte di per sé, faccio fatica ancora oggi ad accettare il fatto che ero lontana. Proprio in quel esatto momento io non c’ero. Questo è il senso di colpa che mi pervade ogni giorno. La scrittura mi sta aiutando ad accettare un qualcosa che comunque non avrei potuto cambiare. Non sarei potuta tornare. Scrivere mi ha aiutata a sentirmi più vicina a casa e gli affetti di sempre e sopratutto mi ha salvata da quella solitudine che ho e che nessuno potrà colmare.

Non ho elaborto ancora il lutto perché io non penso di aver perso Vittoria, ma forse, ad oggi, direi che più di ogni altra cosa, scrivere mi ha aiutato a lasciare andare. Lasciare andare tutto quello che avevo dentro con la consapevolezza che se certe cose non si possono cambiare, si possono ricordare con un finale migliore. 

Il titolo del suo libro “La gente come noi non molla mai” emana messaggi di incredibile tenacia e forza. Ha consigli su come si fa a superare i propri limiti e se, effettivamente, crede di esserci riuscita?

Credo che per superare i propri limiti a volte bisogna essere un poco incoscienti. Questo è quello che mi ha sempre aiutata nel non mollare. Alcuni mi dicono ‘’che coraggio che hai nel partire’’, oppure ‘’quanto coraggio ci vuole a strappare due contratti a tempo indeterminato’’. Ecco io non lo chiamo coraggio, io tutto questo l’ho sempre chiamato ‘’incoscienza’’. Come quella che hanno i bambini. Penso che questa è la mia parte da bambina che tengo ancora viva dentro me. Non vedo il pericolo. Non vedo il problema. Forse se avessi visto fin da subito i problemi come problemi, non sarei dovuta mai partire.

Io credo che un po’ di incoscienza nella vita ci voglia sempre, non si può sempre stare a ragionare sulle cose migliaia di volte. Finché non ci provi non lo puoi sapere. Una volta fatto, sarà il coraggio stesso che verrà a cercare te. Tu non dovrai implorarlo a qualcuno in cerca di qualche approvazione che non avrai mai. Per questo penso che essere un po’ inoscienti a volte può anche migliorarti la vita. Magari a 30 anni può succederti, come è capitato a me, di guardarti indietro e dire: “ce l’ho fatta anche stavolta”. Sarai forte, senza sapere neanche come. Life happens.

In una realtà difficile come quella attuale, segnata precarietà ed individualismo, è ancora possibile essere dei sognatori?

Essere dei sognatori te lo devono far credere sin da piccoli. Credo che per esser dei sognatori devi crescere con l’idea di sognare ed immaginare i tuoi ideali tutti i giorni. Credo che in questo sia anche un po’ fondamentale il ruolo dei genitori o delle famiglie. Dovrebbero sempre farti vedere le cose belle e proteggerti da quel mondo ostile che c’è la fuori. Ecco perché poi si cresce con sogni belli come l’amore, la famiglia o il lavoro che tanto speri. Nonostante ciò, penso che molti ragazzi, ad oggi, sognano cose finte che vedono sui social e che durano le bellezza di 24h di stories postate su instagram.

Forse nel mondo d’oggi più che sognatori direi che credo più negli incompresi. Ecco io, per esempio, mi definisco da sempre incompresa. Ho fatto fatica a spiegare la mia visione della vita alla mia famiglia e a chi avevo intorno. Ma credo in chi non trova comprensione e fa di tutto per cambiare le cose. Non si può essere sempre vincitori ma si può scegliere di essere dei sognatori. Per fare ciò sicuramente si deve correre il rischio di non essere compresi.

“La gente come noi molla mai” può essere interpretato come il suo tentativo di rendere immortale una vita stroncata troppo presto? Qual è, a tal proposito, il valore che lei conferisce alla memoria?

Good friend last forever. Per me la memoria è per sempre. E sicuramente quando ho deciso di pubblicare questo libro l’ho fatto con l’intento di rendere Vittoria immortale, perché tutti dovevano conoscerla, tutti dovevano ricordarla e amarla come l’ho fatto io. In questo forse sono stata un po’ egoista, perché ho pensato più al mio modo di amarla e non al suo volere di non dire mai niente. Ma aveva vissuto due anni in silenzio, in cui nessuno sapeva, solo i familiari e noi 8 amiche di sempre. Ecco io ho voluto che tutti potessero conoscere quanta bellezza c’era dentro lei. La sua forza deve essere di stimolo per qualcun altro perché questo è un libro in cui si celebra la vita, i sogni e l’amicizia a prescindere da tutto. Se cresci con certi ideali, questi saranno immortali.

I sogni, ma Vittoria soprattutto. Quando scrivevo ho pure pensato: “ma metti conto che quando sarò anziana perdo la memoria e non mi ricordo più chi ero e chi amavo, come si fa?” Così ho deciso che dovevo aver un qualcosa con me che avesse il significato di per sempre. Qualcosa che mi avrebbe accompagnato per il resto dei miei giorni e che anche se da vecchia perderò qualche colpo, potrò ancora rileggermi e ascoltare una bella storia. Questa è la mia bella storia, e dopotutto rimane la mia immortale Memoria.

