È uscito venerdì 9 maggio “La prima notte”, il primo EP del giovane cantautore indie/rock Frau, formato da tre tracce e ispirato al romanzo Notti Bianche di Dostoevskij
Dopo aver aperto i concerti di artisti come Dargen D’Amico e Nada e aver firmato un contratto autoriale con Viameda di Eros Ramazzotti, Frau ha pubblicato il suo primo EP, un lavoro di tre tracce che racconta la solitudine, l’alienazione e la lotta interiore di un giovane artista in cerca di autenticità.
“La prima notte” unisce sonorità indie e rock con la tradizione del cantautorato italiano, offrendo un racconto intimo e sincero di vulnerabilità e coraggio, che riflette le esperienze personali e la sensibilità di un autore emergente pronto a farsi spazio nella scena musicale italiana.
Ciao Frau e benvenuto su The Soundcheck! “La prima notte”, il tuo primo EP, si ispira a Notti Bianche di Dostoevskij: cosa ti ha colpito di più di questo romanzo e in che modo hai tradotto quel conflitto interiore in musica?
Ciao, e grazie per l’invito. Questo romanzo mi ha colpito per la delicatezza con cui racconta la solitudine e il desiderio di connessione. Il protagonista vive più nel sogno che nella realtà e mi ha fatto riflettere su quanto spesso ci rifugiamo nelle nostre illusioni per non affrontare il vuoto. Ho cercato di tradurre questo conflitto interiore in musica raccontando, semplicemente, la verità di ciò che sono: il momento più difficile che un ragazzo può attraversare durante la realizzazione dei propri sogni.
Nel tuo EP parli di identità, alienazione e lotta interiore. Quanto c’è di autobiografico in questi brani e quanto invece è osservazione del mondo che ti circonda?
L’EP riflette la mia persona al 100%, sia in ciò che descrivo, sia nell’osservazione del mondo in cui vivo. Tutto quello che racconto nasce esclusivamente dal mio bagaglio personale.
Il tuo progetto è un invito a “dar voce alla propria verità interiore”. Qual è la tua, ad oggi?
La mia verità, oggi, è che la vulnerabilità non è una debolezza. Ho passato anni a cercare di nasconderla, ma ora credo che sia proprio lì, nella fragilità, che troviamo il coraggio di cambiare e la nostra autenticità. Scrivere questo EP mi ha aiutato a riconciliarmi con parti di me che avevo messo a tacere, anche per vergogna.
Nel tuo sound si incontrano diverse sonorità, dal rock all’indie contemporaneo, non rinunciando alla tradizione del cantautorato italiano. Come riesci a trovare un equilibrio tra questi mondi così diversi?
Trovare un equilibrio tra questi generi mi viene in modo spontaneo e naturale. Ho semplicemente unito la mia adolescenza, in cui ascoltavo il rock angloamericano, al cantautorato italiano, che ha rappresentato l’inizio del mio percorso da solista. Ho seguito l’onda dei miei gusti musicali, senza snaturare me stesso.
Hai condiviso il palco con artisti molto diversi tra loro come Nada e Dargen D’Amico: in che modo queste esperienze hanno influenzato il tuo percorso?
Tanto. Sono state esperienze formative che mi hanno aiutato a capire diversi aspetti di cosa significhi stare su un palco. Non è semplice gestire il pubblico di un artista conosciuto quando fai da opening act. La lezione più importante che ho imparato è che, indipendentemente dal palco in cui ti trovi, l’unica cosa a cui devi davvero pensare è fare musica. Solo quella, nient’altro.
La musica per te è sempre stata un rifugio dai traumi e dalle difficoltà. Cosa hai capito di te stesso scrivendo e registrando “La prima notte”?
Ho capito che sono una persona che ha il coraggio di essere se stessa, sia nella vita che nella musica.
a cura di
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