Dopo l’annullamento della data dell’Ama Festival per problemi di salute di uno dei componenti della band, arrivano sul palco dell’Ippodromo Snai San Siro i Queens of the Stone Age
Dovrebbe ritenersi fortunato chi sabato 6 luglio è riuscito ad esserci a quella data che, fino all’ultimo momento, sembrava incerta, scatenando anche il disappunto del pubblico proveniente da lontano.
La serata vede come headliner i Queens of the Stone Age, ma l’attesa viene scaldata da tre band di apertura di grande rilievo. I Royal Blood, duo britannico noto per le loro potenti esibizioni e il sound travolgente; i The Vaccines, band londinese famosa per il loro stile indie rock e hit coinvolgenti; infine i Keemama, che portano la loro unica miscela di sonorità, completando una lineup di apertura che promette di preparare il terreno perfettamente per l’arrivo dei Queens of the Stone Age.
Questo mix di artisti di alto calibro garantisce una serata indimenticabile all’Ippodromo Snai San Siro di Milano.
Alle 21:30, dunque, arrivano loro, i Queens of the Stone Age, che infiammano il palco con “Little Sister”, tra i brani più iconici dell’album “Lullabies to Paralyze”. Sono in splendida forma, il bassista Michael Shuman, sembra trionfare dagli archi di luci sapientemente architettati come un vero protagonista. Il cantante Josh Homme, invece, esibisce oltre al suo talento artistico, un intenso amore per l’Italia con parole calorose.
I Qotsa per rimettersi in forma
Quando si ascoltano i QOTSA alle cuffie si prova un megalomane senso di invincibilità, forse per la suggestione di film d’azione e di inseguimenti, ma probabilmente influiscono anche le schitarrate ruvide e un bel giro di basso dal ritmo veloce. La mattina poi, si consiglia di bere un bicchiere di spremuta d’arancia insieme ad un porridge e di andare a correre con “You Think I Ain’t Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionaire”, che dal titolo, per chi non la conoscesse, presupporrebbe una botta di autostima terapeutica.
La sensazione quando li si ha davanti è la medesima ma con più zanzare. Lo show segue infatti con “Go with the Flow” che il pubblico ha percepito come un ordine. Unica nota dolente, però, è la durata del concerto: circa un’ora e un quarto, poco più di una sessione di jogging per rimanere in tema di metafora. La scaletta infatti prevedeva 15 brani, i cui ultimi due hanno mandato fuori di testa il pubblico: prima la celebre “No One Knows”, poi la virtuosissima “A Song for the Dead” che sembrava ricominciare ogni volta che il pubblico applaudiva. Niente encore, non rimaneteci male nel caso, ne vale la pena lo stesso.
Conclusioni
Si conclude, dunque, un’altra serata degli I-Days con, probabilmente, il diamante del festival: i Queens of the Stone Age. Un concerto adrenalinico, dunque, che ridefinisce le priorità caricando le pile per conseguire grandi obiettivi. D’altronde la band all’obiettivo ci è arrivata, e alla gente che li ascolta, invece, è bene prenderla come esempio!
a cura di
Benedetta D’Agostino