Dopo il lutto, com’è cambiato il suo rapporto con la morte?

Non ho fatto ancora pace con la morte. Non credo a quando dicono che il tempo attenuerà il dolore. Penso che il tempo può curare le ferite di una storia d’amore finita male, ma non penso che il tempo potrà colmare il vuoto della perdita di qualcuno di speciale. Non ci ho mai creduto in questo. Dicono ‘’ci imparerai a convivere col dolore’’. Mah, a me le convivenze forzate non sono mai piaciute. Non so nemmeno se saprò conviverci sempre.

Ci saranno giorni dove farò a cazzotti con i miei fantasmi e giorni dove sarà più facile sorridere con gli occhi verso il cielo. L’unica cosa che è cambiata in questa storia è il finale. E questo è ciò che mi fa sentire bene. Sapere che ancora una volta nel dolore c’è spazio per provare ad essere una persona migliore. La morte mi ha aiutato ad essere una persona migliore.

Perché per Letizia, personaggio e persona, la sensibilità è stata insieme condanna e fortuna?

Credo che la sensibilità faccia parte di me sin da quando ero piccola. Questa è una cosa che ho appreso da mia nonna. Mia nonna mi ha insegnato più di chiunque altro ad essere ‘’brava’’ come diceva lei. In realtà tutti i nonni credo che dicano ai propri nipoti: ‘’fai la brava non fare arrabbiare mamma e papà quando torni a casa’’. Per mia nonna essere brava significava il contrario. Anche quando li facevo arrabbiare, l’importante era chiedere scusa. Se avessi voluto una cosa avrei dovuto essere buona. Nella vita quello che doni ti viene restituito.

Mia nonna mi ha insegnato che ogni cosa a il suo tempo, che a volte forse non lo capirai, ma col passare dei giorni avrai tutte le risposte del caso. Ecco essere sensibili è una grande condanna a volte, perché credo che vivi le emozioni amplificate come il suono della musica rock. Le vivi a pieno, il più delle volte da incompresa ed altre da sognatrice. Non le vivi da persona realista. E questa è la fortuna. Non è vero che la realtà non la puoi cambiare. La realtà anzi, la puoi stravolgere. L’importante che come mi diceva lei ‘’male non fare, paura non avere’’.

Lei è un’addestratrice di mammiferi marini. Cosa hanno loro da insegnare a noi essere umani?

I delfini che animali meravigliosi che sono. Li ho sempre amati perché nel volto loro hanno il sorriso disegnato. Sono il simbolo di animali felici. Ma li ho amati ancor di più perché oltre ad essere felici sono estremamente sensibili, proprio come me. Avrebbero tantissime cose da insegnarci e potrei scrivere una tesi sul loro modo di fare ed il loro modo di essere. Ma mi soffermo su un particolare che ho notato fin da subito avendoci lavorato. I delfini sanno scegliersi e sanno sceglierti. Sono cosi intelligenti che si circondano solo di delfini amici.

Non so come spiegarlo ma nel caso di noi essere umani, tutti almeno una volta si sono circondate di persone sbagliate. Ecco i delfini non si circondano di ciò. Non amano litigare anzi, adorano giocare. E sono cosi intelligenti che sanno capire con chi stare e dove stare. La loro sensibilità li aiuta nel distinguersi e nel comprendersi. Chi come me li osserva nuotare, ha solo da imparare.

Per concludere Letizia le chiedo: se la sua migliore amica fosse qui, adesso, quale domanda le farebbe?

Se Vittoria fosse qui la prima cosa che mi direbbe è: ’perché non me l’hai mai detto?’’. Non ho mai avuto rimorsi fino ad oggi, se non questo. Non ho mai avuto il coraggio di confessarle che stavo scrivendo il suo libro. Non ce l’ho mai fatta a raccontarglielo, è stato l’unico segreto che le ho tenuto nascosto. Gliel’ho raccontato quando ormai era troppo tardi e non poteva più rispondermi.

Però di una cosa sono sicura che se anche glielo avessi detto la sua risposta sarebbe stata: “fa un po’ come ti pare Le”. Di questo ne sono sempre stata certa. Forse dopo avermi un po’ rimproverata come spesso faceva. Lo faceva anche in ospedale con le terapie attaccate: “oh Le ti prego non fare casino che ci cacciano”. Aveva paura che cacciassero lei mica me. Lei, comunque, mi avrebbe semplicemente chiesto poi ‘’quando torni mate?’’.
Vedi V, non me ne sono mai andata.

Il ricavato del libro di Letizia “La gente come noi non molla mai” andrà interamente devoluto in beneficenza all’istituto nazionale tumori di Milano (reparto di ginecologia). E se grazie alla lettura del libro, anche una sola persona si sarà sentita sollevata dal peso del dolore, allora, forse, una vita dopo la morte esiste davvero.

a cura di
Noemi Didonna

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