New Era – Come un accessorio è diventato cult

Dopo avervi parlato di Sneakers e del suo collezionismo, di cui io sono una vittima da anni (bella la povertà così), oggi continuiamo ad esplorare come butto via i miei soldi in collezioni parlando dei cappellini fitted di New Era e della storia dietro a questo brand.

Ricordo che facevo le superiori, avevo i capelli lunghi e non pensavo minimamente a portare i cappellini, anzi.. ma un giorno guardai una partita di baseball sull’allora D+ e mi innamorai di un cappellino, so già cosa penserete: “sta parlando dei NY Yankees” e invece no, parlo di quello dei Chicago Cubs.

Certo, sono un fan sfegatato dei Blues Brothers, era palese volessi quello, ma fino a quel momento non capii quanto potesse essere centrale nell’abbigliamento di una persona finchè non vidi le persone sugli spalti, tenevano il cappellino con la visiera al contrario, era moda non utilità visiva.

Sia chiaro, se mi si vede in giro, io e la moda facciamo a cazzotti: nessun senso di abbinamento dei colori, sempre in ritardo su ciò che è fashion e un’innata passione per un abbigliamento più adatto ad un 18enne che a chi ormai ha raggiunto i 40.

Passarono anni prima che presi il mio primo New Era, si il brand che veste il baseball, ma ormai quasi per tutti gli sport è questo, ero arrivato a Chicago e alla mia prima partita al Wrigley Field mi lanciai nel Fan Shop e acquistai quello che fu la prima pietra di una collezione che adesso vanta oltre 30 cappellini.

Un giovane me BimboMinkia col suo primo New Era in testa al Wrigley Field

Ma prima di raccontarvi di me, vorrei fare un cenno storico sul brand, sulla sua evoluzione e come da quasi 100 sia un punto di riferimento sportivo e di moda.

quel cappello ancora sulla mia testa
Un artigiano alla conquista del mondo

Era il 1920 quando Ehrhardt Koch, un visionario artigiano americano, creò un nuovo processo di costruzione dei copricapi fondando la E Koch Co. che un anno dopo cambiò in New Era Cap. Nel primo anno la produzione di cappelli in stile Gatsby fu di 60mila unità.

Alla fine di quel decennio Harold Koch, figlio di Ehrhardt, vide una flessione negativa nella vendita di cappelli eleganti, notando al tempo stesso quanto il Baseball professionale stesse avendo sempre più successo, si mise quindi in testa di creare il cappellino che tutti noi oggi conosciamo. Il primo cappellino da baseball professionale New Era venne acquistato dei Cleveland Indians, prima squadra della Major League Baseball.

La prima fabbrica New Era nel 1920

Ma solo nel 1954 c’è la svolta, Harold ridisegno il cappellino da baseball, dandogli uno stile più moderno, chiamandolo 59FIFTY. Un nome iconico riconosciuto e ambito ancora oggi diventando simbolo di espressione personale e riconosciuto come perta di uniforme sportiva.

Nel 1996 c’è il primo sliding door per New Era, una chiamata che ha cambiato la loro vita per sempre, Spike Lee chiese una versione del classico cappellino dei NY Yankees in colorazione rossa, la squadra accettò e il cappellino divenne simbolo di street fashion.

Dal 1993 al 2016 l’arrampicata di New Era portò il marchio a diventare fornitore unico dei tre principali campionati statunitensi: MLB, NBA e NFL, primo brand nella storia a detenere questgo monopolio, oltre a diventare fornitore per le maggiori squadre calcistiche europee ed alcuni dei team più famosi nel motorsport.

I 59fifty come li conosciamo oggi
Sport e non solo

Oltre la storia sportiva abbiamo quella dello street fashion, come detto Spike Lee creo il primo strappo al classico cappellino fitted, un sempice cambio di colore che però fece girare la testa di molti per strada, il 59FIFTY non era più solo un simbolo di tifo, ma un segno di riconoscimento nella scena urbana newyorkese.

Questa moda si espanse oltre i confini dello stato invadendo tutti gli Stati Uniti per arrivare anche oltre oceano dove quel cappellino veniva visto come un segno del destino, riuscire ad accaparrarsi quel simbolo era difficile perchè non ancora importato, ora esiste la divisione europea a risolvere la situazione.

Il cappellino con l’adesivo sulla visiera, un simbolo per molti ancora oggi, un oggetti di collezionismo che, grazie alle sue innomerevoli collaborazioni, diventa ricercato nelle versioni più speciali.

Tornando a noi, io schiavo del consumismo e del collezionismo iniziai con quel primo 59FIFTY 15 anni fa ed oggi la mia collezione comprende MLB, NBA, NFL, Formula 1, Marvel, DC, TMNT quasi tutti comprati sul suolo statunitense, sarà per quella magia che si trova quando si entra in un Lids con quella immensa parete di cappellini.

Ogni Mio viaggio è coinciso con un cappellino nuovo, prima dello sbarco in europa e, con la riduzione dei viaggi oltre oceano, inizia l’acquisto online che settimanalmente mi porta a controllare il sito e i continui saldi che fanno scoprire vere e proprie chicche.. anche se a volte non sempre le acquisto per mancanza di taglia.

Adesivo si o no?

Ma prima di lasciarvi con una carrellata della mia collezione che non potrà che farvi dire: “adesso inizio anch’io” vorrei rispondere alla domanda che volete farmi, ma non potete perchè in fondo questo è solo un articolo: l’adesivo che c’è sulla visiera perchè la gente non lo toglie?

Quell’adesivo è nato semplicemente come indicatore di taglia, ben visibile, quando si acquista il 59FIFTY oltre agli altri modelli New Era (certo a me è capitato che ci fosse l’adesivo sbagliato, ma provandolo me ne accorsi subito), serve inoltre a garantire l’autenticità del cappello (anche se ormai falsificare è diventato facilissimo, in rete si trovano in vendita senza problemi).

Gli adesivi per la visiera hanno iniziato a comparire sui cappellini alla fine degli anni ’90. Molti, vedendo questo simbolo sulla visiera, se ne sono innamorati e decisero di tenerlo attaccato facendolo diventare una vera e propria tendenza, un modo per esprime individualità e autenticità.

Questo fenomeno ha preso piede quando le celebrità e gli influencer, soprattutto dell’industria musicale, hanno iniziato ad apparire in pubblico e sui media indossando i loro cappellini con gli adesivi per visiera intatti (se vi ricordate un po’ come le cuffiette bianche di Apple col primo ipod).

Ma quindi bisogna tenerlo o no? La scelta sta solo a voi, io personalmente lo tengo finchè non si stacca naturalmente, certo questo lascerà un alone sulla visiera, ma è il bello di un capo vissuto e a me piace così e voi come fate?

A cura e foto di
Andrea Munaretto

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di Andrea Munaretto

Nato nell'84 e fin da quando avevo 4 anni la macchina fotografica è diventata un'estensione della mia mano destra. Appassionato di Viaggi, Musica e Fotografia; dopo aver visitato mezzo mondo adesso faccio foto a concerti ed eventi musicali (perché se cantassi non mi ascolterebbe nessuno) e recensisco le pellicole cinematografiche esprimendo il mio pensiero come il famoso filtro blu di Schopenhauer

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