È disponibile in libreria e negli store online Il cinema di Jacques Demy di Valerio Carando, pubblicato da Gremese all’interno della collana «CineAlbum». Collana dedicata al cinema e allo spettacolo per la scuola e l’università, diretta da Enrico Giacovelli.
Jacques Demy (1931-1990) è al centro di questo saggio che ne restituisce con forza e lucidità la statura autoriale. Cineasta eccentrico e visionario, Demy ha saputo creare un universo poetico inconfondibile, capace di reinventare il musical, la fiaba, il melodramma e la commedia con una sensibilità profondamente personale e moderna.
Dietro la focosa e stravagante poesia delle sue narrazioni per immagini, spesso scandite dai codici dell’autobiografia, si agita un particolarissimo sottouniverso di ambiguità e contraddizioni, tensioni represse e taciute (nonché innumerevoli riferimenti alla storia del cinema), ancora tutto da esplorare. Valerio Carando – scrittore, cineasta, dottore di ricerca in Storia delle Arti Visive e dello Spettacolo, attivo da anni come docente e critico cinematografico – costruisce un’analisi critica puntuale, attraversata da un forte afflato narrativo.
Ne risulta un ritratto profondo e appassionato di un autore, in fondo, ancora tutto da scoprire, la cui eredità si riverbera oggi nel lavoro di registi come Damien Chazelle (La La Land) o Leos Carax (Annette). L’autore parte idealmente dalla fine – dalla straordinaria operazione di memoria compiuta da Agnès Varda nei suoi film dedicati a Demy – per ribadire con forza che l’opera di questo cineasta, morto nel 1990, continua a parlare al presente.
Il saggio affronta la sua filmografia intrecciandola con la biografia, i riferimenti poetici, i lasciti critici e l’impatto culturale, rivendicando l’attualità e la vitalità del suo sguardo sul cinema e sul mondo. Come scrive Carando: “Jacques Demy non è più fra noi, ma il suo cinema sì, e parla rigorosamente al presente”. Un’opera che è al tempo stesso studio critico, atto d’amore e riscatto intellettuale nei confronti di un artista spesso frainteso, che ha saputo raccontare la verità senza mai smettere di dialogare con la finzione.

a cura di
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