I Pearl Jam a Milano aprono il loro mini-tour Italiano

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I-days 2018
Pearl Jam

Ansia. Questa è la parola che sceglierei per descrivere i giorni che hanno preceduto l’atteso concerto dei Pearl Jam agli I-days 2018. Ansia perché dopo l’annullamento dello spettacolo di Londra anche l’appuntamento di Milano era a rischio. E dopo 7 mesi di attesa non ero pronta a ricevere una notizia simile, soprattutto a causa di un mal di gola.
Quindi dopo che hanno confermato la loro presenza al festival milanese tutto il resto sembrava secondario. Non importava la camminata sotto il sole cocente e non importava nemmeno avere perso i miei amici e aver rischiato di rimanere a piedi. A quel punto l’unica cosa che importava era essere li.

Prima dei Pearl Jam si sono esibiti gli Sterophonics che hanno dimostrato di saper gestire una folla come quella che ieri ha riempito l’aera expo di Milano, la location che quest’anno è stata scelta per ospitare gli I-days.
La band gallese, che è stata sul palco per circa un’ora, oltre ad aver portato i loro pezzi più famosi ha accennato un piccolo tributo ai Pearl Jam con le note iniziali di Given to Fly. La folla è impazzita.

Penso che sia stato quello il momento che tutti aspettavano; l’istante che ha fatto pensare a tutti “ecco ci siamo”.

E poco dopo è iniziata la magia.

Quando Eddie Vedder è salito sul palco, parlando in un italiano maccheronico, intonando Release nella nostra lingua, tutto sembrava essere perfetto e le preoccupazioni dei giorni precedenti sono volate via.
Nonostante fosse sotto tono e abbia fatto fare un grande lavoro al pubblico e al suo chitarrista le emozioni che ha regalato a chi era presente sono state tante. Non importava la lontananza o la vicinanza dal palco: essere al centro della folla, tra 60.000 persone che saltano e cantano Even Flow è stata un’emozione unica.
Tanti intermezzi parlati, forse per dare il tempo al cantante di riposare un po’ le corde vocali. E proprio nel bel mezzo del concerto c’è stato il momento più romantico della serata. Eddie, in un italiano traballante e un po’ da commedia americana, ha letto una lettera in cui ricordava il primo incontro con la moglie avvenuto proprio a Milano 18 anni prima. E dopo averla chiamata sul palco, con una bottiglia in mano, hanno brindato insieme. Musica e romanticismo, non si poteva chiedere di più.
Scaletta ridotta, viste le condizioni di Vedder, ma ricca di grandi classici e tributi a band come i Pink Floyd, Van Halen e Neil Young.

E mentre al termine del concerto ripercorrevo la camminata a ritroso per tornare alla macchina, continuavo a chiedermi “Chissà come sarebbe andata se fosse stato in forma”.
Credo che per avere una risposta tornerò a sentirli alla prossima tournée europea. Perché davvero ne vale la pena.

A cura di

Laura Losi

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Laura Losi

Laura Losi

Laura Losi è una piacentina classe 1989. Si è laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi sulla Comunicazione Politica di Obama. Avrebbe potuto essere un medico, un avvocato e vivere una vita nel lusso più sfrenato, ma ha preferito seguire il suo animo bohemien che l’ha spinta a diventare un’artista. Ama la musica rock (anche se ascolta Gabbani), le cose da nerd (ha una cotta per Indiana Jones), e tutto ciò che riguarda il fantasy (ha un’ossessione per Dragon Trainer). Nel 2015 ha pubblicato il suo primo romanzo “Tra le Rose” e a breve vedrà la luce anche la sua seconda fatica, il cui titolo rimane ancora avvolto nel mistero (solo perché in realtà lei non lo ha ancora deciso).

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