Proseguono le Giornate del Cinema Muto a Pordenone con un giorno dedicato alla diva del muto Gloria Swanson.
Fra le tante stelle del firmamento hollywoodiano del muto, la più splendente è quella di Gloria Swanson, diventata per tutti l’icona immortale di un cinema e di un’epoca con il film Viale del tramonto di Billy Wilder, film sonoro che segnò il suo ritorno al cinema dopo molti anni, in coppia peraltro con Erich von Stroheim, il responsabile del più grande fallimento produttivo dell’attrice.
Fin da giovanissima Gloria Swanson dimostrò una grande determinazione per sfondare nel cinema; diciottenne venne scritturata dal produttore Mack Sennett come una delle Bathing Beauties, ragazze in costume utilizzate in ruoli comici. La sua versatilità di attrice, la sua personalità e il suo fascino furono immediatamente apprezzate da Cecil B. DeMille, una delle autorità più influenti del cinema americano, che la scritturò per la Paramount. Stanca dei ruoli che le venivano attribuiti e insofferente verso le strategie produttive di Hollywood, nel 1927 costituì la Gloria Swanson Productions con l’aiuto dell’influente Joseph Kennedy, padre del futuro presidente degli Stati Uniti. Il secondo film della nuova casa di produzione, tratto da un racconto di Somerset Maugham, è Sadie Thompson (Tristana e la maschera, 1928), che si vedrà alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone nella serata che inizia alle ore 21 al Teatro Verdi con la cerimonia di consegna del Premio Jean Mitry 2026, attribuito quest’anno a Catherine Cormon ed Elif Rongen-Kaynakçi dell’Eye Filmmuseum di Amsterdam.
Gloria Swanson, la cui immagine campeggia sul manifesto delle Giornate, costruì sulla sua misura il personaggio della protagonista, una donna affascinante, determinata e combattiva che si fa strada da sola. La controparte maschile è Lionel Barrymore e l’adattamento cinematografico è di Raoul Walsh, che già figurava come produttore, regista e attore. Inizialmente il soggetto venne considerato inadatto dalla censura – ricordiamo che era il periodo del codice Hays – ma l’abilità di Walsh fu quella di apportare alla storia le modifiche necessarie per superare i divieti. Sadie Thompson si rivelò un grande successo di pubblico e critica e l’interpretazione della Swanson fu candidata, come la fotografia, nella prima edizione dell’Oscar. Nel corso della sua carriera ottenne altre due volte la nomination come migliore attrice ma non riuscì mai a ottenere la statuetta. Di Sadie Thompson vennero fatti due remake, Rain (1932) per la regia di Lewis Milestone con Joan Crawford e Walter Huston, e Miss Sadie Thompson (1953) di Curtis Bernhardt, con Rita Hayworth e José Ferrer. La fine della carriera di Gloria Swanson coincise con quella che fu l’ultima sua impresa nella veste di produttrice, quando fu coinvolta nel fallimento della realizzazione di un film maledetto, il Queen Kelly di Erich von Stroheim.
Mostrare che la guerra “non è un gioco da bambini, né un’avventura gloriosa” bensì “una cosa orribile e spaventosa” è l’intento dichiarato del film che apre il pomeriggio di venerdì 9 ottobre, alle ore 14, sempre al Teatro Verdi, Peace on the Western Front, titolo che riprende quello del più famoso film antimilitarista di tutti i tempi, All Quiet on the Western Front di Lewis Milestone.
