Ascolta ora “Toi”, il nuovo disco di Maru per Bravo Dischi

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Si intitola “Toi“, il nuovo disco di Maru uscito ieri – venerdì 27 novembre 2020 – per Bravo Dischi, a due anni di distanza da Zero Glitter. L’album si snoda attraverso 9 tracce che raccontano di scelte sbagliate ed errori, relazioni che forse potevano essere evitate. 

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro. 

Maru

Il grido di libertà di Maru

Anticipato dai singoli Quechua e Zitta, TOI è il grido di libertà di chi ha smesso di prendersi troppo sul serio. È rinunciare alle aspettative per accogliere tutto quello che viene e goderselo fino in fondo, la volontà di vivere gli errori con leggerezza, accettarli e accettarsi in ogni sfaccettatura, anche quelle che non piacciono agli altri. 

In primo piano la capacità di ridere e sorridere di noi stessi, da non confondere con superficialità. Se l’amore è l’arte di perdere, come sostiene la celebre poetessa statunitense Elizabeth Bishop in One Art, una delle sue poesie più famose, allora forse sapere perdere è l’arte di vivere. Questa una delle ispirazioni di Maru, che si affiancano alle parole di un’altra poetessa, Andrea Gibson, prese in prestito e riadattate per ZITTA.

Maru sul disco

“Penso di aver capito, dopo molto tempo, che l’unica relazione importante è quella con me stessa. È difficile riuscire a star bene con qualcuno se non si conoscono realmente i propri desideri e i propri limiti. Lasciarsi andare e lasciare andare sono due facce della stessa medaglia e l’ironia è un’arma potente per fare in modo che le cose scivolino un po’, senza trattenerle a forza.”

I brani dell’album: Free-Trial, Elastici, Coincidenze e Sonno Contro

Toi inizia con i ritmi elettronici di Free-Trial, si parla di relazioni come le prove gratuite di un videogame: arrivati alla parte più interessante, si blocca tutto. Arrangiamento più fresco e semplice per Elastici, che con un sound vicino al K-pop si schiera contro ogni etichetta. Fastidiose nei rapporti umani come nei vestiti e irritanti come gli elastici, appunto, che stringono e tengono insieme le cose più fragili. Tra scherzi del destino e sentimenti governati dalla chimica e dal caso si muove con leggerezza Coincidenze, mentre le atmosfere virano su toni più cupi in Sonno Contro, dove la notte può diventare nemica e divorare la pace.

I brani dell’album: Quechua, Vostok, Ctrl+Z

Un piccolo inno synth-pop alle scelte sbagliate è Quechua: un ricordo un po’ sfocato ma non troppo lontano di corse sulla spiaggia, tende, falò, feste dal tramonto fino all’alba. Prodotta da Fabio Grande, è una canzone energica, potente e lieve al tempo stesso. Un grido di libertà limpido e profondo sull’importanza di essere sé stessi, anche e soprattutto commettendo errori. Ritmi veloci per Vostok, in Antartide: la città ideale per correre lontano dall’afa, da agosto, e fuggire dai tormentoni estivi.

Cambio di rotta musicale in CTRL+Z, che si avvicina con garbo al mondo rnb e lo-fi ma tiene fede alla direzione del disco: il bello di divertirsi e reinterpretarsi, complicarsi la vita con scelte difficili, come quella di scalare l’Himalaya in infradito. Perché in fondo si può sempre tornare indietro e resettare tutto, anche se non è facile come sui tasti del pc Control + Z. 

I brani dell’album: Zitta, Sei di chi

Con Zitta e Sei di chi Maru chiude il suo nuovo progetto musicale. Le sue canzoni più serie, forse. Sicuramente le più complesse. Sei di chi è un titolo di sfida, una ballad che insegue tutti i dubbi e le domande di qualcuno che sarà sempre destinato ad aspettare, che vive del desiderio di sentirsi dire da chi ama “ti appartengo incondizionatamente”. Eppure sono spesso i vincoli che ci vengono imposti a non permetterci di essere realmente padroni di noi stessi e della nostra identità. 

Sintetizzatori distorti e violenti, combinati con un beat electro, per rompere barriere musicali ma soprattutto i confini di genere. Radicata nei territori dell’elettronica pop e della dance, Zitta è una delle canzoni più potenti dell’album. Maru parte dalla sua esperienza intima e personale per fotografare momenti e quotidianità del mondo LGBTQ+ e denunciare pregiudizi e discriminazioni ancora in atto, nonostante i passi avanti sul tema. Di ispirazione i versi della poetessa americana Andrea Gibson: “Ci vogliono più muscoli a restare chead andarsene”. Proprio come ci vogliono più muscoli a star zitt* che a esplodere.

Comunicato stampa
foto di Francesca Burrani

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di Staff

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