Peace on the Western Front fu realizzato nel 1930, quando due veterani della guerra, il tedesco Hans Nieter e il britannico Fred Swann si riunirono per girare un pellegrinaggio fra i campi di battaglia della Grande Guerra e far arrivare il loro messaggio alle giovani generazioni; non il primo film del genere ma certamente il primo a essere concepito con uno spirito pacifista e internazionalista. Oltre ai due registi, quasi tutti i membri dell’unità di produzione avevano combattuto nella prima guerra mondiale. I testi delle sequenze di dialogo sono opera di Eliot Stannard, il primo importante sceneggiatore di Hitchcock, con cui collaborò per otto film, incluso The Lodger. Un altro importante contributo è quello dello scrittore e autore di documentari sulla fauna selvaggia Ratcliffe Holmes, accreditato come voce narrante ma, in virtù della propria esperienza militare e della precedente collaborazione a The Battle of the Somme, di cui commentava dal vivo le proiezioni pubbliche, probabilmente è anche l’autore delle parti che riguardano le scene dei campi di battaglia. Peace on the Western Front fu distribuito alla fine del 1930 come spettacolo secondario ma si guadagnò l’attenzione del pubblico, dei recensori e dello stesso nascente movimento per la pace, grazie anche a una narrazione sincera, partecipata ma priva di inutili sensazionalismi. A ottobre e novembre del 1932 il film veniva ancora proposto nelle sale.
Il restauro degli IWM (Imperial War Museums) di Londra che viene presentato alle Giornate del Cinema Muto è il risultato di un lavoro iniziato con un primo restauro digitale nel 2012 in assenza del sonoro e della sceneggiatura originali, andati perduti. Una sceneggiatura è stata realizzata ricorrendo all’aiuto di un esperto di lettura labiale, alla sinossi contenuta nel pressbook e alle descrizioni d’epoca dei campi di battaglia. Finché, a Capodanno 2026, a seguito di un appello degli IWM, è stato ritrovato uno dei due dischi originali del sonoro con le tracce dei rulli 2 e 4, ora sincronizzate con la pellicola, mentre rimane assente il sonoro originale dei rulli 1 e 3, che si vedranno con la sintesi della sceneggiatura realizzata precedentemente dagli IWM, narrata da Toby Haggith e Clare Watson con l’accompagnamento musicale di Stephen Horne.
Per la sezione Weimar senza censure, alle 10.30 si vedrà Genuine. La tragedia di una casa insolita (1920) di Robert Wiene, il regista reduce dal successo internazionale per Il gabinetto del dottor Caligari. Per il nuovo film la produzione riunì la stessa squadra, fra cui lo sceneggiatore Carl Mayer e l’operatore Hameister. Al centro della storia, una vampira assetata del sangue degli uomini, tenuta prigioniera in una grotta sotterranea da un eccentrico lord. Abbigliata in vesti bizzarre, la protagonista Fern Andra si contorce lungo tutto il film, dando sfogo ai propri desideri e alla propria sete di sangue. In occasione della prima Genuine suscitò accese controversie: il pubblico si divise tra fischi e applausi e alcuni spettatori chiesero persino il rimborso del prezzo del biglietto.
Nonostante lo scandalo, il film fu proiettato in quasi tutte le città tedesche, talvolta simultaneamente in più sale, rimanendo in cartellone più a lungo di quanto inizialmente previsto. In Austria, invece, il film fu vietato dalla censura di polizia. Quando Genuine fu venduto in Francia, nel 1922, a Wiene fu chiesto di rielaborare radicalmente il film per renderlo accettabile agli spettatori ma soprattutto ai censori francesi. La versione francese fu quindi tagliata di oltre un quarto rispetto a quella approvata dalla censura tedesca. Presentato esplicitamente come un sogno, il film risultava meno inquietante e, in quanto œuvre d’art, riscosse un’approvazione più unanime di quella ricevuta in Germania. A lungo ritenuto perduto, Genuine è stato ricostruito sulla base di copie di una versione francese rimaneggiata.
Della commedia, da sempre una parte essenziale del festival, quest’anno si esplorano le origini con i primi esempi di un genere oggi molto in voga, soprattutto in televisione, la sit-com, che mette in scena situazioni di vita familiare con relative incomprensioni e amabili bisticci, un format che negli Stati Uniti fu portato al successo da Mr. e Mrs. Sidney Drew. Venerdì 9, a partire dalle 12.15, si vedranno By Might of His Right, His Wife Knew About It, At a Premium e Her Obsession, realizzati dalla coppia fra il 1915 e il 1916.
Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate grazie al sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine, della Fondazione Friuli e con la partecipazione di BCC Pordenonese e Monsile.
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